ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI 2019
Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224
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MAIL: anpigenovapra869@gmail.com - TEL: 3463002468
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Ad Acqui Terme un viale dedicato a Camilla Ravera
9 Novembre 2019
Nell'ambito dei lavori del Consiglio nazionale ANPI (Acqui Terme 9/10 novembre) un omaggio alla perseguitata antifascista e senatrice. "Quando nel 1982 fu nominata Senatrice a vita dal Presidente Pertini e fece il suo ingresso a Palazzo Madama, tutta l'Assemblea si alzò in piedi" ricorda Carla Nespolo
Un centralissimo viale di Acqui Terme, in provincia di Alessandria, sarà intitolato a Camilla Ravera, prima Senatrice a vita della Repubblica italiana, nata 130 anni fa nella città piemontese. La dedica è frutto del lavoro dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, di concerto con l'Amministrazione cittadina, e l'occasione scelta dal Comune per l'intitolazione è altamente simbolica: lo svolgimento ad Acqui del Consiglio Nazionale dell'ANPI, che riunisce in questi giorni oltre 150 dei massimi dirigenti nazionali e provinciali dell'Associazione. Camilla Ravera, antifascista, dirigente comunista, arrestata nel 1930, venne condannata dal regime a 15 anni di carcere e ne scontò cinque in cella e il resto al confino, fu a Ventotene al tempo in cui nell'isola c'era, tra gli altri, Umberto Terracini. Sarà poi tra le fondatrici dell'UDI (Unione Donne Italiane) e nel dopoguerra parlamentare per due legislature. “Ho avuto il privilegio di conoscerla nel 1976 – ricorda Carla Nespolo, Presidente Nazionale dell'ANPI – quando aprì la prima seduta del nuovo Parlamento, in qualità di componente più anziana, mentre io ero la più giovane a Montecitorio. Quando nel 1982 fu nominata Senatrice a vita dal Presidente Pertini e fece il suo ingresso a Palazzo Madama, tutta l'Assemblea si alzò in piedi. Ciò non è avvenuto ai nostri giorni, con l'astensione della destra nel voto sulla Commissione per il contrasto all'intolleranza, al razzismo, all'antisemitismo e all'istigazione all'odio e alla violenza, voluta dalla Senatrice a vita Liliana Segre. A lei, sopravvissuta ai campi di sterminio, esprimo ancora una volta la mia vicinanza. Bersaglio di vergognosi insulti e minacce, costretta a novant'anni a vivere sotto scorta, le giunga dalla nostra Assise l'abbraccio di tutta l'ANPI”. Sarà proprio Carla Nespolo a guidare la delegazione di partigiani e cittadini che parteciperà all'intitolazione a Camilla Ravera. Anche l'Amministrazione comunale del Sindaco Lorenzo Lucchini sarà rappresentata da una donna, l'Assessora alla Cultura Alessandra Terzolo. L'appuntamento
è fissato alle 8.45 di domani mattina, domenica 10 novembre, davanti al Grand Hotel Nuove Terme. Da lì si snoderà un corteo fino a piazza S. Guido dove sarà scoperta la targa sul viale prospiciente, d'ora in poi intitolato a Camilla Ravera.
Fermiamo la guerra in Siria, fermiamo le guerre in Medio Oriente, costruiamo la pace!
30 Ottobre 2019
Un ampio documento unitario voluto da Anpi, Arci, Cgil, Legambiente, Rete della Pace, Udu e altre associazioni per fermare l'aggressione ai curdi
L'allontanamento dal territorio siriano da parte delle forze armate americane, l'annunciata aggressione turca nei confronti del popolo curdo residente nel territorio della Siria del nord est, il successivo intervento russo al fine di comporre il conflitto accettando nella sostanza le pretese territoriali della Turchia confermano l'abbandono della popolazione curda al suo destino e la cacciata dei residenti dalla cosiddetta fascia di sicurezza. Ma mettono in luce anche l'inerzia e l'incapacità di svolgere un efficace ruolo di mediazione sia da parte dell'Onu che da parte della Ue.
Il mondo, e l'Europa in particolare, che avrebbe dovuto sostenere con tutte le proprie risorse, l'esperienza di integrazione e di convivenza tra le comunità etniche e religiose in corso nel Nord/Est della Siria, riconoscendo il sacrificio e la resistenza del popolo siriano e della sua milizia curda Ypg (Unità di protezione popolare), di cui una importante componente costituita da donne combattenti che si sono distinte per coraggio ed abnegazione, pagando un altissimo prezzo di vite umane, e riuscendo a sconfiggere l'Isis, hanno invece tradito questa esperienza, rendendosi complici di una nuova violazione della sovranità siriana, della ripresa della guerra e provocando l'alto rischio di un ritorno dei miliziani dell'Isis alle loro attività belliche e terroristiche.
La guerra continua ad essere l'unico strumento di composizione dei conflitti in Medio Oriente, dove si intrecciano laceranti contraddizioni mai sopite: la questione nazionale dei curdi, la legittima aspirazione ad uno Stato e un territorio per i palestinesi, la salvaguardia dell'esistenza dello Stato d'Israele, la lotta per l'egemonia regionale che si avvantaggia della perenne rivalità fra sciiti e sunniti, il perdurare del conflitto in Yemen e la repressione violenta delle mobilitazioni popolari in Iraq e Libano che rischiano di degenerare e riaccendere nuovi focolari, la frammentazione della Libia, il contrasto fra regimi laici e regimi confessionali (tutte le petromonarchie sono a carattere teocratico), la questione economica per le ricchezze petrolifere in gran parte di quei territori, gli interessi economici e strategici delle grandi potenze, il ruolo devastante che ha avuto e può avere l'Isis in Medio Oriente oltre che in Europa, in un quadro aggravato dagli interventi militari trascorsi in Iraq, in Libia, ed oggi nella stessa Siria che hanno comportato conseguenze catastrofiche per la stabilità dell'intera regione.
Davanti a questo scenario così complesso e drammatico l'unica via d'uscita è l'applicazione del diritto internazionale, multilateralismo per l'azione di mediazione e di risoluzione nonviolenta dei conflitti armati, mettendo al bando la guerra e le armi nucleari.
Noi, uomini e donne, cittadini e cittadine europee, migranti, rifugiati e richiedenti asilo, sentiamo il dovere di agire, di mobilitarci, di far sentire le nostre voci e le nostre ragioni a chi ci governa, a chi ha la responsabilità politica di fermare questa spirale di guerre e di violenze infinite.
Per questo rivolgiamo alle Nazioni Unite, alle istituzioni europee, agli stati membri, questa piattaforma di pace per porre fine alla guerra in Siria e nella regione Medio Orientale, per costruire la sicurezza ed il futuro di ogni popolazione, per ogni uomo e per ogni donna, in libertà e nel rispetto dei diritti umani universali e della libertà.
Per queste ragioni, sostenendo l'appello delle donne curde a tutti i popoli che amano la libertà, chiediamo e ci impegniamo per:
La cessazione del fuoco senza condizioni e il ritiro immediato delle truppe turche e di ogni altro esercito e milizie straniere, dal territorio della Siria;
l'immediata sospensione di vendita di armi ed assistenza militare alla Turchia, come pure agli altri stati implicati in guerre nel Medio Oriente, da parte degli stati membri dell'Unione Europea e in particolare dell'Italia;
che sia garantita assistenza umanitaria e corridoi umanitari per la popolazione siriana vittima di questa nuova invasione, come pure il rispetto dei diritti umani per tutta la popolazione civile, senza discriminazione di etnia o religione;
il ritiro del contingente militare italiano dal confine tra Turchia e Siria;
una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite per istituire una missione di forze di interposizione con mandato ONU per la protezione della popolazione siriana e per ripristinare condizioni di ricostruzione democratica, di convivenza tra le diverse comunità;
la costituzione di una commissione internazionale sotto l'egida dell'ONU per verificare l'eventuale uso di armi chimiche contro la popolazione siriana della regione della Rojava, del Ghouta; operazioni ed azioni militari che possano costituire crimini di guerra e/o azioni di vera e propria pulizia etnica di cui si sono rese colpevoli le parti coinvolte nel conflitto in questi anni;
la costituzione di una commissione internazionale d'inchiesta sotto l'egida dell'ONU per scoprire esecutori e mandanti dell'assassinio di Hevrin Khalaf, segretaria generale del Future Syria Party, e dei suoi accompagnatori;
la sospensione di accordi commerciali e di associazione tra l'Unione Europea e la Turchia;
il non rinnovo dell'accordo tra UE e Turchia per la gestione dei rifugiati provenienti dalla Siria e da altri paesi in guerra;
l'attuazione, da parte dell'UE e degli stati membri di una politica di accoglienza e di integrazione di ogni uomo o donna in fuga da situazioni di rischio e minaccia alla propria vita e dei propri cari, siano condizioni di povertà, di repressione, di persecuzione, di disastri ambientali, di guerre, accompagnando queste politiche con programmi di cooperazione, di investimenti, con accordi commerciali e di associazione coerenti e diretti ad eliminare le cause che obbligano le persone a fuggire in cerca di rifugio e di condizioni di vita dignitose;
la ripresa di una profonda riflessione da parte del Parlamento Europeo sul ruolo dell'alleanza atlantica (NATO) e sulla necessità di avere una politica di difesa ed un esercito di difesa europeo;
il rilascio dei prigionieri politici e “verità e giustizia” per le vittime di sparizione forzata che in Siria;
togliere il PKK dalla lista delle organizzazioni terroriste;
riattivare il programma europeo per la riconversione industriale dell'apparato militare, a sistemi dual e civile; mantenendo l'apparato militare per scopi prevalentemente di difesa e non commerciali;
sostenere la società civile e democratica – quella siriana e delle altre popolazioni vittime di guerre e di regimi antidemocratici, quella turca che si oppone a Erdogan – con programmi di promozione dei diritti umani, in particolare per la libertà di espressione, di comunicazione, di associazione;
promuovere iniziative di dialogo tra le comunità e di costruzione della democrazia dal basso.
Questa piattaforma è promossa da associazioni, sindacati, organizzazioni studentesche, artisti, sportivi, intellettuali, politici, pensionati, cittadini e cittadine, migranti, rifugiati, richiedenti asilo, che hanno a cuore i principi ed i valori su cui si fonda l'Unione Europea, che si riconoscono nella carta universale dei diritti umani, che si impegnano e vogliono costruire una società giusta, libera e democratica. Libera da guerre e dalle armi. Libera da dittatori e regimi repressivi.
Anpi, Arci, Cgil, Legambiente, Rete della Pace, Udu
Roma, 29 ottobre 2019
L'ANPI nazionale: "L'astensione del centro-destra sulla Commissione Segre rischia di legittimare il razzismo"
31 Ottobre 2019
Comunicato della presidenza e della Segreteria nazionali ANPI
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| Liliana Segre |
La Presidenza e la Segreteria nazionali ANPI esprimono soddisfazione e apprezzamento per il voto favorevole del Senato all'istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio. Un importante e concreto segnale di civiltà democratica sollecitato dall'instancabile, coraggiosa e preziosa Senatrice a vita Liliana Segre. Nel contempo, esprimono profonda preoccupazione e condanna rispetto all'astensione da parte dei senatori delle forze politiche di centro-destra, un atteggiamento grave e fortemente irresponsabile, in quanto interpretabile come atto di legittimazione dei fenomeni che la Commissione intende contrastare.
La Presidenza e la Segreteria nazionali ANPI
Roma, 31 ottobre 2019
La Corte di appello di Roma conferma la condanne per il monumento a Rodolfo Graziani ad Affile. Carla Nespolo: "Il fascismo è un crimine"
14 Marzo 2019
La sentenza di condanna per il reato di apologia del fascismo. Confermato anche il risarcimento di 8.000€ in favore dell'ANPI Nazionale
Oggi la II sez. della Corte d'Appello di Roma ha confermato la sentenza di condanna emessa dal giudice di Tivoli nei confronti di Ercole Viri sindaco di Affile, Giampiero Frosoni e Lorenzo Peperoni, assessori dello stesso Comune, per apologia del fascismo in relazione alla costruzione del mausoleo celebrativo di Rodolfo Graziani. Sono state anche confermate le statuizioni civili tra le quali la condanna al risarcimento di 8.000€ in favore dell'ANPI Nazionale.
Carla Nespolo, Presidente nazionale ANPI: “Sono felice per questa notizia. Il fascismo è un crimine contro l'umanità e l'Italia, la sua Costituzione, le sue Istituzioni democratiche lo rifiutano con forza”.
La Costituzione, 70 anni dopo
20 Marzo 2019
Nelle librerie il volume edito da Viella e curato dal Presidente emerito ANPI, Carlo Smuraglia, contenente gli atti di sei seminari realizzati nel 2018 dall'Associazione sul tema, attualissimo, dell'inattuazione della Costituzione
Durante la campagna referendaria del 2016, l'ANPI ha affermato in diverse occasioni, attraverso i suoi organi dirigenti, che nel caso, poi verificatosi, di una bocciatura da parte del corpo elettorale della revisione della seconda parte della Costituzione contenuta nella proposta di legge costituzionale Renzi-Boschi, il suo impegno successivo si sarebbe concentrato sul tema della piena attuazione e applicazione della Costituzione repubblicana, di cui ricorre quest'anno il 70° anniversario dell'entrata in vigore.
L'esito del referendum del 4 dicembre 2016 ha poi messo in luce alcuni elementi di fatto che suffragano questa scelta: un elevato livello di partecipazione al voto, infatti, smentendo alcune previsioni della vigilia di segno opposto, ha dimostrato che l'astensionismo non costituisce una deriva irreversibile né un esito necessario di una pur diffusa disaffezione verso la politica, e che i cittadini italiani, posti di fronte a un quesito chiaro e comprensibile, non hanno rinunciato a dire la loro, bocciando a larga maggioranza una proposta di riforma della Carta fondamentale che ne stravolgeva contenuti e princìpi. Di certo, varie e diverse considerazioni e motivazioni sono confluite nel NO, ma non si può dubitare che fra esse l'attaccamento alla Costituzione del 1948 e ai suoi valori fondanti ha svolto un ruolo di primo piano.
Quest'ultima constatazione, in particolare, ha ulteriormente corroborato la scelta di aprire una riflessione sull'attuazione della Costituzione, anche perché l'esito del referendum del 2016 non ha fatto desistere dai loro intenti quanti, con il pretesto di aggiornare la Costituzione per adeguarla alle esigenze del presente, continuano a suggerirne stravolgimenti più o meno estesi, in un contesto politico generale che si va svolgendo con modalità tali da rendere senz'altro difficoltosa, ma anche estremamente urgente e importante, una riflessione sulla realtà attuale e sulle prospettive di una Costituzione che, pure avendo retto negli anni a tensioni che il Presidente emerito dell'ANPI ha a suo tempo definito “bordate che avrebbero abbattuto una mandria di elefanti”, resta largamente inattuata ovvero attuata parzialmente e lacunosamente.
Impostare una riflessione su questi argomenti si rivelava necessario anche per evitare il rischio di ridurre a semplici enunciazioni di principio o, peggio, a slogan, una problematica che, se colta in tutte le sue implicazioni, investe ogni ambito della vita associata: per questo motivo, l'ANPI ha ritenuto in primo luogo di dovere raccogliere le opinioni, le valutazioni e le proposte di studiosi ed esperti, con l'intento di aprire un confronto su questioni specifiche, rispetto alle quali delineare possibili modi e contenuti di un percorso di attuazione della Costituzione.
A tal fine sono stati organizzati, durante lo scorso anno, sei seminari, riuniti sotto una titolo, La Costituzione meno attuata del mondo, fortemente caratterizzato in senso politico e non privo di una nota polemica. Ciascun incontro è stato dedicato a uno specifico aspetto dell'inattuazione della Costituzione.
Dalle relazioni svolte e dagli interventi tenuti ai seminari sono tratti i contributi che seguono, secondo una ripartizione tematica che ricalca quella dei sei incontri. Tutti i seminari sono strati introdotti da un relatore, con l'eccezione di quello di Torino, in occasione del quale il professor Romagnoli, a causa di una indisposizione, non poté svolgere la sua relazione; aveva però fatto pervenire un suo recente saggio, Dalla cittadinanza industriale alla cittadinanza industriosa (pubblicato in “Rivista trimestrale di diritto e procedura civile”, 1, 2018), nel quale erano affrontati gran parte dei temi che si accingeva a trattare nella sua relazione. Questo scritto viene qui riproposto, in luogo della introduzione, con la cortese autorizzazione dell'autore. Si ringrazia altresì la direzione della “Rivista trimestrale di diritto e procedura civile”.
Questi i contenuti della prima parte del volume; a riguardo della quale va precisato che il lavoro compiuto attraverso i seminari non pretendeva e non pretende affatto di essere esaustivo, per molte ragioni, tra le quali fondamentale è la convinzione che molte altre parti della Costituzione hanno subito lo stesso trattamento di inattuazione ed avrebbero dunque meritato la stessa attenzione; si è voluto procedere per “campioni” scegliendo peraltro sei tematiche attinenti a principi, disposizioni e valori tra i più rilevanti della Carta, con lo scopo di aprire una discussione ancora più ampia e di suscitare una riflessione complessiva non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra i cittadini.
Alla prima parte del libro – che raccoglie, appunto, quanto emerso dai contributi specifici di ognuno dei sei seminari, si è fatta seguire una seconda parte destinata ad un ulteriore approfondimento. Un apposito gruppo di lavoro, composto da Olivia Bonardi, Roberta Mira, Monica Minnozzi, Simona Salustri e Valerio Strinati, e coordinato da Carlo Smuraglia, ha valutato tutto il materiale raccolto cercando di realizzare – attraverso una discussione ampia, collettiva e impegnata – una sintesi e di raggiungere – ove possibile – risultati ancora più avanzati, anche sul terreno delle prospettive. A proposito delle quali si è concordato di non scendere a dettagliate ed analitiche proposte, ma di limitarsi a cogliere le indicazioni più salienti sulla linea di una possibile attuazione. Ciò, nella convinzione che spetterà alle forze politiche e poi al Parlamento di adottare le soluzioni necessarie per superare quello iato che oggi esiste in modo netto e chiaro tra molte enunciazioni, impegni, “ordini” contenuti nella Carta, nei confronti delle istituzioni competenti, e la realtà che è sotto gli occhi di tutti.
La seconda parte, dunque, si compone di tre capitoli, tutti proiettati verso una linea di elaborazione prospetticamente più avanzata. Il lavoro specifico del “gruppo” sui sei temi posti in discussione, è stato preceduto da un contributo autonomo sul tema dello “Spirito della Costituzione”, destinato a cogliere anche quegli aspetti di inattuazione che non sono riconducibili alla sfera di singoli articoli e di specifiche disposizioni. Infine, un capitolo conclusivo trae le somme di tutto il lavoro compiuto e delinea, in termini non poco problematici, le “prospettive”.
Si è ritenuto, infine, opportuno ed utile pubblicare in Appendice una Lectio magistralis tenuta dal prof. Gaetano Silvestri che cogliamo l'occasione di ringraziare per la sua gentile disponibilità, su un tema di particolare rilevanza ed attualità (anche per la ricorrenza di un duplice settantesimo anniversario), quale è quello dei “Diritti umani, nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e nella Costituzione Italiana”. Quella lezione è stata promossa e realizzata, con l'apporto dell'ANPI nazionale, proprio dal gruppo di lavoro di cui si è detto, nella convinzione che questo avrebbe rappresentato un contributo rilevantissimo alle tematiche di questo libro, non solo per la sua rilevanza oggettiva, ma anche per la sua vibrante attualità.
(Con i contributi, tra gli altri, di Gaetano Azzariti, Gherardo Colombo, Vito D'Ambrosio, Nando Dalla Chiesa, Giovanni Maria Flick e Gianfranco Pasquino).
"Siamo indignati per la decisione di autorizzare la manifestazione fascista di Forza nuova a Prato"
20 Marzo 2019
Comunicato della Segreteria nazionale ANPI e del Coordinamento regionale ANPI Toscana. Il 23 marzo manifestazione antifascista in Piazza delle carceri a Prato
Indigna la decisione del Comitato per l'Ordine e la Sicurezza di Prato di autorizzare la manifestazione di Forza Nuova il 23 marzo.
Si ignorano consapevolmente la XII^ disposizione finale della Costituzione che vieta la ricostituzione sotto qualsiasi forma del partito fascista, e le leggi Mancino e Scelba che sanzionano ogni forma di fascismo e di razzismo. Si ignora consapevolmente che Forza Nuova intende celebrare il centesimo anniversario della nascita dei fasci di combattimento, cioè del fascismo. Si ignora consapevolmente la pressante richiesta di proibire la manifestazione suddetta da parte di un larghissimo fronte unitario, democratico e istituzionale e dalla Diocesi. Lascia sbalorditi la raccomandazione del Comitato per l'Ordine e la Sicurezza al senso di responsabilità di tutti: autorizzare una manifestazione fascista contraddice pesantemente tale raccomandazione e contrasta la legalità. Mettere poi sullo stesso piano Forza Nuova e lo schieramento democratico è un oltraggio alla storia e alla Costituzione. La Segreteria nazionale ANPI e il Coordinamento Regionale ANPI della Toscana invitano tutti gli iscritti e i militanti della Regione e tutte le forze democratiche a partecipare in massa alla manifestazione antifascista, pacifica, popolare e antirazzista del 23 marzo alle ore 14,30 in Piazza delle Carceri a Prato.
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
IL COORDINAMENTO REGIONALE ANPI TOSCANA
20 marzo 2019
Sotto attacco la centralità del Parlamento, si rispetti la Costituzione
23 Dicembre 2018
Comunicato della Segreteria nazionale ANPI
"Ciò che è avvenuto al Senato - e avverrà alla Camera - sul voto alla legge di bilancio ci preoccupa fortemente, prescindendo da ogni valutazione sul merito. Siamo costretti a rilevare il grave vulnus che viene inflitto al Parlamento, letteralmente privato delle sue prerogative. Su questo piano la Costituzione è oltremodo precisa e va rispettata. Deve essere garantita la discussione più ampia e informata nelle commissioni e in aula. Al voto di fiducia si può ricorrere solo in casi estremi. Se queste regole elementari non vengono rispettare, si mette a rischio tutto l'impianto costituzionale e sopratutto la centralità del Parlamento, già fortemente incrinata anche dall'abuso dei decreti legge. Chiediamo con forza che questi sistemi non si ripetano più, che non si debba quindi costringere la Corte costituzionale e il Presidente della Repubblica ad intervenire. L'ANPI riafferma ancora una volta l'esigenza del rispetto assoluto delle regole dettate dai costituenti a garanzia dell'intero sistema democratico"
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Roma, 23 dicembre 2018
Per una grande unità antifascista in Europa
20 Dicembre 2018
Il testo del documento sottoscritto dalle associazioni antifasciste di diverse nazioni europee che hanno partecipato al Convegno "Essere antifascisti oggi in Europa" promosso dall'ANPI
Mai come oggi dal dopoguerra si presenta in Europa un così agguerrito e composito fronte di forze politiche di ispirazione razzista, neofascista, neonazista, nazionalista. Tali forze, pur essendo spesso diverse fra di loro in particolare in ragione di ciascuna specifica storia nazionale, operano con obiettivi, ideali, linguaggi, proposte e pratiche politiche simili.
La spinta delle economie liberiste in tutta Europa e gli effetti in Europa della grande crisi economica avviatasi dopo il 2007/2008 e la successiva politica economica dell'UE incardinata sul principio dell'austerità sono stati devastanti dal punto di vista sia economico-sociale che culturale, determinando un arretramento delle grandi idee di solidarietà, uguaglianza, libertà e democrazia, bandiere del movimento di Resistenza internazionale, e che avevano prevalso in Europa nel secondo dopoguerra, dopo la sconfitta del nazifascismo.
La politica economica e la cultura liberista hanno determinato una straordinaria crescita delle povertà e contemporaneamente una sempre maggiore concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi.
L'UE è perciò apparsa a milioni di cittadini non più come una forma più alta di solidarietà fra popoli e di concerto fra Stati, destinata ad una sempre maggiore coesione democratica e portatrice di benessere per i suoi popoli, ma come una delle cause determinanti del generale impoverimento, della crescente esclusione sociale, della riduzione dei diritti. È apparsa come l'Europa delle élites, dei grandi fondi finanziari e delle lobby economiche, indifferente al destino di interi Paesi e di larga parte delle popolazioni.
In questo quadro si sono largamente accresciute o hanno progressivamente prevalso in molti Paesi forze politiche di ispirazione nazionalista, razzista, neofascista, neonazista, o fortemente condizionate da tali ispirazioni. Condividiamo perciò le preoccupazioni espresse nella Risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2018 sull'aumento della violenza neofascista in Europa, con particolare riferimento alle derive antidemocratiche di vari Paesi dell'est Europa, dove gli attuali governi mettono sempre più in discussione diritti politici, civili, e sociali, negano la memoria antifascista, banalizzando, minimizzando o addirittura negando i crimini dei nazisti e dei loro collaboratori, oscurano il valore delle forze che hanno combattuto e vinto contro l'occupazione nazifascista. Queste posizioni oscurantiste, antidemocratiche e repressive ricordano da vicino le politiche fasciste e naziste.
Comune a tali forze è la ricerca del “capro espiatorio” delle indiscutibili difficoltà di tanta parte delle popolazioni, individuato nella figura del migrante.
Al migrante, che è il bersaglio preferito delle forze radicali di destra, si aggiunge spesso la discriminazione verso ogni vera o presunta diversità: i rom e i sinti, gli omosessuali, gli ebrei, gli oppositori politici. Merita una particolare riflessione l'attacco, ogni giorno più esplicito, verso le conquiste delle donne. Etnia, sesso, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali sono oggi diventati la nuova frontiera di un razzismo strisciante, che avvelena la coesione sociale e individua nell'altro il nemico.
In questa grave situazione, resa ancora più torbida dal possibile ulteriore avanzamento di tali forze alle prossime elezioni europee, occorre reagire subito e insieme. Non è tempo di divisioni e di distinzioni: occorre l'unità contro chiunque porti il contagio del nazionalismo, del razzismo, del neofascismo, del neonazismo, contro chiunque intenda far ricadere l'Europa in un clima oscurantista.
Nell'UE c'è bisogno di una profonda svolta di politica economica e sociale che ponga al centro il lavoro e un nuovo welfare affinché l'Europa torni ai suoi valori fondativi, in primo luogo l'antifascismo, e rilanci in chiave attuale i principi costitutivi, a cominciare dai diritti umani. Occorre in concreto una politica comune che incentivi il lavoro e gli investimenti, contrasti la disoccupazione e la povertà, redistribuisca il reddito, ricostruisca il welfare. Questo è possibile attraverso il concorso dell'Unione Europea e dei singoli Stati, affinché la parziale cessione di sovranità di ciascuno Stato vada a concreto vantaggio del proprio popolo e di tutti i popoli dell'Unione.
Assieme, occorre una politica comune europea e delle singole nazionalità di contrasto senza quartiere ad ogni forma di discriminazione razziale e xenofoba, di fascismo e neofascismo, di nazionalismo, di oscurantismo.
Occorre poi l'intransigente opposizione a qualsiasi forma di negazionismo della Shoah, del Porajmos e di tutti gli stermini nei lager: slavi, omosessuali, prigionieri politici, testimoni di Geova, Pentecostali, prigionieri di guerra, mulatti, disabili, malati di mente.
L'Unione Europea ha garantito più di settant'anni di pace fra Paesi del continente, con qualche rara e deprecabile eccezione. Eppure troppe volte Paesi dell'Unione Europea sono stati coinvolti, spesso in prima fila, in guerre d'aggressione nei Paesi del Medio Oriente e dell'Africa. Il ritorno dei nazionalismi allarma, perché nella storia essi hanno spesso causato l'uso della guerra come soluzione delle controversie internazionali. Preoccupa il continuo aumento delle esercitazioni militari sul fronte orientale dell'Unione Europea e la crescente tensione che contrappone la NATO alla Russia. C'è urgente bisogno di una progressiva de escalation da entrambe le parti, e che l'Europa ritrovi il suo ruolo di attore di pace.
Noi ci impegniamo per un'Europa di pace al suo interno e nel mondo intero, perché la pace è lo scenario necessario per qualsiasi progresso sociale e civile.
Noi lanciamo un grado d'allarme davanti alla continua erosione di democrazia e ai sempre più inquietanti successi delle forze radicale di destra in Europa, operiamo per la costruzione di un largo fronte democratico, repubblicano e popolare, sosteniamo i comuni interessi dei popoli europei e dei migranti, ci proponiamo e pratichiamo un contrasto senza quartiere a tali forze di destra. Davanti ai nuovi fascismi comunque camuffati, davanti ai nuovi razzismi, davanti ai venti di compressione delle libertà democratiche, di attacco alla libertà di stampa, di negazione della divisione dei poteri, è giunto il momento di dar vita all'inedita esperienza di unità fra vecchi e nuovi antifascisti, di unità nel vasto mondo dell'associazionismo, di unità fra istituzioni, sindacati, popoli e cittadini, per sostanziare il rispetto dei diritti umani e sociali, in sostanza di unità antifascista.
Per queste ragioni 1) invitiamo a sostenere nelle prossime elezioni europee le forze che si contrappongono senza ambiguità alle formazioni sovraniste, razziste e fasciste, 2) ci impegniamo a dar vita ad una rete europea permanente di associazioni e organizzazioni antifasciste, 3) decidiamo fin da ora un prossimo appuntamento comune per i primi mesi del 2019.
Carla Nespolo, Presidente nazionale Anpi;
Ulrich Schneider, Segretario generale Fir;
Tit Turncheck, Segretario generale ZZ NOB Slovenia;
Franjo Habulin, Presidente SABA Croazia;
Andrej Mohar, Segretario generale ZKP – Unione Partigiani Carinzia (Austria);
Casimiro Baptista Levy, Presidente URAP (Portogallo);
Nicolay Royanov, Vicepresidente Associazione Veterani Russi;
Manuela Gretkowska, fondatrice Partito delle Donne (Polonia);
Conny Kerth, Presidente VVN-BDA/RFA (Germania);
Dario Venegoni, Presidente ANED
Roma, 15 dicembre 2018
"Le autorità vietino il corteo fascista del 28 ottobre a Predappio"
12 Ottobre 2018
Lettera di diffida del Vice Presidente nazionale ANPI, avv. Emilio Ricci, al Prefetto e al Questore di Forlì-Cesena e al Sindaco di Predappio
Ill.mo Sig.
Prefetto di Forlì - Cesena
Ufficio Territoriale del Governo
__________________________
Ill.mo Sig.
Questore di Forlì-Cesena
__________________________
Egr. Sig.
Sindaco di Predappio
____________________________
E pc
Spett.le
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Forlì
________________________________________
Oggetto: Manifestazione per la celebrazione dell'anniversario della marcia su Roma a Predappio il 28.10.2018
Formulo la presente in nome e per conto della Associazione Nazionale Partigiani Italiana, in persona del Presidente Sen. Carla Nespolo, a seguito di mandato conferitomi, per rappresentarvi quanto segue.
Il prossimo 28 ottobre è prevista in Predappio la celebrazione della marcia su Roma.
Ogni anno, in questa occasione, assistiamo a un corteo di camerati in camicia nera che espongono simboli dell'odio (svastiche, fasci littori o celtica) e porgono, con fare osannante, il saluto romano al sacrario di Benito Mussolini. Ulteriore aggravante è rappresentata dal fatto che i manifestanti non chiedono l'autorizzazione alle Autorità competenti e di fatto ogni volta questa celebrazione viene tollerata.
L'A.N.P.I si è sempre opposta e ha sempre denunciato tali manifestazioni.
Celebrare la marcia su Roma e Benito Mussolini vuol dire celebrare il fascismo.
Consentire la celebrazione della marcia su Roma e di Mussolini significa disattendere e violare il dettato della Costituzione. La XII disposizione di attuazione della Carta vieta la ricostruzione del partito fascista e quindi i valori del fascismo.
La gravità e illiceità dell'evento è così evidente che non può essere taciuta.
La legge Scelba e la legge Mancino, infatti, sanzionano in maniera anche penalmente rilevante l'apologia del fascismo quando apologia vuol dire esaltazione del regime, esaltazione dei principi, delle figure che al fascismo hanno fatto riferimento. L'art. 4 l. 20 giugno 1952, n. 645, infatti, punisce «chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo».
Consentire che una manifestazione di tal genere abbia luogo costituirebbe apologia del fascismo.
Né si può affermare che vietando la celebrazione si neghino le libertà costituzionalmente tutelate come quella di riunione e di manifestazione del pensiero.
La Corte europea dei diritti dell'uomo, con una sentenza del 2015, visto l'art. 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo, ha espresso il principio per cui taluni diritti si possano anche comprimere nel momento in cui questi non sono conformi a quelli che sono i principi generali dell'ordinamento costituzionale dei vari Paesi.
Allo stesso tempo, la celebrazione della marcia sua Roma integrerebbe altresì gli estremi del reato di apologia di delitto, di cui all'art. 414 comma 3 c.p. La giurisprudenza di legittimità, infatti, ha affermato che l'elemento oggettivo di tale fattispecie «consiste nella rievocazione pubblica di un episodio criminoso diretta e idonea a provocare la violazione delle norme penali» (Cass., sez. I, 17 novembre 1997, Gizzo, in C.e.d. Cass. n. 209140). Poiché è indubitabile che la figura di Mussolini rievochi ed esalti i metodi fascisti, la sua celebrazione è certamente interpretabile come apologia dei reati commessi nel ventennio fascista.
Inoltre, in considerazione dell'evento programmato, si possono profilare altresì gli estremi del reato di cui all'art. 2 d.l. 26 aprile 1993, n. 122 (con riferimento all'art. 3 l. 13 ottobre 1975, n. 654). La norma, infatti, punisce «chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi» che abbiano tra i loro scopi «l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali o etnici». Essendo indiscutibile che il fascismo era fondato sull'odio razziale, celebrare un suo esponente nell'ambito di un evento pubblico integra la fattispecie in parola.
Alla luce di quanto esposto, si invita l'Ill.mo Prefetto a vietare la celebrazione dell'anniversario della marcia su Roma a Predappio il 28.10.2018 in quanto illecita e illegittima.
Distinti saluti.
Avv. Emilio Ricci
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