Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224

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CAMPI GIULIO "CESARE"
La Spezia 15/8/1891
Cravasco (GE), 23/3/1945


In gioventù è tra gli animatori delle lotte operaie nello spezzino. Dopo il 25 luglio entra nella cellula comunista dello stabilimento Vittoria. La sua attività cospirativa lo porta a parte del primo Comando militare regionale unificato, istituito il 1° agosto 1944 con delibera del Cln Liguria, assumendo la responsabilità dell'ufficio aviolanci. Nel mese di dicembre viene arrestato insieme ad altri dirigenti della struttura militare clandestina. E' tra i prigionieri politici prescelti dalle SS per la rappresaglia di Cravasco dove viene fucilato con altri 16 tra partigiani, gappisti e quadri militari.
CAMPANELLA MICHELE "GINO"
Genova 1/5/1922


Di famiglia antifascista, ancora giovanissimo si pone in netta contrapposizione al regime ed è fermato diverse volte dalla polizia politica. Nel febbraio del 1942 è chiamato alle armi e arruolato in marina. L'8 settembre si trova a Spalato, ma riesce fortunosamente a rientrare a Genova e a riprendere contatto con elementi antifascisti. Partecipa al recupero e all'occultamento di armi, munizioni e materiale bellico; svolge anche un breve periodo di attività politico militare clandestina. In seguito unitamente ad un gruppo di compagni e amici, sale sui monti dell'appennino ligure ed entra a far parte della formazione partigiana di Cichero. Partecipa a tutte le azioni della formazione per le capacità dimostrate viene nominato comandante di distaccamento e poi del battaglione che, dal nome del primo caduto della formazione, assume la denominazione di "Severino".
Responsabile del ricevimento degli aviolanci alleati, accoglie sul monte Aiona la prima missione alleata americana presso la VI Zona. Durante il rastrellamento di agosto è ferito negli scontri presso il lago della Lame, ma riesce  ad eludere l'accerchiamento e a raggiungere il Comando di zona a Brugneto. Nel settembre 1944 il Comando della VI Zona gli affida il compito di formare la Volante "Severino", un piccolo reparto scelto che dovrà portare la guerriglia a Genova, ampliando gradualmente il suo raggio d'azione dalla periferia al centro cittadino. La formazione da lui comandata si distingue per la rapidità e l'efficacia delle azioni effettuate all'interno del dispositivo nemico e sarà la prima ad entrare all'interno del dispositivo nemico e sarà la prima ad entrare a Genova nei giorni dell'insurrezione, partecipando attivamente alla liberazione della città. Tra le molteplici operazioni portate a termine, di particolare significato si segnala l'occupazione della carceri di Marassi e la liberazione dei prigionieri politici. In quei giorni Campanella viene nominato Capitano ausiliario nel corpo della Guardie di Pubblica Sicurezza e con la sua formazione al completo, è assegnato alle operazioni di polizia. Per la città è un momento particolarmente difficile: sono ancora attivi focolai di resistenza nemica, teppisti e bande di rapinatori. Gino si trova impegnato a fondo, insieme ai propri uomini, per ristabilire l'ordine e la sicurezza, compiti che vengono assolti con fermezza. Nominato ufficiale in servizio permanente nel corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, vi percorre i vari gradi della gerarchia fino a quello di generale. Insignito della medaglia d'argento al valor militare, è anche decorato della Bronze Star americana.
CAMORIANO ATTILIO "BIONDO"
Genova, 19/6/1917


Giovane cronista sportivo del quotidiano genovese il Secolo XIX, durante la guerra partigiana fa parte della Volante "Severino" della Divisione "Cichero". Raggiunge il grado di caposquadra del 1° distaccamento pesante d'assalto, impiegato nelle azioni più rilevanti, ma anche con compiti di copertura degli altri distaccamenti. Dopo la Liberazione riprende la sua attività giornalistica nella redazione dell'Unità. E' autore di Scarpe rotte, un quaderno di ricordi che ripercorre le vicende della Volante "Severino".
CALCAGNO GREGORIO "FOGLIA"
Cogoleto (GE), 10/9/1924
Piampaludo (SV), 30/10/1944

Giovane di sentimenti antifascisti, aderisce al movimento di Resistenza unendosi alla Brigata "Buranello" dove gli viene assegnato il ruolo di mitragliere. Partecipa a numerose azioni e, per le sue qualità e il valore dimostrato nelle diverse operazioni, è nominato capo squadra. Il 30 ottobre 1944, nel territorio di Piampaludo, viene effettuata da parte della Divisone San Marco una puntata contro il suo distaccamento. Durante il susseguente combattimento Calcagno si prodiga per salvare il reparto, che riesce a sganciarsi, e occultare armi e munizioni. Circondato da numerosi nemici riesce anche a colpire un sottufficiale e un soldato, ma viene ucciso. La rabbia dei fascisti per l'insuccesso dell'operazione si sfoga sul suo cadavere fatto segno a colpi di bombe a mano.
BURANELLO GIACOMO "PIETRO"
Meolo (VE), 27/3/1921
Genova, 3/3/1944

Studente alla facoltà di ingegneria dell'Università di Genova, costituisce nel quartiere di Sampierdarena un primo gruppo di giovani comunisti, organizzando il Soccorso rosso e una tipografia clandestina. Nel marzo del 1941 è chiamato al servizio militare presso il 6° reggimento di Bologna e da lì inviato, con il grado di sergente, al 15° reggimento genio a Chiavari. Nel 1942 frequenta il corso allievi ufficiali a Pavia e, nuovamente destinato a Chiavari, continua la propria attività di propaganda antifascista. L'11 ottobre 1942 viene arrestato con i componenti del Comitato antifascista di Sampierdarena, tra cui anche Walter Fillak, da agenti di pubblica sicurezza e tradotto prima al carcere d Marassi, poi a quello di Massa Carrara e infine, in attesa di giudizio, a quello romano di Regina Coeli. Liberato il 29 agosto 1943, ritorna a Genova e riprende contatto con i membri del Pci. In ottobre gli viene conferito il comando del primo nucleo Gap, a capo dei quali compie numerose azioni di sabotaggio in città. A gennaio, per sottrarlo ad un nuovo arresto, viene inviato dall'organizzazione clandestina in montagna, ove assume il comando del 1° distaccamento della 3ª Brigata "Liguria". Il 28 febbraio 1944 rientra a Genova con l'incarico di sostenere con azioni armate gli scioperi operai della prima settimana di marzo. La mattina del 2 marzo, mentre si trovava nel bar Delucchi di via Brigata Liguria con la compagna Neda Fiesole, è riconosciuto da alcuni agenti in borghese: uccisi due di essi, nel corso della fuga è catturato, dopo una colluttazione, da alcuni militi. Portato in questura è consegnato al commissariato della squadra politica di Giusto Veneziani, dal quale è sottoposto ad incessanti interrogatori e violenze. La mattina successiva è fucilato presso il forte San Giuliano. medaglia d'oro al valor militare.
ATHOS BUGLIANI "LUCIO" o "PIANO"
Marina di Carrara, 14/10/1903


Iscritto alla Gioventù socialista, nel 1921 entra a far parte del Partito comunista. Per due anni dirige in Francia il Comitato proletario antifascista del Dipartimento Seine-Maritime. Nel 1932 torna a Genova, città nella quale ha già svolto un'intensa attività all'interno del Cantiere Odero, in qualità di funzionario del Pci. A causa della sua militanza politica, viene arrestato e condannato il 6 marzo 1934 dal Tribunale speciale a 16 anni di reclusione. Tornato in libertà dopo la caduta del fascismo, prende parte alle formazione del nuovo Comitato federale del Pci. A settembre viene incaricato dal partito di organizzare e curare l'attività militare e la costituzione  delle prime bande partigiane per la zona ligure-alessandrina, di cui fino al febbraio 1944 sarà responsabile tramite il Comitato militare ligure. E' nominato commissario politico della 3ª Brigata garibaldina "Cichero" e successivamente confermato commissario politico della stessa. Nel 1945 è comandante delle Sap a Savona e membro del Cln locale. Dal 1946 al 1956 è vicesegretario della Federazione genovese del Pci e successivamente membro del relativo Comitato centrale.
BRUZZONE DANTE "CIRAVEGNA"
Fresonara (Alessandria), 11/11/1895


Ancora giovanissimo appoggia le agitazioni operaie nelle rivendicazioni contro il fascismo e, una volta laureatosi in legge, svolge il praticantato presso l'ufficio medico legale che si occupa di assistenza ai lavoratori, mantenendo contati con le forze antifasciste. Il 28 luglio 1943 partecipa alla Costituzione dei partiti antifascisti genovesi. Subito dopo l'armistizio, il suo studio di avvocato in via Fieschi a Genova diviene luogo di incontro degli esponenti dell'appena sorto Cln cittadino. Membro socialista del Cln di Genova, fa anche parte del Comitato militare ligure. A fine dicembre 1943 deve abbandonare momentaneamente la città per sfuggire alla cattura da parte della polizia fascista. Rientrato a Genova , a gennaio contribuisce all'organizzazione iniziale del centro informazioni Zucca, costituito da Piero Ziccardi ("Zucca" o "Bruno") in collegamento col Cln di Roma. Nel giugno 1944 assume il comando delle Sap del Psiup e, successivamente, è uno dei responsabili della delegazione regionale della Brigate Matteotti(Sap e di Montagna). Nel 1946 viene eletto consigliere comunale e in seguito assessore al patrimonio del Comune di Genova.
BOZZANO SAVINA "SONIA"
Genova 10/9/1924


Dopo l'8 settembre milita nei GAP e successivamente entra a far parte del distaccamento femminile "Alce Noli" della brigata SAP "Rizzolio", operante nelle delegazioni genovesi di Cornigliano e Sampierdarena e nella Val Polcevera. Si occupa, principalmente, di azioni di propaganda e sabotaggio, tra le quali la manomissione, in piazza Manin, di un cavo ad alta tensione. Nel giugno 1944 viene arrestata insieme ad Angela Michelini "Vera" dalle Brigate Nere e richiusa alla Casa del Fascio di Sampierdarena, ove è sottoposta a lunghi interrogatori da parte di Benedetto Franchi e Gildo Criscuolo, ben conosciuti per le loro efferatezze. Ottiene la libertà dopo otto giorni di reclusione poiché non viene trovata, a suo carico, alcune prova di attività cospirativa, né si riesce ad estorcerle alcuna informazione sull'identità dei compagnie la rete sovversiva. Trasferitasi, con dei cugini, nel ponente ligure, nell'aprile del 1945 partecipa alla liberazione di Imperia con la Brigata "Taglione". Medaglia d'argento al valor militare.

BOZZANO GIUSEPPE "PIPPO"
Genova, 28/5/1908

Operaio antifascista, militante del Partito comunista clandestino reduce della guerra di Spagna, dall'ottobre del 1943 entra a far parte dei primi nuclei genovesi dei GAP organizzati da Giacomo Buranello, assumendo il comando dei gruppi operanti nella zona di Cornigliano. Con una squadra comandata da Germano Jori "Renato" partecipa all'azione che conduce alla liberazione del patriota comunista Alessandro Lucarelli, arrestato e ricoverato all'ospedale di Sampierdarena. Nell'agosto 1944 figura, come latitante, tra gli ottantuno patrioti per i quali il commissario Giusto Veneziani dell'Ufficio Politico della questura di Genova richiede il rinvio a giudizio del Tribunale speciale. L'azione repressiva della polizia politica e delle SS lo induce a lasciare la città per aggregarsi alle formazioni di montagna. Passa a combattere nella zona del monte Antola con un gruppo comandato da Edoardo Colombari che successivamente avrebbe assunto il nome di distaccamento Scintilla. Su incarico del Cln di Isola del Cantone guida un piccolo reparto partigiano che organizza la fuga dal forte di Gavi del Generale Elio Marras, dell'Ammiraglio Carlo De Angelis e del colonello Giuseppa Meucci. Unitosi poi ai partigiani della Divisione Mingo, riveste incarichi di comando.
BONFIGLIOLI ROBERTO "RUBY"
Recco (GE), 20/4/1926

Subito dopo l'8 settembre si unisce ad un gruppo di giovani antifascisti di Recco attorno ad Aldo Bianco. Continua ad agire nella zona fino al maggio 1944, mantenendo i collegamenti tra i diversi ambienti antifascisti. Entra poi a far parte della formazione GL sotto i comandi di Antonio Zolesio "Umberto Parodi", dislocata tra il fiume Trebbia, Aveto e val Fontanabuona, con epicentro nel paese di Barbagelata. A fine maggio, mentre da Moconesi stava portando un messaggio a quello che sarebbe divenuto il Comando militare ligure, viene arrestato dalla Gnr e condotto alla questura di Genova, ove è sottoposto a pesanti interrogatori. Nel tragitto verso la Casa dello Studente riesce a fuggire e a tornare alla sua formazione. Ripresosi dalle violenze subite, partecipa alla liberazione di prigionieri politici ebrei rinchiusi nel campo di Calvari. Nuovamente arrestato in novembre dai reparti della Divisione Monterosa, anche questa volta riesce a fuggire, raggiungendo la 5ª Armata americana sul fronte delle Apuane. Arruolatosi nel nuovo esercito italiano, fa parte del gruppo di combattimento Cremona, impegnato con l'8ª Armata britannica sul fronte dell'Adriatico. Partecipa ai combattimenti del Po di Primaro, alla battaglia del Senio e alla liberazione di Chioggia e Venezia. E' stato presidente dell'ANPI provinciale di Genova e segretario dell'ANPI Nazionale.
BOLIS LUCIANO "FABIO"
Milano 17/4/1918

Luciano Bolis
Antifascista alla fine degli anni '30, è arrestato per la prima volta nella primavera del 1942 per l'appartenenza a un'organizzazione clandestina di studenti e intellettuali milanesi. Deferito al Tribunale spaciale, viene condannato a due anni di reclusione. Rimane nel carcere di Castelfranco Emilia sino all'agosto del 1943, allorchè viene liberato grazie all'amnistia. Emigrato in Svizzera, aderisce al Partito d'Azione e al Movimento federalista europeo e fa quindi ritorno in Italia, per partecipare alla lotta di Liberazione. Nel settembre del 1944 Parri lo invita a Genova per ricoprire il vuoto lasciato da alcuni compagni arretsati. Nel capoluogo ligure Bolis assume la carica di ispettore regionale delle formazioni GL e poi quella di sgretario ligure del Partito d'azione. Arrestato il 6 febbraio 1945, viene brutalmente torturato dalle Brigate nere, tanto da essere indotto a tentare il suicidio per non correre il rischio di rivelare i nomi dei compagni. liberato nell'imminenza dell'insurrezione dall'ospedale di San Martino, grazie ad una brillante azione compiuta da uomini della Brigata Sap "Bellucci" in collaborazione con altre formazioni partigiane, racconterà la terribile esperienza della sua detenzione nel libro Il mio granello di sabbia. Nel dopoguerra ricopre incarichi importanti nel Partito d'Azione, nel partito socialista unificato, nel Movimento federalista europeo e in altre associazioni e movimenti per l'unità europea prima di diventare, nel 1964, funzionario presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo. Lo troviamo, infine, tra i fondatori dell'Istituto storico della Resistenza per la Liguria, nonchè suo primo direttore. Medaglia d'argento al valor militare.
BOIDO PIETRO "PIERIN"
Nizza Monferrato (Asti) 12/12/1914 - Cravasco (Genova) 23/3/1945

Pietro Boido
Operaio montatore al cantiere navale Ansaldo, militante comunista, appartenente ai GAP di Sestri Ponente. Elemento già conosciuto nella questura genovese per aver raccolto fondi  in  favore del Soccorso Rosso, è arrestato una prima volta il 30 settembre 1943 perché ritenuto responsabile di un attacco contro due soldati tedeschi avvenuto pochi giorni prima. Rilasciato, entra a far parte della brigata Sap "Alpron". L'8 gennaio 1945 viene arrestato una seconda volta, presso la propria abitazione nel quartiere di Sestri, e tradotto nella caserma fascista di Sampierdarena. Successivamente è trasferito alla Casa dello Studente e da lì alla 4ª sezione del carcere di Marassi. Il 23 marzo 1945 viene prelevato dalla sua cella e fucilato insieme ad altri diciotto detenuti nella rappresaglia di Cravasco.
BOETTO PIETRO
Vigone (Torino) 19/5/1871

Cardinale Pietro Boetto
Vescovo di Genova, il 25 aprile 1945 ospita nella sua residenza privata di Villa Migone, nel quartiere di San Fruttuoso, la delegazione tedesca e quella partiginana, ivi convenute per la firme dell'atto di resa da parte del generale Günter Meinhold. Boetto nel marzo 1938 viene viene chiamato a reggere la diocesi di Genova, vacante per la morte del cardinale Carlo Dalmazio Minoretti. Formalmente deferente nei confronti del regime fascista, non esita a ribadire la propria incompatibilità a livello dirigenziale tra iscrizione all'Azione cattolica e militanza nel Pnf e ad intervenire a difesa dell'autonomia delle Società operaie cattoliche. Accolta con un significativo silenzio l'entrata in guerra dell'Italia il 10 giugno 1940, durante il conflitto la chiesa genovese non si limita all'assistenza umanitaria a favore della popolazione colpita, e adoperandosi invece nell'aiuto concreto agli ebrei e agli oppositori del fascismo: note sono la collaborazione con la Delasem per favorire l'espatrio in Svizzera degli ebrei perseguitati e il loro luogo di ricovero in luoghi sicuri (il seminario e altri istituti religiosi), i passi, compiuti dallo stesso Boetto, per la liberazione del rabbino di Riccardo pacifici, la presenza di cappellani militari nelle formazioni partigiane e la partecipazione del vescovo ausiliare Giuseppe Siri a riunioni clandestine. Postasi come istituzione super partes volta esclusivamente al bene comune e alla salvaguardia della vita umana, la Chiesa di Boetto si propone quale intermediario tra le due parti in lotta, spingendo per una soluzione negoziata che potesse risparmiare ulteriore lutti e distruzioni alla comunità genovese e, al tempo stesso, scongiurare la temuta egemonia delle sinistre sulla realtà politica cittadina. Documentati sono vari incontri intercorsi, nella fase finale del conflitto, tra Boetto e il comandante delle SS Sigfried Engel, il viceconsole tedesco Alfred Schmid, il federale di Genova Luigi Sangermano. La sua testimonianza sugli eventi che portarono alla Liberazione di Genova è contenuta in Ne pereant , uscito sulla Rivista diocesana nei mesi successivi alla fine della guerra, articolo foriero di polemiche per lo scerso rilievo attribuito al ruolo della Resistenza, citata quasi di sfuggita. L'8 dicembre 1945, a pochi mesi dalla morte Boetto ha ricevuto dal consiglio comunale di Genova il titolo di defensor civitatis.
BOEDDU MARIO "SARDEGNA"
Genova 18/11/1925 - Rovegno (Genova) 23/10/1944

Mario Boeddu
Aiutante carpentiere presso i cantieri Ansaldo di Genova Sestri Ponente, dopo l'8 settembre entra a far parte dei GAP genovesi. Ricercato dai Carbinieri, sale in montagna ed è aggregato alla 3ª Brigata Garibaldi Cichero. Partecipa a numerose azioni fra cui, nell'agosto 1944, gli scontri della val Trebbia, in difesa, per ben tre giorni, di uno dei capisaldi della brigata. Il 23 ottobre, a Loco di Rovegno, cade in combattimento, nel tentativo di portare in salvo un compagno della Brigata Jori ferito durante un'azione contro il battaglione Aosta della divisione alpina Monterosa. Medaglia d'oro al valor militare.
BERTONELLI GIUGLIO "BALBI"
Zignago (La Spezia) 5/7/1892

Volontario e invalido della prima guerra mondiale. dal 9 settembre 1943 è membro del primo Comitato militare clandestino per la Liguria, costituitosi a genova. Nel marzo 1944, come rappresentante del Partito d'Azione, sostituisce il professor Antonio Giusti all'interno del Comitato militare ligure e quando quest'ultimo, agli inizi di luglio, si trasforma in Comando Militare della Liguria, viene incaricato di effettuare le ispezioni della zona di la Spezia. personaggio di spicco del movimento Giustizia e libertà, rimane in costante contatto con Antonio Zolesio "Umberto Parodi" per costituire il reparto di GL in val Fontanabuona e potenziare le formazioni azioniste nello spezzino. Anche dopo l'irruzione dei fascisti nel suo ufficio nonostante i ripetuti inviti da parte dei suoi collaboratori a recarsi in un luogo più sicuro, Bertonelli non abbandona genova e continua la sua attività all'interno della Sezione operativa del Comando militare. Nell'ottobre 1944 entra a far parte del CLN spazzino, fornendo un notevole appoggio alle formazioni GL.
BERPI ANGIOLINA "MARIETTA"
Genova 13/3/1910

Ostetrica, impiegata presso la mutua dello stabilimento Ansaldo. Antifascista convinta e legata al Partito comunista, per la sua attività cospirativa è segnalata dal capo squadra politica della questura, commissario Giusto veneziani, insieme ad altri 80 nominativi, al tribunale speciale della RSI. Su incarico del dirigente sanitario della VI Zona provvede all'invio di medicinali che recupera nella farmacia nei pressi della stazione ferroviaria di genova Cornigliano. Quando in città la situazione diventa insostenibile, "Marietta" viene inviata dall'organizzazione clandestina in montagna, nella zona della Scoffera. A Ottone, nel piacentino, contribuisce alla creazione di una piccola infermeria nella ex caserma dei Carabinieri. A causa degli incessanti rastrellamenti si trasferisce nella zona del bosco del Brugneto e da li a Carrega Ligure (Alessandria). Successivamente presta servizio presso il Comando della VI Zona, con compiti di collegamento tra le diverse brigate e di coordinamento dell'attività infermieristica della divisione Cichero, coadiuvando il responsabile sanitario nel funzionamento dell'ospedale partigiano di Daglio, frazione di Carrega ligure.
BELLUCCI DINO
Poggibonsi (Siena) 14/12/1911 - Forte San Martino (Genova) 14/1/1944

Dino Bellucci
Insegnante al convitto Colombo di Genova, si trova al fianco di Raffaele Pieragostini "Lorenzo Rossi" nella prima fase della lotta di Liberazione. Per conto del partito comunista svolge una preziosa attività come capo di servizio stampa della federazione, utilizzando la sede del convitto per ciclostilare manifesti e giornali. Partecipa inoltre all'attività dei GAP, tenendo i contatti con i primi nuclei partigiani sparsi sul territorio. Arrestato ai primi del gennaio 1944 per appartenenza a "organizzazioni sovversive", diffusione di giornali clandestini e possesso di armi., il 7 dello stesso mese è condotto alla casa dello studente, dove viene sottoposto per un'intera settimana alla torture delle SS nel vano tentativo di fargli rivelare i nomi dei compagni. processato da un Tribunale militare straordinario, istituito su ordine di carlo Emanuele Basile in risposta a un attentato gappista contro due ufficiali tedeschi, Bellucci è condannato a morte insieme ai compagni Giovanni Bertora, Giovanni Giacalone, Romeo Guglielmetti, Amedeo Lattanzi, Luigi Marsano, Guido Mirolli e Giovanni Veronelli. la sentanza viene eseguita il 14 gennaio presso il forte di San Martino, nonstante il rifiuto opposto dai Carabinieri agli ordini del tenente Giuseppe Avezzano Comes.
BELLEGRANDI GIOVANNI "ANNIBALE"
Brescia 16/8/1919 - Cravasco (Genova) 23/3/1945

Sottotenente della Divisione Centauro, dopo l'armistizio entra nell'organizzazione "Otto".
Agli inizi del gennaio 1944 sbarca a Voltri nell'estremo ponente genovese da un mezzo di superficie alleato, in qualità di ufficiale istruttore, con una missione di collegamento che fa capo alla "otto". Suo compito principale è quello di addestrare le forze della Resistenza all'uso del materiale bellico che proviene dai lanci. Nel mese di marzo riesce a sfuggire all'arresto dei principali componenti dell'organizzazione, ma per alcuni mesi vive in clandestinità senza collegamenti. A settembre riesce a riprendere l'attività cospirativa e organizzativa con le formazioni partigiane. Il 19 gennaio 1945 è arrestato dalle SS, tradotto alla Casa dello studente e successivamente rinchiuso nelle carceri di marassi. Il 23 marzo è nel gruppo di antifascisti fucilati per rappresaglia a Cravasco.
BATINI EDERA "ANNA"
Genova 1/1/1914

Oparaia dell'Ansaldo, è tra le organizzatrici dei gruppi femminili che svolgono l'attività di propaganda antifascista e raccolgono fondi per l'assistenza ai detenuti politici a Genova. Le viene affidata la direzione dei gruppi di difesa della donna per la zona della Valpolcevera media e inferiore. Alla costituzione delle prime banda armate partigiane si impegna nell'attività di collegamento, raccolta e trasporto d'armi, vestiario e viveri per le formazioni. Entra in contatto con i GAP e, dal luglio 1944, si unisce alla Brigata Sap "Alice Noli", nella quale opera con il grado di commissario. Individuata e ricercata a seguito dell'azione repressiva della polizia politica e delle SS che compromette fortemente l'organizzazione gappista genovese, decide di raggiungere la montagna unendosi in val Trebbia ai partigiani della Brigata "Balilla" divisione Cichero.
ILIO BARONTINI "DARIO"
Cecina (Livorno) 28/9/1890


Ilio Barontini
Da giovane frequenta l'ambiente socialista e nel 1921 aderisce al Partito comunista. Allontanato dal suo impiego nelle Ferrovie dello stato per le sue idee antifasciste, nel 1927 è costretto ad espatriare clandestinamente per evitare l'arresto, raggiungendo l'Unione Sovietica. nel 1936 partecipa come volontario alla guerra civile spagnola, dapprima come Capo di stato maggiore della 12ª Brigata Garibaldi, poi, visto il valore dimostrato nella battaglia di Guadalajara, come commissario politico della stessa. Alla fine del 1938 parte per , dove contribuisce ad organizzare un vasto movimento partigiano. Ai primi del 1940 raggiunge il Cairo e si imbarca per Parigi, ove riesce a mettersi in contatto con i rappresentanti del Pci. In Francia è tra gli organizzatori dei primi gruppi di  Francs tireurs partisans. Rientrato in Italia, dopo l'armistizio entra a far parte del Comando generale delle Brigate Garibaldi ed è posto a capo del Comando militare unificato dell'Emilia Romagna. Inviato in Liguria, durante la primavera del 1944 si occupa, insieme a Vladimiro Diodati "Paolo", dell'inquadramneto dei GAP genovesi e a maggio diviene istruttore militare dei gruppi cospirativi per la zona di Genova Sturla. Dopo il 25 aprile continua la sua attività all'interno del Pci come segretario della  Federazione comunista di Livorno e membro del Comitato centrale del partito. Deputato alla Costituente, viene eletto senatore nella seconda legislatura della Repubblica.