Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224

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IL FRONTE SOCIALE NAZIONALE
Simbolo del FN
Il Fronte Nazionale (di Adriano Tilgher: per distinguerlo dalle omonime esperienze del comandante Borghese e di Franco Freda) – oggi Fronte Sociale nazionale - nasce da una scissione della Fiamma Tricolore nel settembre 1997, ma rappresenta a tutti gli effetti la continuità storica di un'esperienza politica e organizzativa, quella di Avanguardia nazionale, che, attraverso innumerevoli rigenerazioni, vanta ormai 40 anni di storia.
Dopo il fallimento dell'esperienza organizzativa della Lega nazionalpopolare- Alternativa nazionalpopolare, un gruppo di avanguardisti storici, guidati da Tilgher, e affiancati dall'ex parlamentare missino Tomaso Staiti di Cudia, partecipa al processo di rifondazione missina e acquisisce notevoli posizioni di potere all'interno del MS-Fiamma Tricolore. Pino Rauti espelle entrambi a metà luglio, seguono le dimissioni a catena di tutti i quadri della componente.
Ai primi di settembre 1997, mentre si accentuano i contatti interni alla Fiamma Tricolore di Rauti, un gruppo di giornalisti della destra radicale, riuniti attorno all'Uomo Libero - Mario Consoli, Pietro Sella, Sergio Gozzoli - forte di un rapporto diretto con Jean Marie Le Pen, decidono la costituzione dell'omologo italiano, il Fronte Nazionale (sigla resa disponibile dalla decisione della magistratura che ha appena sciolto l'omonima organizzazione di Franco Freda).
Adriano Tilgher
L'operazione è ghiotta e così Tilgher decide di bruciare i tempi e annuncia il 28 settembre la nascita del Fronte Nazionale.
Il giorno dopo, san Michele Arcangelo, patrono della Guardia di Ferro, il neocattolico Roberto Fiore, fonda Forza Nuova che coagula il dissenso giovanile della Fiamma, giunto al punto di rottura dopo la decisione di Rauti di commissariare il movimento giovanile e proibire la diffusione di Foglio di lotta, il giornale di movimento egemonizzato dall'ex leader di Terza Posizione e dal suo socio Massimo Morsello.
Nel Fronte Nazionale confluiscono le esperienze, inizialmente transitate nella Fiamma, di Alternativa Nazional Popolare e della rivista La spina nel fianco (il cui primo animatore, Marcello De Angelis, ex portavoce degli esuli di Terza Posizione, è poi passato nei ranghi della destra sociale di Gianni Alemanno e Francesco Storace).
Il programma privilegia la “lotta all’immigrazione” e alla “società multirazziale”, e in opposizione al “mondialismo”, invoca un’”Europa unificata” e l’uscita dell’Italia dalla NATO.
Manifesto del FN
Il Fronte, quasi inesistente al nord, riesce a raccogliere 25 mila voti alle elezioni provinciali di Roma nel 1998 (18 mila nella sola capitale ). Nel 1999 subisce la scissione della componente “nazionalcomunista” che si aggrega attorno alla rivista Rosso è Nero di Carlo Terracciano e Maurizio Neri.
In occasione dell'anniversario della strage di Acca Larentia (il 7 gennaio 1978: due militanti del Fronte della Gioventù furono uccisi da un commando dell'ultrasinistra e un terzo nei successivi scontri con i carabinieri), nel 2000, viene distrutta in un attentato incendiario la sede nazionale del Fronte di via Taranto, a Roma.
Leader del Fronte Nazionale incontrastato è Adriano Tilgher, delfino storico di Stefano Delle Chiaie, che nel movimento mantiene un ruolo defilato, prima alla testa dell’agenzia di stampa Publicondor e in seguito impegnato nella costruzione e gestione di un'emittente televisiva in Calabria.
Altre figure conosciute del Fronte sono: Paolo Signorelli (tra i massimi dirigenti di Ordine Nuovo, più volte inquisito per omicidio: tre ergastoli annullati in successivi gradi di giudizio e nove anni di carcere preventivo), Enzo Erra (il leader della prima corrente giovanile evoliana nel MSI dei primi anni '50, Imperium) e Rutilio Sermonti (autore, insieme a Rauti, di una Storia del fascismo in sei volumi).
A inizio giugno 2000 si svolge a Roma quello che gli organizzatori hanno definito «un forum nazionale per la costruzione del movimento unitario antagonista». Partecipano un po' tutti, eccetto Forza Nuova. Stefano Delle Chiaie, su Publicondor, così presenta l'iniziativa in cui il Fronte Nazionale ha un ruolo centrale: «Quella che pareva ai soliti disfattisti una scommessa impossibile sta diventando realtà. Sappiamo che ci vuole tempo... Ma è il momento di credere e costruire».
L'obiettivo è la Cosa nera, una Margherita della destra che possa dialogare col Polo.
Manifesto di FN
In attesa di quel giorno, il Fronte Nazionale organizza in Molise il “campo dei ribelli” dove i giovani del movimento possono vivere una vita sana e marziale: alzabandiera, tecniche di marcia e di movimento, con tanto di rompete le righe finale.
A dicembre 2000 la Conferenza Programmatica per “discutere di unità e di elezioni”,convocata dalla Direzione nazionale del Fronte, prende atto del sostanziale fallimento del progetto unitario. Enzo Erra rivisita le tappe del percorso «che avrebbe dovuto condurre alla costruzione del nuovo soggetto politico alternativo per il quale si era impegnato il Segretario nazionale del MS Fiamma TricolorePino Rauti».
Erra constata con amarezza «dopo un'ennesima recentissima proposta avanzata dalla Presidenza collegiale del Fronte Nazionale intesa a realizzare il processo unitario, la mancanza di volontà concreta da parte della dirigenza del MS-FT a convenire sulla creazione del Movimento di alternativa antagonista al sistema di potere nazionale e sovranazionale».
Dal Piaz e Silvestri, esponenti dell'opposizione interna al MS-FT, dichiarano la loro disponibilità futura ad aderire ad un eventuale nuovo soggetto politico, privilegiando al momento l'azione giudiziaria da loro promossa nei confronti della dirigenza del Partito. Aderiscono, invece, subito al Fronte Nazionale i dirigenti siciliani del MSFT, Maltese e Rao, a nome delle Federazioni di Palermo, Trapani ed Enna e poi Di Salvo, Melchiorre e Pecchioli, rispettivamente per le Federazioni di Isernia, Benevento e di Genova.
Il Fronte Nazionale, pur non riuscendo ad attingere al ruolo complessivo di polo unitario della destra radicale, finisce per rappresentare il catalizzatore della continua diaspora missina: tra i transfughi di Rauti, spicca la personalità di Clemente Manco, già deputato del MSI e infine presidente del disciolto Movimento Sociale Europeo, il gruppo nato nell'inverno 2000 intorno all'europarlamentare della Fiamma, Roberto Bigliardo (poi rientrato nell'estate 2001 in Alleanza Nazionale).
Dopo l'11 settembre, il FN ha accentuato i toni antiamericani e filoislamici. Il congresso costituente dell'autunno 2001, che ha trasformato il movimento in Fronte Sociale Nazionale, confermando la leadership di Adriano Tilgher, è stato criticato da altre componenti dell'area nazionalrivoluzionaria perché ha bruciato le aspettative di un processo unitario che è ambito e rivendicato da tanti gruppi e individui, ma che continua a scontrarsi con la naturale rissosità e spirito di scissione dell'ambiente.
Nel gruppo dirigente che emerge dal congresso hanno visibilità i fuoriusciti della Fiamma, come Silvestri e Del Piaz, ma anche vecchie conoscenze degli anni di piombo, come Manlio Portolan, già fiduciario di Ordine Nuovo nel Friuli-Venezia Giulia e indicato da Vincenzo Vinciguerra come componente della rete di sicurezza atlantica e come Alfredo Graniti (un avanguardista, arrestato nell'aprile 1981 mentre tentava di espatriare con due latitanti dei NAR, Massimo Carminati (poi assolto in primo grado dall'accusa di essere stato il killer di Mino Pecorelli) e Mimmo Magnetta, recentemente coinvolto nelle indagini per l'omicidio di Alessandro Alvarez, un ex militante di Alternativa nazionalpopolare, ucciso nel marzo 2000 nel Milanese). 

FONTE:http://members.xoom.virgilio.it/sharpnovara/fronte_sociale_nazionale.htm
BASE AUTONOMA

.......... Quelli che i mass media italiani hanno pittorescamente definito "Naziskin" appartengono nella quasi totalità dei casi al network di Base Autonoma. Questo raggruppamento collega diverse organizzazioni a livello nazionale. Interni a questo progetto sono:

.......... - Veneto fronte skinhead
.......... - Azione skinhead di Milano
.......... - Associazione skinhead d'Italia
.......... - Circolo "Ideogramma" di Milano
.......... - Circolo triestino "Il sentiero". 

.......... Skinhead d’Italia, e quindi Base Autonoma, diviene dal 1991 e per tutto il 1992 il contenitore di una serie di gruppi più o meno estesi, collegati in modo variamente organico con i gruppi maggiori. L'impianto culturale è affidato al gruppo de "L'uomo libero", una rivista milanese fondata nel settembre del 1979, ma che raggiunge la notorietà negli anni '90 grazie all'aperto linkage con le organizzazioni dell'area skinhead. La rivista è attualmente diretta dall'imprenditore Mario Consoli, fiancheggiato da un gruppo di personaggi della destra radicale italiana come il sessantenne "ideologo antimondialista" Piero Sella, il medico Sergio Gozzoli e suo figlio Marzio, il dirigente provinciale missino Lello Ragni, leader di "Comunità militante", corrente nazional-rivoluzionaria del MSI di Caserta. 
.......... Pur frammezzata dai tradizionali anti della destra radicale (antisemitismo, anticomunismo, antiamericanismo, antioccidentalismo, antimodernismo, ecc.), la forza ideologica trainante del movimento skinhead è l'odio per gli immigrati: ogni posizione politica, nazionale ed internazionale, passa attraverso l'imbuto di un risentimento, di una avversione da ricercarsi più nei cunicoli della psiche che nei canali dell'ideologia. La convivenza, a volte burrascosa, tra le due anime del movimento (quella originale, razzista e sciovinista, con atteggiamenti teppistici e consumi legati soprattutto alle sottoculture giovanili, e quella politicizzata, affascinata da stereotipi nazistoidi "evoleggianti", legata alle tradizioni della destra radicale, che manifesta atteggiamenti "militanti". Il pestaggio del sabato sera, il concerto rock, la passione per gli alcolici ed il football sono espressioni della prima anima; l'iniziativa politica, dai cortei ai volantinaggi, dai convegni sul negazionismo ai seminari sull'antimondialismo lo sono della seconda) trova un momento di sintesi unitaria su tre temi fondanti: il valore dell'etnia, l'Europa come terza via, l'esaltazione dei valori etici tradizionali. In una intervista collettiva pubblicata sullo skinzine "Azione Patavium”, i «membri fondatori del Veneto Front Skinhead» indicano come principali nemici dei popoli europei «il comunismo da una parte ed il capitalismo dall'altra, [che] hanno distrutto tradizioni e cultura di ogni popolo europeo. Proprio queste tradizioni e culture davano la forza e la potenza che fin dall'alba dei tempi hanno caratterizzato la vita dei nostri popoli. Anche l'azione terzomondiale ed il conseguente imbastardimento della nostra razza stanno sempre più indebolendo e distruggendo l'Europa bianca». 

GALLERIA FOTOGRAFICA:
Simbolo del Movimento Politico Occidentale

Manifestazione del MPO

Manifestazione del VFS
Simbolo del Veneto Fronte Skinheads


MERIDIANO ZERO

Meridiano Zero viene fondato agli inizi degli anni '90 da Rainaldo Graziani, figlio del fondatore del Movimento Politico Ordine Nuovo, Clemente Graziani, animatore di un piccolo centro culturale, Leonardo, collegato ad una omonima libreria, radicata nella zona sudorientale di Roma, in cui, tra gli altri, lavora Luca Onesti, un militante della banda Giuliani, arrestato nel 1989 per il progetto di evasione dal carcere di Rebibbia di un gruppo di militanti dello spontaneismo armato.
Simbolo di Meridiano Zero
Graziani jr. diventa alla fine degli anni '80 il punto di contatto di Gabriele Adinolfi, il leader di Terza Posizione, esule in Francia, un dirigente dalla spiccata personalità intellettuale che gli affida la testata Orientamenti e ricerche, la sigla che ha rappresentato la continuità del gruppo dirigente all'estero di TP.
Rainaldo Graziani, che ha una buona formazione culturale tradizionalista, coglie con spregiudicatezza l'opportunità offertagli da Gianni Alemanno (in seguito ministro delle Politiche Agricole nel secondo Governo Berlusconi), allorché questi, nominato segretario nazionale del Fronte della Gioventù, gli affida la scuola quadri per i militanti romani del Fronte. Quando il controllo del partito è riconquistato da Gianfranco Fini, Graziani jr. organizza la scissione e si trascina dietro decine di quadri.
Meridiano zero utilizza numerose sigle di movimento: l'Associazione di cultura tradizionale La Vandea, che ha sede a Roma, nel quartiere Montesacro, pubblica un proprio bollettino ed è utilizzato per chiedere le autorizzazioni per le manifestazioni; il Coordinamento degli studenti medi-Meridiano zeroStudenti indipendenti per un movimento unitario, che presenta una lista nelle elezioni scolastiche e infine TNT Studenti e dinamite, che pubblica il bollettino Mr. Tuttle.
Pur avendo una notevole attitudine militante, Meridiano Zero si caratterizza per un tasso di violenza minore rispetto al Movimento Politico. Comunque, il 19 novembre 1992, un'aggressione a un liceale del Liceo Newton, a Roma, che rifiuta un volantino fuori dalla scuola, offre il destro per la perquisizione delle sedi di via Catania 96, centro delle attività studentesche a Roma Est e di via Muzio Attendolo 10.
In questo centro - ancora intestato al MSI e recapito di Orientamenti e Ricerche - sono sequestrati 16 cavi di rame, 64 bulloni e due fionde, 17 manici di piccone e 11 tubi di ferro.
Due giorni dopo militanti di Meridiano Zero aggrediscono due pullmann di Rifondazione Comunista. Rainaldo Graziani tiene una conferenza stampa all'Hotel Nazionale, in una sala affittata da OR.
Il 23 novembre, volantini antisemiti di Meridiano Zero sono abbandonati di notte al Liceo Morgagni di Roma. Per rappresaglia, il 27, è incendiata la porta di casa di un attivista al Nuovo Salario...
Il 25 marzo 1993 un militante, Giuseppe Policriti, 21 anni, è arrestato mentre sta collocando un ordigno davanti alla sezione del PDS di Montesacro. Alla vigilia dell'operazione Runa, il 28 aprile 1993, il movimento si autoscioglie, ma continuano le pubblicazioni di OR, in una prospettiva di rifondazione fascista. Continuano, intanto, i pestaggi di studenti nella zona est e sud-est di Roma.
Nel giugno 1993, Graziani organizza la Sagra del Sole, una festa nel bosco dell'Area nazionalpopolare e non conformista, a Oggiono S. Stefano, con Santa Messa, concerti rock, dibattiti su tecnoribellione e comunità diffusa, arti marziali con effetti speciali laser, passeggiate a cavallo, blob, ecologia.
Il progetto di Meridiano Zero e del Centro Studi Orientamenti e Ricerche si richiama al concetto di Tecnoribellione - contro il potere tecnocratico che vuole uccidere l'uomo, profanando il mondo, la nuova forma di totalitarismo planetario che vuole omologare uomini e popoli nell'unica tipologia del consumatore, dell'utente - e al pensiero di Junger: «"... Il potere tecnocratico vuole uccidere l'uomo, profanando il mondo, rendendo artificiale l'esistenza, arrestando il corso della storia, sopprimendo ogni forma di cultura, cancellando ogni senso di appartenenza, ogni etnia, ogni nazionalità. Utilizzando gli strumenti offerti dalle tecnologie avanzate questa nuova forma di totalitarismo planetario pretende di omologare uomini e popoli in unica ed avvilente tipologia: quella del consumatore, dell’utente il cui scopo sia generare profitto...».
Il modello è il Ribelle che, braccato da un ordine che esige un controllo capillare, si sottrae scegliendo di "passare al bosco", rifiutando, pur vivendoci, una volta per sempre questa società: «le sue azioni non si conformano ad alcuna ideologia e in ogni ambito della vita, dal diritto alla proprietà, alle armi da usare per la sua battaglia, la decisione sovrana spetta solamente a lui».
Rainaldo Graziani mette in pratica le ultime elaborazioni del padre, Clemente.
Sul terreno della “simpatia” per Junger, si consolida uno stretto rapporto tra Graziani jr. e Maurizio Murelli, che si manifesta in numerose iniziative comuni, dalla presentazione congiunta del volume collettivo in memoria di Graziani sr. all'apertura nelle pagine di Orion, fino al recupero del ruolo storico di Ordine Nuovo, liquidato in una fase precedente come espressione del conservatorismo della vecchia destra extraparlamentare.
Rainaldo Graziani, a metà degli anni '90, mette in pratica il discorso del passaggio al bosco e si trasferisce da Roma a Gavirate, dove gestisce un agriturismo. Anche in questo caso è forte il riferimento all'esperienza paterna, che era proprietario di una grande fazenda in Uruguay.
La sua ultima creatura è il Centro Studi Trans Lineam, che è inserito nel circuito di Sinergie Europee e riveste un ruolo organizzativo centrale nelle ultime edizioni dell'Università d'Estate: «Affrancato da ogni sistema rappresenta il "fronte dei Ribelli" ovvero uomini che indipendentemente dalle loro certezze o dai loro orizzonti culturali si sentono accomunati dall'innato senso della libertà, dalla volontà di resistere all'omologazione e mercificazione del genere umano, quindi dal rifiuto sine conditio dell'ideologia egualitaria e modernista».

MOVIMENTO D'AZIONE RIVOLUZIONARIA

Il Movimento d’Azione Rivoluzionaria (Mar) fondato da Carlo Fumagalli e da Gaetano Orlando, non è stato – contrariamente a quanto da più parti affermato – un gruppo eversivo neo-fascista ma, al contrario, un gruppo armato schierato su posizioni rigidamente atlantiche, propugnatore di una più rigida politica anticomunista e si una svolta di tipo presidenzialista, per dare all’Italia un governo forte. 

Lo stesso Fumagalli amava definirsi "estremista di centro", mentre Gaetano Orlando aveva militato nelle fila del partito socialdemocratico, con il quale era stato eletto sindaco del suo paese, in Valtellina. 

L’equivoco che ha portato molti commentatori ad assimilare il Mar agli altri gruppi neo-fascisti, deriva dalla successiva alleanza militare che il Mar strinse assai dopo la sua nascita con i ragazzi delle Sam (Squadre d’azione Mussolini) compiendo così quella saldatura tra oltranzisti atlantici e fascisti che ha determinato la nascita e lo sviluppo dell’intera strategia della tensione

Basti ricordare che il Mar fu fondato nel 1962, per contrastare l’eventuale slittamento del paese su posizioni progressiste a seguito dei governi di centro-sinistra. E’ stato per questo ipotizzato che il Mar fosse una delle tante strutture di civili messe in piedi dai servizi segreti per appoggiare eventuali tentativi eversivi, come il Piano Solo

L'esistenza del gruppo, la sua pericolosità e la sua attitudine eversiva, noti da tempo, divennero di dominio pubblico a seguito di accertamenti giudiziari, che mossero da un episodio avvenuto il 30 maggio 1974 - e cioè appena due giorni dopo la strage di piazza della Loggia in Brescia - in una località dell'Appennino (Pian del Rascino) dove una pattuglia dei Carabinieri sorprese, accampati in una tenda, tre estremisti; uno di questi riuscì a sparare ferendo due Carabinieri; gli altri militari della pattuglia risposero al fuoco uccidendolo. Il morto si chiamava Giancarlo Esposti, un aderente di An vicino al Mar già processato e condannato a Milano per attentati organizzati dalle Sam. E’ il caso di ricordare – perché la vicenda, come si vedrà in seguito, non risulterà priva di importanza – che i giorni precedenti alla sua fuga a Pian del Rascino, Esposti si era allontanato precipitosamente da Milano spiegando ai familiari che il suo gruppo sarebbe stato "tradito dai carabinieri". In pratica, Esposti e le Sam godevano dell’appoggio di ufficiali dell’Arma, come sarebbe stato dimostrato negli anni successivi. 

In Brescia, 20 giorni prima della strage di piazza della Loggia, era stato arrestato il leader del gruppo Carlo Fumagalli insieme ad altre undici persone, con le quali trasportava ingenti quantità di esplosivo e di armi (compreso un bazooka, divise militari, 200 targhe false di automobili, passaporti falsi e due tende cabine insonorizzate del tipo usato per detenervi persone sequestrate). Fino a quel momento, Fumagalli aveva goduto di una sorta di immunità, che gli aveva consentito di rimanere libero, pur essendo il suo gruppo sospettato di essere l’autore di una serie di attentati ai tralicci in Versilia. 

Le successive indagini giudiziarie che si conclusero con sentenza di condanna concernente una lunga serie di attentati a cose e persone e financo un sequestro di persona a scopo di estorsione, consentirono una prima ricostruzione dell'attività del Mar che aveva raggiunto la massima dimensione negli anni '70-'74, ma con una dislocazione nella sola Lombardia (in particolare nella Valtellina) e con al vertice Carlo Fumagalli e Gaetano Orlando. 

Gli accertamenti giudiziari riguardarono però prevalentemente gli specifici episodi criminali appena ricordati, mentre all’epoca ne restarono almeno parzialmente in ombra le finalità più propriamente politiche e i collegamenti con altre strutture eversive. 
Giancarlo Esposti
Oggi molte lacune sono state colmate. E si può ritenere che il Mar, come detto, fin dal primo momento si pose in una posizione più marcatamente "filoatlantica" rispetto ad On e An (con cui, peraltro, avrebbe stretto una solida alleanza nel periodo di attività piena nel '73-'74, culminata nel già descritto episodio del conflitto a fuoco di Pian del Rascino): più in particolare è emerso che Carlo Fumagalli durante la Resistenza aveva comandato una, seppur del tutto anomala, formazione di "partigiani bianchi" chiamata "I Gufi", venendo così in contatto con Servizi segreti statunitensi (Oss), tanto da essere decorato, ed avere successivamente operato nello Yemen del Sud con la Cia. 

Nel '70 il gruppo dei valtellinesi si era schierato, sia pure con posizioni meno oltranziste con la struttura del principe Borghese, rimanendone, però, autonomo e separato; negli anni '73-'74 aveva operato in numerose azioni terroristiche anche grazie alla grande disponibilità di armi ed esplosivo (ciò in particolare era avvenuto facendo esplodere i tralicci Enel della Valtellina, il cui controllo militare era ritenuto fondamentale per via del fatto che detta zona riforniva di energia elettrica l'intera Italia Settentrionale). 

Attraverso la testimonianza di Gaetano Orlando è emerso il contrasto intervenuto tra lo stesso Orlando ed il Fumagalli, in relazione alla fusione tra Mar, An e On in funzione golpista, cui Orlando si era dichiarato contrario preferendo un ruolo maggiormente "legalitario" per il movimento. In pratica Orlando attribuisce al Mar (primo periodo) un carattere fortemente anticomunista ed un'attività, anche di tipo militare, in veste però unicamente difensiva e di deterrenza. In tale ottica afferma di aver partecipato a numerose riunioni con ufficiali dei Carabinieri, dell'esercito e della Nato, nel corso delle quali il gruppo era stato anche rifornito di armi. Poco alla volta si era fatta strada l'idea che il Mar potesse fungere da detonatore alla strategia della tensione, soprattutto con gli attentati ai tralicci, in modo da creare una richiesta di svolta autoritaria, soprattutto nel periodo più prossimo al progetto della "Rosa dei Venti". 

La ricostruzione operata da Orlando è altresì riscontrata dalle parziali ammissioni dello stesso Fumagalli, in particolare in relazione agli stretti rapporti, e in parte all'univocità d'intenti, con i Carabinieri del cosiddetto gruppo di potere della "Pastrengo" di Milano ed altri Ufficiali dell' "Arma" in Lombardia, giunti persino a rifornire di armi il gruppo, e a non intervenire pur essendo al corrente delle responsabilità individuali per gli attentati ai tralicci. 

Le complicità istituzionali delle quali ha goduto il Mar, oltreché sorprendenti, sono evidenti. Del resto le azioni del Movimento armato rivoluzionario, lungi dall’essere iniziative autonome, sono sempre state espressione di un disegno più vasto: anche nel 1970, con gli attentati ai tralicci, l'azione di Fumagalli rispondeva ad un disegno ben più vasto, come avrebbe ammesso lui stesso nel 1974 in un interrogatorio dinanzi al giudice di Brescia. Non a caso la vicenda giudiziaria si concluse nel nulla. In questa luce assumono importanza anche indizi apparentemente secondari, come ad esempio il fatto che ancora nel 1974 né alla questura di Milano né all'Ufficio affari riservati a Roma ci fosse una sua foto negli archivi. 

Significativo, poi, è il fatto che il generale Nardella quando decise di darsi alla latitanza in previsione di un mandato di cattura da parte del giudice Tamburino, abbia chiesto la collaborazione del capo del Mar, che gli organizzò le varie tappe della fuga prima a Sanremo e poi all'estero. Se un generale, che ha diretto un settore delicato dell'apparato militare come l'Ufficio psicologico di un'armata, si affida, per un'incombenza del genere, ad un uomo come Fumagalli che per professione "ricicla" auto rubate, deve avere con lui rapporti che gli danno garanzie assolute e che presuppongono la comune appartenenza ad organismi occulti. D'altro canto, le dichiarazioni di Fumagalli dopo l'arresto sono inequivocabili: "Mi pagano anche per stare in carcere". 

In questo quadro è sintomatico che dall'istruttoria siano emersi contatti – oltre che con Nardella – anche con vari altri imputati della Rosa dei Venti. C'è la testimonianza di Torquato Nicoli che, nel riferire un colloquio con Valerio Borghese del maggio-giugno 1973, ha detto che l'ex capo della X Mas gli aveva parlato di "grossi contatti in diverse regioni", di un nuovo colpo di Stato "già in fase di organizzazione" al quale avevano dato l'adesione anche dei militari che avevano distribuito 500 mitra "in parte a pochi fascisti e in maggior parte ad ex partigiani bianchi". Nicoli ha aggiunto poi che Giancarlo De Marchi gli precisò che parte dei mitra erano andati a Fumagalli. 

Secondo la testimonianza di Gaetano Orlando, tra l'inizio del 1969 e il marzo 1970 si svolsero almeno tre riunioni, alle quali partecipò lo stesso Orlando, tra alcuni aderenti al Mar e ad altri gruppi eversivi di destra, e ufficiali italiani e statunitensi: "Il senso delle riunioni era che i militari volevano una garanzia assoluta che in Valtellina, ma anche in altre regioni come la Toscana, vi fosse una buona organizzazione di civili pronti a ricevere le armi dai carabinieri e ad affiancarli quando fosse giunto il momento del mutamento istituzionale, sempre in un'ottica anticomunista quale era la nostra. […] Dopo due di queste riunioni ci furono lasciate nel bagagliaio della macchina, direi da parte dei militari, una volta quattro o cinque pistole a tamburo ed una volta una pistola e un moschetto. In una di queste due occasioni si trattava proprio della mia vettura". Tra i partecipanti alla riunione, Orlando aveva indicato un colonnello, ufficiale dei Carabinieri, Dogliotti, e "due ufficiali americani che prendevano nota di tutto senza parlare". Il dato più significativo è che Dogliotti aveva non solo un suo ufficio presso il comando carabinieri di Padova, dove risultava di servizio, ma anche all’interno della base Nato di Vicenza. Un esempio concreto e lampante di "doppio Stato" e di "doppia lealtà". 

La testimonianza di Gaetano Orlando è stata confermata da quella di Edgardo Bonazzi, che aggiunge altri particolari sconcertanti: "Per quanto concerne le consegne di armi di cui ho parlato in relazione alle riunioni di Padova, posso aggiungere che nelle medesime riunioni si presero gli accordi affinché al momento buono avremmo potuto ritirare le armi che servivano in due caserme dei Carabinieri della Valtellina. […] Confermo che c'erano contatti diretti, a Milano, con i massimi livelli della Divisione Pastrengo, cioè il Comando. […] A Milano, in più occasioni ed anche una volta con la mia presenza, furono acquistate armi al mercato nero. Si trattava prevalentemente di armi lunghe, anzi quasi esclusivamente. In queste occasioni, sicuramente in quella in cui c'ero io, c'era la copertura dei carabinieri di Milano". 

I commenti che si potrebbero fare, a questo punto, sarebbero molti. E duri dovrebbero essere gli accenti. Ma è preferibile riportare integralmente quanto sul punto ha affermato in un atto ufficiale il giudice istruttore di Milano, Guido Salvini: 

"… il quadro di uno Stato parallelo in cui civili, carabinieri e militari italiani e militari americani risultano comunemente impegnati nella prima metà degli anni '70 nel progetto di creazione di uno Stato "forte", deciso ad impedire in qualsiasi modo una possibile vittoria elettorale della sinistra. Ne esce quindi il quadro del nostro Paese come uno Stato a sovranità limitata in cui le decisioni vengono concordate d'intesa con gli Alti Comandi di un altro Stato […] In conclusione, la storia del MAR […] è forse l'esempio più indicativo dell'organicità dei legami che negli anni '70 sono stati stretti fra organizzazioni eversive, alti esponenti dell'Esercito e dei Carabinieri e addirittura ufficiali della Nato, del loro ruolo di controllo della politica italiana e delle stretto mantenimento del nostro Paese nel campo Atlantico e anticomunista."


TERZA POSIZIONE

Terza Posizione fu un'organizzazione extraparlamentare di destra radicale (o estrema destra) italiana degli anni '70 fondata nel febbraio del 1976, presso la "Libreria Romana" da Walter Spedicato, Roberto Fiore (fondatore di “Forza Nuova”), Gabriele Adinolfi e Peppe Dimitri.
Inizialmente il nome di questo movimento rivoluzionario era Lotta studentesca e successivamente venne editato in Terza Posizione.
simbolo di TP
Il motto principale di Terza Posizione fu: "Né fronte rosso, né reazione, Terza Posizione!". Infatti questa si definiva alternativa al comunismo e alla destra reazionaria.
L'obiettivo è volto alla creazione di un proprio modello di Stato, da perseguire sul piano internazionale con la lotta contro i due imperialismi degli USA e dell’URSS (da qui “Terza Posizione” appunto).

Roberto Fiore
Lentamente il movimento si radicò in molte zone d'Italia poiché fu meta di molti ex-militanti dei partiti come Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Lotta di Popolo, Fronte Studentesco, i quali vennero disciolti per apologia al fascismo, finché agli inizi degli anni '80 il movimento entrò nel mirino della magistratura italiana.
Nel settembre del 1980, infatti, Fiore, Adinolfi ed una quarantina di esponenti di Terza Posizione furono oggetto di mandato di cattura per reati associativi.
Fiore ed Adinolfi ripararono nel Regno Unito, lasciando l’organizzazione in mano a Giorgio Vale (già esponente di spicco dei NAR).
Gabriele Adinolfi
Parallela alla struttura ufficiale del gruppo, sorse un nucleo operativo clandestino, guidato da Peppe Dimitri. L'arresto di quest’ultimo, nell'estate del 1980 (quando Terza Posizione poteva contare su alcune migliaia di militanti) portò al distacco da questa del nucleo operativo e la definitiva fusione di quest'ultimo con i NAR di Giusva (Giuseppe Valerio) Fioravanti.
Scrive Adinolfi a riguardo dell’esperienza di TP:
“(…)Rappresentò la punta di diamante di un’insofferenza generazionale, di chi voleva abbattere tutte le forme vuote di un mondo decrepito per affermare al loro posto valori nuovi ed eterni.
Conoscerla, prenderne ispirazione, modellarvisi con molto criterio, può essere una cosa giusta. A patto di non riproporla (…) Ogni soggetto è figlio del suo tempo.”

Il concetto di “Terza Posizione” era già stato in precedenza espresso da Perón con un discorso alla radio il 6 luglio 1947.
Discorso nel quale illustra esaurientemente la propria tesi circa la Terza Posizione. Perón propone la pace mondiale, che sarà possibile solo "quando tutte le nazioni del mondo l'abbiano raggiunta al loro interno", sulla base dell'abbandono di ideologie antagoniste. D'altra parte, non ci sono dubbi circa quello che si aspettano gli Stati Uniti dai paesi latino-americani: la Terza Posizione può essere un atteggiamento retorico molto lodevole, ma nel mondo del 1947 non esistono che due possibili posizioni: stare con gli Stati Uniti o con l'Unione Sovietica.

La nozione di “Terza Posizione” si ritrova, infine, anche nel campo della PNL (Programmazione Neuro Linguistica). La “terza posizione” è la posizione in cui si osserva il mondo dal punto di vista di un osservatore esterno e distaccato. La “prima posizione” è la posizione in cui si è quando si vede il mondo esclusivamente secondo il proprio punto di vista o quando si ha un contatto con la propria realtà interna. Un individuo si dice in “seconda posizione” quando (al contrario della prima) guarda il mondo dal punto di vista degli altri per entrare nella loro realtà.


Inno di Terza Posizione
Più non risplende il denaro americano,
il cancro sionista ormai minaccia invano;
la mano dei sovietici non fa paura,
la nostra nuova aurora sorge già sicura.
Contro il potere terrorista dello stato
si erge il contropotere organizzato;
l'unità di popolo spazzerà via
l'usurato trono della borghesia.
Né fronte rosso né reazione:
lotta armata per la Terza Posizione!
Popolo avanti, ogni minaccia è vana;
col parlamento salterà ogni catena:
servi di partito, polizia di stato,
multinazionali, banche e sindacato.
Avanti sicuri, tra chi colpisce ai fianchi;
pugnalano alle spalle, ma noi non siamo stanchi.
La mano del potere striscia sulla gola,
ma l'aristocrazia combatte anche da sola.
Né fronte rosso né reazione:
lotta armata per la Terza Posizione!
Tra mille infamie e tra mille tradimenti,
passi sicuri, passi pesanti e lenti;
tra mille voltafaccia c'è chi marcia ancora,
pochi sguardi nobili vedran l'aurora!
Avanguardia del popolo sovrano,
l'insurrezione ti prenderà per mano;
la rivolta armata leverà nell'aria
l'aristocrazia rivoluzionaria.
Né fronte rosso né reazione:
lotta armata per la Terza Posizione!
FONTE:http://www.archivio900.it/it/sigle/sigl.aspx?id=697