Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224

Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224
MAIL: anpigenovapra869@gmail.com - TEL: 3463002468

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25 Aprile distanti ma uniti: l'iniziativa di ANPI Genova Pra' per celebrare la Festa della Liberazione

Per celebrare il 75esimo anniversario della Festa della Liberazione, la sezione ANPI di Genova Pra' ha pensato di chiedere un contributo a tutti gli antifascisti! 
Per partecipare sarà sufficiente inviare una foto o un disegno che rappresenti cosa è per ciascuno di noi il 25 Aprile
Anche se non potremo scendere in piazza come ogni anno, celebreremo assieme la Festa della Liberazione a distanza! 
Per inviare il materiale scrivere a: 25apriledistantimauniti@gmail.com 


Brigate Garibaldi:



  • 1ª Brigata Garibaldi "Friuli" dall'ottobre 1943 operante sulle Prealpi Giulie e le Prealpi Carniche
  • 1ª Brigata Garibaldi "Silvano Belgrano" presente nell'Albenganese (SV)
  • 1ª Brigata SAP "Irma Bandiera" attiva a Bologna
  • 2ª Brigata Garibaldi "Ermanno Angiono" (già "Biella") operante nel Biellese
  • 2ª Brigata SAP "Paolo" operante a Bologna
  • 3ª Brigata Garibaldi "Liguria" fino all'aprile 1944 (eccidio della Benedicta) operante nell'Ovadese (AL)
  • 3ª Brigata Garibaldi "Candida" attiva nell'Acquese (AL)
  • 3ª Brigata Garibaldi "Libero Briganti" operante nel Savonese
  • 3ª Brigata Garibaldi "Jori" operante in alta Val Trebbia (PC-GE)
  • 4ª Brigata Garibaldi "Cuneo" operante dalla Val Po fino alle Langhe(CN)
  • 4ª Brigata Garibaldi "C. Cristoni" (già "Daniele Manin") presente nel Savonese
  • 4ª Brigata Garibaldi Apuana "Gino Menconi" presente nell'alta Lunigiana (MS)
  • 4ª Brigata SAP "Venturoli" operante a Bologna
  • 4ª Brigata Garibaldi fino al giugno 1944 attiva sull'Appennino umbro-marchigiano (Foligno-Gualdo Tadino)
  • 5ª Brigata Garibaldi "Pesaro" fino al settembre 1944 operante in provincia di Pesaro Urbino
  • 5ª Brigata Garibaldi "Fratelli Figuccio" (già "Baltera") attiva nel Savonese
  • 6ª Brigata Garibaldi "Nello" operante nell'Ossola e nel Cusio
  • 6ª Brigata Garibaldi "P. Crosetti" (già "Nino Bixio") operante nel Savonese
  • 7ª Brigata Garibaldi presente in Valsesia
  • 8ª Brigata Garibaldi Romagna operante nel Forlivese
  • 8ª Brigata SAP "Balilla" operante in Val Polcevera (GE)
  • 9ª Brigata Garibaldi operante in Liguria
  • 10ª Brigata Garibaldi "Caiani" fino all'agosto 1944 presente nel basso Appennino fiorentino (Monte Giovi)
  • 10ª Brigata Garibaldi "Gino Lombardi" attiva in Versilia
  • 10ª Brigata SAP "Gramsci" attiva in Piemonte
  • 11ª Brigata Garibaldi "Gardoncini" operante nelle Valli di Lanzo (TO)
  • 12ª Brigata Garibaldi "Fermo Ognibene" operante in alta Val Taro (PR)[7]
  • 13ª Brigata Garibaldi "Nino Nannetti" operante nel Trevigiano e Bellunese
  • 14ª(poi 20^) Brigata Garibaldi Trieste dall'aprile 1944 operante col IX Korpus sloveno in Venezia Giulia e nel Tarnovano (e comprensiva, da maggio a dicembre 1944, del btg. autonomo "Alma Vivoda" attivo nel Capodistriano)
  • 15ª Brigata Garibaldi Saluzzo attiva nel Saluzzese (CN)
  • 15ªbis Brigata Garibaldi operante nell'Ossola
  • 16ª Brigata Garibaldi "Giuseppe Perotti" operante nel Torinese
  • 16ªbis Brigata Garibaldi presente nell'Ossola
  • 17ª Brigata Garibaldi "Felice Cima" operante in bassa Val Susa (TO)
  • 18ª Brigata Garibaldi "Saverio Papandrea" operante nel Canavese (TO)
  • 19ª Brigata Garibaldi "Eusebio Giambone" operante nel Torinese
  • 20ª Brigata Garibaldi "Paolo Braccini" presente in Val Grande (Valli di Lanzo) (TO)
  • 20ª Brigata SAP "Pino Casana" operante nel Torinese
  • 21ª Brigata Garibaldi Pasubiana operante sul Pasubio (VI-TN)
  • 21ª Brigata Garibaldi "Spartaco Lavagnini" (già "Antonio Gramsci") fino al giugno 1944 attiva nel Senese
  • 22ª Brigata Garibaldi "Lanciotto Ballerini" fino all'agosto 1944 operante nel basso Appennino pratese (Monte Morello)
  • 22ª Brigata SAP attiva a Torino
  • 22ª Brigata Garibaldi "Vittorio Sinigaglia" fino all'agosto 1944 operante a Firenze
  • 23ª Brigata Garibaldi "Guido Boscaglia" fino al giugno 1944 operante nella Maremma toscana
  • 23ª Brigata Garibaldi "Pio Borri" operante nella zona di Arezzo
  • 24ª Brigata Garibaldi "Ancona" fino al settembre 1944 attiva nelle Marche
  • 24ª Brigata Garibaldi "Fratelli Fontanot" dal dicembre 1944 operante col VII Korpus in Slovenia sud-orientale (Suha Krajina, Bela Krajina)
  • 24ª Brigata SAP "Lino Rissone" operante in Val Susa (TO)
  • 25ª Brigata Garibaldi "Spartaco" fino al settembre 1944 attiva nelle Marche
  • 26ª Brigata Garibaldi "Enzo Bagnoli" operante sull'Appennino reggiano
  • 27ª Brigata Garibaldi "Dolo" operante sull'Appennino modenese
  • 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini" operante nel Ravennate
  • 29ª Brigata GAP “Gastone Sozzi” attiva nel forlivese
  • 30ª Brigata Garibaldi "Fratelli Bandiera" operante nel Vittoriese (TV)
  • 30ª Brigata Garibaldi "Ateo Garemi" operante sui Monti Lessini-Pasubio (VI)
  • 31ª Brigata Garibaldi "Copelli" (già "Forni") operante in Val Ceno (PR)
  • 32ª Brigata Garibaldi "Monte Penna" operante in Val Ceno (PR)
  • 33ª Brigata Garibaldi operante sull'Appennino modenese
  • 34ª Brigata Garibaldi "Dragone" attiva sull'Appennino modenese
  • 34ª Brigata SAP presente a Torino
  • 35ª Brigata Garibaldi "Rizzieri" operante nel Ferrarese
  • 36ª Brigata Garibaldi "Alessandro Bianconcini" presente sull'Appennino imolese-faentino
  • 37ª Brigata Garibaldi operante sull'Appennino parmense
  • 37ªB Brigata Garibaldi "Leone Borrini" attiva in Lunigiana (MS)
  • 38ª Brigata Garibaldi "Wladimiro Bersani" operante in Val d'Arda (PC)
  • 39ª Brigata Garibaldi attiva fino al giugno 1944 sul Monte Amiata (SI-GR)
  • 40ª Brigata Garibaldi operante in Valtellina (SO)
  • 41ª Brigata Garibaldi "Carlo Carli" operante in bassa Val Susa (TO)
  • 42ª Brigata Garibaldi "Walter Fontana" operante nella media Val Susa (TO)
  • 43ª Brigata Garibaldi operante in Liguria
  • 44ª Brigata Garibaldi "Val Po" attiva nell'alta Val Po (CN)
  • 45ª Brigata Garibaldi "Ateo Garemi" operante nell'Astigiano[8]
  • 46ª Brigata Garibaldi "Massimo Vassallo" presente nelle Valli di Lanzo (TO)
  • 47ª Brigata Garibaldi "C. Monzani" operante nel Canavese (TO)
  • 48ª Brigata Garibaldi "Dante Di Nanni" attiva nella zona di Mondovì-Langhe (CN)
  • 49ª Brigata Garibaldi "D. Viano" operante nel Canavese (TO)
  • 50ª Brigata Garibaldi "Edis Valle" (già "Nedo") presente nel Biellese
  • 51ª Brigata Garibaldi "Arturo Capettini" attiva nell'Oltrepò pavese
  • 52ª Brigata Garibaldi "Luigi Clerici" operante sulla sponda ovest del Lago di Como
  • 53ª Brigata Garibaldi "Martiri di Lovere" presente in Val Seriana e Val Cavallina (BG)
  • 54ª Brigata Garibaldi "Bortolo Belotti" operante in Val Saviore/Val Camonica (BS)
  • 54ª Brigata Garibaldi "Macario" presente sul Lago di Como
  • 55ª Brigata Garibaldi "Fratelli Rosselli" presente in Valchiavenna (SO)
  • 56ª Brigata Garibaldi presente in Valle Calepio (BG)
  • 57ª Brigata Garibaldi "Berto" presente in Val d'Aveto (GE)
  • 58ª Brigata Garibaldi "Oreste Armano" presente in Val Curone e Val Borbera (AL)
  • 59ª Brigata Garibaldi "Caio" (già "Giacomo Matteotti") presente in Val d'Aveto e Val Nure (GE-PC)
  • 60ª Brigata Garibaldi "Stella Rossa" presente in Val Nure (PC)
  • 61ª Brigata Garibaldi operante in Val Nure (PC)
  • 62ª Brigata Garibaldi "Camicie Rosse" fino all'ottobre 1944 operante tra la Val Sàvena e la Val d'Idice (basso Appennino bolognese)
  • 62ª Brigata Garibaldi "Luigi Evangelista" operante in Val d'Arda (PC)
  • 63ª Brigata Garibaldi "Bolero" operante nel basso Appennino bolognese
  • 64ª Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" attiva nell'Oltrepò pavese
  • 65ª Brigata Garibaldi "Tabacchi" operante nel Reggiano-Modenese
  • 66ª Brigata Garibaldi "Mario Jacchia" presente sull'Appennino bolognese
  • 73ª= vedi: 87ª Brigata Garibaldi
  • 75ª Brigata Garibaldi "Giuseppe Boggiani" (già "Maffei") presente nel Biellese
  • 76ª Brigata Garibaldi "Gallo Battisti" (già "Togni") operante in Val d'Aosta
  • 76ª Brigata SAP "Angelo Zanti" operante nel Reggiano
  • 77ª Brigata Garibaldi operante nel Canavese (TO)
  • 77ª Brigata Garibaldi "Zemo" attiva nell'Alessandrino
  • 77ª Brigata SAP "Fratelli Manfredi" operante nel Reggiano
  • 78ª Brigata Garibaldi "Devic" (già "Stella rossa") attiva nelle Langhe (CN)
  • 78ª Brigata SAP operante nel Parmense
  • 79ª Brigata Garibaldi "A. Mazzarello" (già "Gollo") attiva nell'Acquese (AL)
  • 80ª Brigata Garibaldi "M. Peroglio" operante nel Canavese (CN)
  • 81ª Brigata Garibaldi volante "Silvio Loss" operante in Valsesia
  • 82ª Brigata Garibaldi "Giuseppe Osella" attiva nel Novarese
  • 83ª Brigata Garibaldi "Comolli" operante nell'Ossola (Valle Antrona)
  • 84ª Brigata Garibaldi Strisciante "Musati" presente in Valsesia
  • 85ª Brigata Garibaldi "Valgrande Martire" (già "Cesare Battisti") operante nell'Ossola e nel Verbano
  • 86ª Brigata Garibaldi "Issel" operante in Val Taleggio e in Val Brembana (BG)
  • 86ª Brigata Garibaldi "Carrara"
  • 87ª Brigata Garibaldi "Crespi" attiva nell'Oltrepò pavese
  • 88ª Brigata Garibaldi "Casotti" operante nell'Oltrepò pavese
  • 89ª Brigata Garibaldi "Fratelli Poletti" presente sulla sponda orientale del Lago di Como (LC)
  • 90ª Brigata Garibaldi "Zampiero" operante nell'alto Lago di Como
  • 98ª Brigata Garibaldi "Martiri di Alessandria" operante nel Monferrato (AT)
  • 99ª Brigata Garibaldi "Fiore" operante nelle Langhe (CN)
  • 100ª Brigata Garibaldi "Vignale" operante nel Monferrato (AT)
  • 101ª Brigata Garibaldi "Marmore" presente in Val d'Aosta
  • 101ª Brigata SAP operante in Valle Olona (MI)
  • 102ª Brigata Garibaldi "Folgore" presente nel Monferrato-Langhe
  • 103ª Brigata Garibaldi "Nino Nannetti" operante nel Monferrato (AT)
  • 103ª Brigata SAP "V. Gabellini" attiva nel Vimercatese (MB)
  • 104ª Brigata Garibaldi "Carlo Fissore" presente nel Cuneese
  • 104ª Brigata SAP "G. Citterio" operante nel Vimercatese (MB)
  • 105ª Brigata Garibaldi "Carlo Pisacane" attiva in Val Pellice (Montoso) (CN)
  • 105ª Brigata SAP "Luigi Brambilla" operante a Brugherio (MB)
  • 106ª Brigata Garibaldi presente nella media Val Susa (TO)
  • 107ª Brigata Garibaldi "Porro" attiva nel Monferrato (AT)
  • 107ª Brigata SAP operante a Sesto San Giovanni (MI)
  • 108ª Brigata Garibaldi "Pagella" attiva nel Monferrato (AT)
  • 108ª Brigata Garibaldi "Paolo Rossi" operante nel Tortonese (AL)
  • 108ª Brigata SAP presente a Sesto San Giovanni (MI)
  • 109ª Brigata Garibaldi "Piero Tellaroli" attiva in Valsesia
  • 109ª Brigata SAP operante a Sesto San Giovanni (MI)
  • 110ª Brigata Garibaldi "Elio Fontanella" attiva in Valsesia
  • 110ª Brigata SAP operante a Milano
  • 111ª Brigata SAP presente a Milano
  • 112ª Brigata Garibaldi "Gabriele Bonel" operante in Val d'Aosta
  • 112ª Brigata SAP "Bernini" attiva a Milano
  • 113ª Brigata Garibaldi operante in bassa Val Susa (TO)
  • 113ª Brigata SAP "Martiri di via Tibaldi" operante a Milano
  • 114ª Brigata Garibaldi operante in bassa Val Susa (TO)
  • 114ª Brigata SAP attiva a Milano
  • 115ª Brigata Garibaldi "Peirolo" presente in alta Val Susa (TO)
  • 115ª Brigata SAP "Gramigna" operante fra Pavese e Milanese
  • 116ª Brigata Garibaldi "Giacomo Matteotti" attiva nell'Oltrepò pavese
  • 117ª Brigata Garibaldi "Cornaggia" operante in Val Staffora (Oltrepò pavese)
  • 117ª Brigata Garibaldi "Barale" presente nel Cuneese
  • 117ª Brigata SAP "Jori" operante in Val Polcevera (GE)
  • 118ª Brigata Garibaldi "Remo Servadei" attiva in Valsesia
  • 119ª Brigata Garibaldi "Aldo Gastaldi" operante nel Verbano-Ossola
  • 119ª Brigata SAP operante in Brianza
  • 120ª Brigata SAP "Walter Perotti" attiva a Milano
  • 121ª Brigata Garibaldi "Walter Marcobi" operante nel Varesotto
  • 121ª Brigata SAP "Luppi" attiva nell'Oltrepò mantovano
  • 122ª Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" presente in Valle Trompia (BS)
  • 122ª Brigata SAP "Marino" attiva nell'Oltrepò mantovano
  • 123ª Brigata SAP "Corradini" operante nel Mantovano
  • 124ª Brigata Garibaldi "Pizio Greta" operante nell'alto Novarese
  • 124ª Brigata SAP "Don Leoni" attiva nel Mantovano
  • 125ª Brigata Garibaldi presente nell'Ossola
  • 125ª Brigata SAP "Mincio Po" operante nel Mantovano
  • 126ª Brigata SAP "Fortunati" presente nell'alto Mantovano
  • 127ª Brigata SAP "Oglio Mincio" attiva nel Mantovano
  • 128ª Brigata SAP presente a Sesto San Giovanni (MI)
  • 129ª Brigata SAP attiva a Sesto San Giovanni (MI)
  • 135ª Brigata Garibaldi "Mario Betti" attiva in Val Ceno (PR)
  • 141ª Brigata Garibaldi operante in Val d'Arda (PC)
  • 142ª Brigata Garibaldi presente in Val d'Arda (PC)
  • 143ª Brigata Garibaldi "Franchi" (già "Aldo") operante in alta Val Parma (PR)
  • 144ª Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" operante sull'Appennino reggiano
  • 145ª Brigata Garibaldi "Franco Casoli" attiva sull'Appennino reggiano
  • 156ª Brigata Garibaldi "Bruno Buozzi" operante in Friuli, dal gennaio 1945 (entro la Divisione Garibaldi Natisone) in Slovenia occidentale col IX Korpus
  • 157ª Brigata Garibaldi "Guido Picelli" operante in Friuli, dal gennaio 1945 (entro la Divisione Garibaldi Natisone) in Slovenia occidentale col IX Korpus
  • 158ª Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" operante in Friuli, dal gennaio 1945 (entro la Divisione Garibaldi Natisone) in Slovenia occidentale col IX Korpus
  • 165ª Brigata SAP operante nel Lodigiano
  • 166ª Brigata SAP presente nel Lodigiano
  • 168ª Brigata SAP "F. Parmigiani" operante nel Magentino
  • 169ª Brigata SAP operante nella bassa Lomellina
  • 170ª Brigata Garibaldi "Guido Galimberti" presente nel Bergamasco
  • 170ª Brigata SAP "Alessandro Santagostino" poi "Gigi Borgomaneri" attiva nel Milanese
  • 171ª Brigata Garibaldi "Lolo Clavena" operante nel Bergamasco
  • 171ª Brigata SAP "Paci" operante nel Milanese
  • 174ª Brigata SAP "Oreste Garati" operante nel Lodigiano
  • 175ª Brigata SAP "Attilio Ravizza" operante nel Lodigiano
  • 175ªbis Brigata SAP "Romeo Guglielmetti" presente in Val Bisagno (GE)
  • 176ª Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" operante in Val d'Aosta
  • 176ª Brigata SAP operante a Milano
  • 177ª Brigata Garibaldi "Barale" attiva nel Cuneese
  • 178ª Brigata SAP attiva in Val Parma (PR)
  • 179ª Brigata Garibaldi "Lamberti" attiva nelle Langhe
  • 180ª Brigata Garibaldi "Marco Conterno" operante nelle Langhe
  • 181ª Brigata Garibaldi "Mario Morbiducci" presente in Val Varaita (CN)
  • 181ª Brigata Garibaldi "Alfredo Piacibello" operante nel Monferrato
  • 182ª Brigata Garibaldi "Piero Camana" operante nel Biellese
  • 183ª Brigata Garibaldi "Carelli" poi "Emile Lexert" attiva in Val d'Aosta
  • 183ª Brigata SAP "Carlo Franchi"
  • 184ª Brigata SAP attiva a Sesto San Giovanni (MI)
  • 187ª Brigata SAP "Parenti" operante a Genova
  • 196ª Brigata SAP operante nel Milanese
  • 209ª Brigata Garibaldi attiva in Val Grande (Valli di Lanzo) (TO)
  • 212ª Brigata Garibaldi "Maruffi" operante nelle Langhe
  • 219ª Brigata SAP "Longhi" attiva nel Ponente Genova
  • 285ª Brigata SAP "Montagna" attiva sull'Appennino reggiano
  • 288º Raggruppamento Brigate SAP "Ferruccio Ghinaglia" operante nel Cremonese
  • 292ª Brigata SAP "Giacomo Buranello" operante a Sampierdarena (Genova) afferente alla Divisione Mingo
  • 334ª Brigata SAP "Est" operante a Genova Pra'
  • 395ª Brigata SAP "Gavino" attiva in Val Polcevera (GE)
  • 346ª Brigata SAP "Sergio Alpron" operante a Sestri Ponente (GE)
  • 368ª Brigata SAP "Masnata" presente in Val Polcevera (GE)
  • 413ª Brigata SAP "Mazzarello" attiva a Genova
  • 470ª Brigata SAP "Poggi" operante in Val Polcevera (GE)
  • 614ª Brigata SAP "Mirolli" attiva nel Levante Genova
  • 660ª Brigata SAP "Bruno Vanni" operante a Genova
  • 687ª Brigata SAP "Franchi" presente nel Levante Genova
  • 742ª Brigata SAP "Pinetti" attiva a Genova
  • 746ª Brigata SAP "Sordi" operante a Sestri Ponente (GE)
  • 818ª Brigata SAP "Rissotto" operante in Val Polcevera (GE)
  • 863ª Brigata SAP "Bellucci" presente nel Levante Genova
  • 912ª Brigata SAP "Antonio Gramsci" operante nel Ponente Genova
  • 927ª Brigata SAP "Antonio Sciolla" attiva nel Levante Genova
  • 928ª Brigata "Bruno Falaschi" attiva nel Sanminiatese Pisa
  • Brigata Garibaldi "Spartaco II" attiva nelle Valli di Lanzo (TO)
  • Brigata Garibaldi di manovra "Moro" operante nel Canavese (TO)
  • Brigata Garibaldi "Ennio Carando" attiva nel Fossanese (CN)
  • Brigata Garibaldi "Giovanni Burlando" presente nel Fossanese (CN)
  • Brigata Garibaldi "Titala" operante nel Fossanese (CN)
  • Brigata Garibaldi "Podestà" operante nell'Alessandrino
  • Brigata Garibaldi "Aldo e Romeo" presente nell'Ovadese (AL)
  • Brigata Garibaldi "Carlino" operante nell'Acquese (AL)
  • Brigata Garibaldi "Fronte della Gioventù-Eugenio Curiel" operante nell'Ossola
  • Brigata Risorgimento, a sud-est del Lago Trasimeno
  • Brigata Garibaldina Antonio Gramsci, attiva in Valnerina
  • Brigata Garibaldi "Bruno Fanciullacci" operante a Firenze
  • Brigata Garibaldi "Francesco Innamorati" operante a Perugia
  • Brigata Garibaldi "L. Lavacchini" attiva nel Mugello (Firenze)
  • Brigata Garibaldi "Giacomo Buranello", Appennino ligure-piemontese
  • Brigata Garibaldi "Macchi", Appennino ligure-piemontese, afferente alla Divisione Mingo[12]
  • Brigata Garibaldi "Pio", Appennino ligure-piemontese, afferente alla Divisione Mingo[13]
  • Brigata Garibaldi "Oliveri", Appennino ligure-piemontese, afferente alla Divisione Mingo[14]
  • Brigata Garibaldi "Val Lemme-Capurro" operante nel Novese e Tortonese (AL)
  • Brigata Garibaldi volante "Severino" operante in Valbisagno (GE)
  • Brigata SAP "Amedeo Lattanzi", Genova levante
  • Brigata SAP "Tito Nischio", Genova levante
  • Brigata SAP "Piva", Genova ponente
  • Brigata SAP "Rizzoglio", Genova ponente
  • Brigata Garibaldi "Po-Argo" presente in Liguria
  • Brigata Garibaldi "Coduri" operante nel Tigullio (GE)
  • Brigata Garibaldi "Virginio Arzani" operante in Val Borbera e Val Curone (AL)
  • Brigata Garibaldi "Cento Croci" operante sull'Appennino spezzino
  • Brigata Garibaldi "Melchiorre Vanni" attiva nell'alta Val Magra (MS)
  • Brigata Garibaldi "Ugo Muccini" presente nel Sarzanese (SP)
  • Brigata Garibaldi "Fratelli Fenti" operante nel Cadore (BL)
  • Brigata Garibaldi "Fratelli Cairoli" operante nel Vittoriese (TV)
  • Brigata Garibaldi "Calvi" operante in Cadore (BL)
  • Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" (Feltre) operante nel Feltrino (BL)
  • Brigata Garibaldi "Cacciatori delle Alpi" attiva nel Cadore (BL)
  • Brigata Garibaldi "Leo De Biasi" operante nell'Agordino (BL)
  • Brigata Garibaldi "Beduschi" presente nell'Agordino (BL)
  • Brigata Garibaldi "Tollot" operante in Cadore (BL)
  • Brigata Garibaldi "Stella" operante nel Vicentino
  • Brigata Garibaldi "Pino" attiva nel Vicentino
  • Brigata Garibaldi "Avesani" presente nel Vicentino
  • Brigata Garibaldi "Goffredo Mameli" operante nel Vicentino
  • Brigata Garibaldi "Martiri della Val Leogra" attiva sopra Schio (VI)
  • Brigata Garibaldi "Cacciatori della pianura" attiva nel Trevigiano
  • Brigata Garibaldi "Wladimiro Paoli" operante nel basso Trevigiano
  • Brigata Garibaldi "Oreste Licori" attiva nel Veneto
  • Brigata Garibaldi "Ciro Menotti" presente in Friuli
  • Brigata Garibaldi "Veneziano" (già "Togliatti") presente in Friuli
  • Brigata Garibaldi "Anthos" operante in Friuli
  • Brigata Garibaldi "Ivo Bortolotti" operante in Friuli
  • Brigata Garibaldi "Tagliamento" attiva in Friuli
  • Brigata Garibaldi "Gino Modotti" operante in basso Friuli
  • Brigata Garibaldi "Zorzini" presente nell'Udinese
  • Brigata Garibaldi "Miglioranza" attiva in Friuli
  • Brigata Garibaldi "Natisone" (già "Isonzo") dal giugno all'ottobre 1944 (quando dà vita all'omonima Divisione) operante nel Cividalese (UD)
  • Brigata Garibaldi "Udine" operante nell'Udinese
  • Brigata Garibaldi "Rosso" presente in Friuli
  • Brigata Garibaldi "Manin" attiva da marzo 1945 nella zona di Tarcento (UD)
  • Brigata Garibaldi "Carnia" operante in Carnia
  • Brigata Garibaldi "Val But" operante in Carnia (UD)
  • Brigata Garibaldi "Sante Gagliussi" operante in Sinistra Tagliamento (UD)
  • Brigata Garibaldi "Nino Bixio" presente in Destra Tagliamento (PN)
  • Brigata SAP "Francesco Biancotto" operante a Venezia
  • Brigata Garibaldi "Conti" operante a Venezia
  • Brigata Garibaldi "Martiri di Mirano" operante nel Veneziano
  • Brigata Garibaldi "Furlan" presente nel Veneziano
  • Brigata Garibaldi "L. Bavaresco" attiva in Veneto
  • Brigata Garibaldi "Ugo Bottacin" operante in Veneto
  • Brigata Garibaldi "Carlo Pisacane" operante in Veneto
  • Brigata Garibaldi "Veronese"
  • Brigata Garibaldi "Ferretto" operante nel Mestrino e nel Padovano
  • Brigata Garibaldi "Padova" operante nel Padovano
  • Brigata Garibaldi "Franco Sabatucci" attiva nel Padovano
  • Brigata Garibaldi "Mazzini" operante nel Vicentino
  • Brigata Garibaldi "Raspo" attiva nel Portogruarese (VE)
  • Brigata Garibaldi "Ippolito Nievo" operante nel Portogruarese (VE) e Pordenonese
  • Brigata Garibaldi "Ampelio Iberati" attiva nel Portogruarese (VE)
  • Brigata Garibaldi "Venezia" operante nel Portogruarese (VE)
  • Brigata Garibaldi "Vecchia", afferente alla Divisione Mingo
  • Brigata Garibaldi "Gino Bozzi", operante nella zona dell'appennino pistoiese
  • Gruppo Brigate Garibaldi "Vittorio Veneto"
FONTE: http://it.paperblog.com/oggi-lo-sventolo-anch-io-297784/
LA CASA DELLO STUDENTE DI GENOVA

Comandata da SIGFRIED ENGEL(1), ufficiale effettivo dell'S.D. e membro superiore della Scuola SS in Italia, dal quale dipendevano anche i Comandi SS di Savona, Imperia, Spezia e Novi Ligure, la Casa dello Studente era suddivisa, già nell'aprile del 1944, in tre reparti principali:

  • S.D. 3 (addetto allo spionaggio industriale e commerciale)
  • S.D. 4 e 5 (addetti al movimento partigiano, ebrei, clero, comunisti, ecc.)
  • S.D. 6 (spionaggio militare)
Il reparto 3 era agli ordini del Maggiore NEUMANN dal quale dipendevano il maresciallo ERNEST HERTEL addetto alla censura della stampa, il tenente MAX BAUER, l'interprete maresciallo BRUCKNER addetto al collegamento con gli informatori del settore industria e commercio, il sergente GASSER dattilografo con mansioni di segretario.

I reparti 4 e 5  dipendevano dal tenente OTTO KASS ed erano suddivisi nei seguenti uffici:


  1. ufficio contro-spionaggio, diretto dal maresciallo (poi tenente) WERNER SIMSEN dal quale dipendevano i marescialli OTTO ABT e G. SCHOLZ e gli interpreti UNTERPERTINGER e ANNA SODIAN; era stato questo ufficio a condurre, nel marzo 1944, le indagini che avevano portato alla scoperta dell'organizzazione OTTO(2) e all'arresto del Prof. Balduzzi e dei suoi collaboratori.
  2. ufficio antiribelli, comandato dal meresciallo G. PETERS e composto dal maresciallo G.FRONTUL, dal tenente CRONER della G.N.R. e dai sottufficiali (anch'essi G.N.R.) RADOSSI, DE ROMEDIS e CAPONE.
  3. ufficio ebrei, composto dal Maresciallo JANNICHE, dall'interprete UNGERER e dal barone VON SLAZER, i quali disponevano di numerosi informatori civili; a questo ufficio era dovuta l'introduzione alla Casa dello Studente del nuovo sistema di tortura mediante scariche elettriche provocate da un telefono da campo italiano mod.36.
  4. ufficio comunisti, diretto dal maresciallo GUGG coadiuvato dall'interprete SOTTOPERRA.
  5. ufficio spionaggio cittadino e arresti in genere, comandato dal tenente SCHLEISLER e dal maresciallo H. SCHNEIDER.
  6. ufficio criminale, competente in operazioni si sequestro e requisizione di preziosi, materiali vari e generi alimentari; ne facevano parte il maresciallo HELMER, il maresciallo KAHLEMBERG e gli interpreti, sottufficiali ATZWANGER, NICOLETTI, FALUNGIANI.
  7. carcere, cioè la IVª Sezione del carcere di Marassi comandata dal maresciallo E. POICKERT coadiuvato dal maresciallo LASSNER e dall'interprete E. LUZZATO; essi curavano anche i trasferimenti dei detenuti politici dal carcere ai campi di concentramento.
Dai reparti 4 e 5 del tenente Kass dipendeva anche la compilazione degli elenchi di cittadini da fucilare per rappresaglia e l'assegnazione ai campi di concentramento di 1ª, 2ª e 3ª categoria. Tra i collaboratori di questo ufficiale vengono segnalati il tenente di Marina germanica REIMERS, comandante del reparto di stanza a Portofino (indicato quale autore materiale di eccidi e torture), il maggiore ZANNESE della G.N.R. (al quale viene attribuita l'iniziativa dell'arresto e della deportazione in Germania dei Carabinieri della Legione di Genova), il maggiore LODI, anch'egli della G.N.R. e il console GRASSINI, poi vice Federale della Federazione genovese del P.F.R.
Il reparto 6 era comandato dal tenente MICKELSEN, di Amburgo, che operava alle dipendenze del Comando di Verona, a contatto con WOLFF, capo dell'S.D. 6 in Italia.
L'attività del reparto consisteva particolarmente nell'invio di agenti in territorio occupato dagli Alleati, sia in Italia che in Francia. Il reparto curò anche la preparazione di un centro di spionaggio da lasciare in Liguria nel caso di ritirata delle truppe germaniche.
L'incarico dell'ingaggio di agenti R.T. e informatori (che prima dell'impiego venivano inviati alla scuola di addestramento di Rovereto) era affidato al tenente RITNER e all'interprete sottufficiale MAX WUNDERLICH; il collegamento con l'ABWER 1° avveniva tramite FRANZ BERTOLLI.
In modo autonomo, con propri informatori civili, funzionava invece l'Ufficio regionale della GESTAPO (situato in Via Assarotti a Genova) che era comandato, nell'aprile 1944, dal maggiore WERNER.

(1) Friedrich Wilhelm Konrad Siegfried Engel conosciuto come "Il Boia di Genova" (Warnau an der Havel, 11 febbraio 1909 – Amburgo, 4 febbraio 2006) è stato un militare tedesco condannato all'ergastolo in contumacia per la Strage della Benedicta (147 fucilati), per la Strage del Turchino (59 fucilati), per la Strage di Portofino (22 fucilati) nel 1944 e per la Strage di Cravasco, nei pressi di Campomorone (20 fucilati) nel 1945.
(2) L’Organizzazione “Otto”, fondata e diretta dal professor Ottorino Balduzzi, Primario dell’Ospedale San Martino di Genova, fu tra i primi gruppi in attività dopo l’8 settembre 1943. Lo scopo primario della sua attività fu quello di stabilire i primi contatti con gli alleati allo scopo di ottenere aiuti concreti in armi e munizioni per i movimenti partigiani.

FONTE: Cronache militari della Resistenza in Liguria vol.II° autore Giorgio Gimelli

I GRUPPI D’AZIONE PATRIOTTICA
LA GUERRIGLIA URBANA NELLA RESISTENZA
di Marco Grilli

La Resistenza in città contro l’attesismo. 

All’indomani dell’armistizio dell’otto settembre 1943, gli occupanti tedeschi e i fascisti della neo-costituita Repubblica Sociale Italiana (RSI) dovettero controbattere nelle grandi città la fiera opposizione armata dei Gruppi d’Azione patriottica (GAP), nuclei clandestini costituiti dal Partito comunista alla fine del settembre 1943, allo scopo di rispondere col terrore al terrore dell’occupazione nazi-fascista. Giorgio Bocca li definì: “La minoranza ossessionata e ossessionante che arroventa la massa inerte delle grandi città, il nucleo disperato che trasmette alle moltitudini la sua volontà”. Mario Fiorentini, uno dei fondatori dei GAP di Roma, chiarì gli obiettivi dell’organizzazione: “La Wehrmacht non era più invincibile; dovevano sentire che non erano padroni di Roma, che avevano una popolazione ostile.Noi dovevamo attaccare le linee di comunicazione, i loro passaggi, il transito degli automezzi, gli automezzi in sosta, i comandi; e in particolare questo fatto, che loro non dovevano sfilare impunemente per la città. In altre parole volevamo imporre che Roma fosse davvero città aperta”. 

Organizzazione, metodi di lotta e principali azioni. 

I GAP, protagonisti del terrorismo anti-nazista e anti-fascista in città, dipendevano esclusivamente dal Partito comunista e dalle Brigate Garibaldi. Particolarmente importanti per esser stati tra i primi organismi a scendere immediatamente sul piano della lotta armata, considerate le difficoltà organizzative e logistiche della prima fase della Resistenza condotta dalle bande in montagna, erano composti da gruppi di 3-5 elementi, isolati fra di loro e appartenenti ad unità che contavano al massimo una trentina di combattenti. Incisero notevolmente sull’efficacia dell’organizzazione le esperienze maturate dai militanti comunisti nella guerra civile spagnola e nella resistenza francese. I gappisti vivevano nella più rigida clandestinità: per ragioni di sicurezza ogni gruppo era sconosciuto agli altri; all’interno d’ogni unità si trovavano addetti al rifornimento d’armi ed esplosivi, staffette, artificieri, incaricati per la fornitura di documenti falsi e rifugi ed infine informatori sugli obiettivi delle azioni. Si trattava di un’organizzazione complessa e articolata che concedeva una notevole libertà alle diverse unità: tra i comandanti più noti spiccarono Ilio Barontini, Giovanni Pesce, Giorgio Amendola, Antonello Trombadori, Carlo Salinari, Walter Nerozzi e Aldo Petacchi. Decisi a colpire militarmente e moralmente i nazifascisti, in ogni luogo ed in ogni momento, questi nuclei rivoluzionari compirono sabotaggi, operazioni militari e attentati su obiettivi specifici quali i “fascisti responsabili di azioni contro la popolazione, ex dirigenti e responsabili del regime fascista dimostratisi particolarmente reazionari; dirigenti e responsabili dell’attuale fascismo repubblicano, del governo del venduto Mussolini, membri della milizia repubblicana e della Guardia nazionale repubblicana; collaboratori aperti, decisi e attivi dei tedeschi, spie ecc.”. Non quindi una guerra cieca e indiscriminata ma un terrorismo urbano mirato a colpire gli elementi più pericolosi e connotati ideologicamente, una violenza esemplare contro i principali nemici del popolo e della libertà, quali i torturatori, le spie, i collaborazionisti etc. Le azioni fulminee e imprevedibili di questi partigiani ebbero costi altissimi, in termini di caduti al loro interno e rappresaglie sulle popolazioni civili, ma anche una notevole efficacia sul piano dei danni materiali e sul clima di paura e insicurezza generato tra gli occupanti, incapaci di controllare pienamente il territorio e di esplicare liberamente il proprio dominio. Scriveva un giornale delle Brigate Garibaldi: “Il terzo fronte deve creare per i nazifascisti un’atmosfera di odio e terrore; questi criminali non devono più sentirsi sicuri e tranquilli in nessun luogo, ovunque devono sentire odio e disprezzo, ovunque devono vedere nemici, ovunque una mano armata che li colpisca”. A Bologna i GAP colpirono la polizia ausiliaria organizzata dai tedeschi nel febbraio 1944 per la repressione partigiana: furono giustiziati ben 17 agenti in cinque giornitanto che su circa 500 elementi ne disertarono ben 150 mentre altri passarono addirittura alla lotta partigiana; questi duri metodi volti a generare paura non mancavano di produrre buoni risultati per la lotta di liberazione. Il gappismo è stato definito come la guerra partigiana messa in scena davanti ad un pubblico di massa; le azioni terroristiche privilegiarono le grandi metropoli, più consone alla necessità di vivere in clandestinità, permisero la conquista di uno spazio pubblico ai “ribelli”, disorientarono il nemico –i tedeschi pensarono perfino che i gappisti non fossero italiani ma terroristi inviati da Mosca o dagli anglo-americani, esagerandone la consistenza numerica data la rilevanza degli attacchi- ed infine “pubblicizzarono” agli occhi della popolazione l’esistenza di un nucleo di intransigenti, votati a battersi fino in fondo per dimostrare la debolezza del nuovo stato fascista repubblicano. Nonostante l’esiguità numerica (nelle metropoli del nord non superarono mai i 40-50 elementi), i gappisti furono protagonisti di colpi di mano eclatanti, ne citiamo alcuni: al 2 ottobre 1943 risale il primo attentato, quando presso Milano Egisto Rubini fece saltare in aria un deposito di munizioni, sempre nel capoluogo lombardo il 18 dicembre cadde sotto il fuoco dei gappisti il federale Aldo Resega; a Torino fu colpito il 29 ottobre il seniore della milizia Domenico Giardina, mentre nel febbraio 1944 sette bombe danneggiarono il comando tedesco; a Firenze il 1° dicembre 1943 cadde il comandante del distretto militare Gino Gobbi, accanito persecutore dei renitenti, un mese più tardi sette detonazioni colpirono diverse sedi del comando tedesco in città; a Bologna il 18 dicembre 1943 fu attaccato il comando nazista insediato a Villa Spada; nella capitale il 18 dicembre 1943 una bomba provocò dieci morti fra tedeschi e fascisti frequentanti la trattoria di Via Fabio Massimo, otto giorni dopo Mario Fiorentini lanciò uno spezzone contro il corpo di guardia tedesco in Regina Coeli ed in seguito la rabbia gappista si abbatté sull’Hotel Flora, sede del comando e del tribunale di guerra nazisti. Gli episodi più duri e discussi che maggiormente colpirono l’opinione pubblica e il CLN furono l’attentato di Via Rasella a Roma, triste preludio all’eccidio delle Fosse Ardeatine, e l’uccisione del filosofo Giovanni Gentile, Presidente dell’Accademia d’Italia e fiero sostenitore del fascismo repubblicano; nel furore della guerra civile i gappisti ritennero punibili le responsabilità politiche di uno dei più influenti intellettuali fascisti. L’attivismo gappista provocò smarrimento e forti reazioni in campo nazi-fascista: l’estensione del coprifuoco; il divieto delle biciclette, principali mezzi usati per gli attentati; la spietata repressione dei ribelli ed infine le rappresaglie sulla popolazione civile, furono i principali metodi messi in atto dagli occupanti per riaffermare il proprio controllo sul territorio. 

La vita del gappista. 

La guerra partigiana si distinse per la sua volontarietà, la scelta individuale, meditata e finalmente libera che ogni resistente attuò nella propria coscienza, nell’eccezionalità del contesto storico che impose di stare dall’una o dall’altra parte della barricata, con gli oppressori o con gli oppressi. La rigida clandestinità e l’isolamento, le privazioni materiali imposte e la durezza dei metodi di lotta, significarono per i gappisti un periodo di vita angoscioso ed estenuante, il prezzo da pagare per il conseguimento dell’obiettivo finale: la cacciata dell’invasore e la conquista della libertà. Una guerra estrema, praticabile solo coi metodi del terrorismo, che richiese un ferreo sostegno ideologico, fondamentale per perdurare nell’azione e acquietare il travaglio interiore; preminente quindi il ruolo del commissario che: “Deve curare che la vita tutta speciale condotta dai gappisti non corrompa l’onestà e il carattere. Egli deve preoccuparsi che ognuno che uccida si senta un giustiziere, e non un assassino; che chi fa un colpo di recupero lo faccia convinto della giustizia del suo atto e non col senso di sentirsi un ladro”. Una scelta drastica e totale che investì tutti i lati dell’esistenza e impose una disciplina rigorosa e il freno ad ogni pietismo; spiegò Marisa Musu: “Se penso d’aver contribuito con una bomba a far saltare in aria un soldato tedesco, non penso che quello era un figlio di mamma, che era il padre di un bambino piccolo, non la vivo così. Vedo torturatori di Via Tasso, rastrellatori di ebrei, guardie ai campi di sterminio…”.  L’impugnare un arma per colpire a freddo il nemico fu un trauma rilevante che lacerò le coscienze di molti combattenti, uomini e donne, in gran parte operai e studenti, spesso cresciuti nell’ideale del socialismo e ora chiamati a violare la sacralità della vita; questo il racconto di un giovanissimo partigiano in attesa in Via Rasella: “Il giorno che stavo aspettando in piazza di Spagna che la colonna tedesca apparisse in fondo al Babuino, e pensavo che quegli uomini sarebbero morti non me ne importava nulla. Ma stando là in piedi nel tiepido sole del pomeriggio, e vedendoli sfilare, mi risuonava dentro un motivo di E lucean le stelle…, e mi colavano le lacrime giù per le gote”. Ai gappisti erano richiesti freddezza, coraggio, volontà inflessibile e destrezza fisica; la loro esiguità si spiega anche con la difficoltà di tale scelta. Nella vita di questi combattenti mancarono i momenti di condivisione propri della guerriglia in montagna, scrisse nel suo diario un gappista bolognese: “Passarono altre tre giornate, tre interminabili giornate di solitudine e di fame. Le trascorremmo svogliati e inerti, guardando dalle finestre, sfogliando i pochi libri rimasti, dando la caccia ai pidocchi e bestemmiando contro la sorte”. Quei partigiani urbani che avevano partecipato alla guerra civile spagnola rimpiansero quel periodo, caratterizzato dagli scontri faccia a faccia in campo aperto; ora invece la sensazione di essere braccati, la necessità di colpire di sorpresa con azioni fulminee, il rischio altissimo di esser catturati, torturati e uccisi, caratterizzavano la vita di questi combattenti chiamati a vincere la stanchezza esistenziale e il disgusto per la realtà dell’epoca, con la speranza di lottare per un futuro migliore. I gappisti scelsero la resistenza attiva e, dichiarando guerra all’occupante, si mostrarono pronti a uccidere e farsi uccidere; lontani dalla mistica mortuaria fascista, non si considerarono votati alla morte ma la sopportarono con dignità e orgoglio. Una volta catturati una triste sorte toccava a questi “solitari rivoluzionari”, costretti a sopportare indicibili torture per non rivelare i nomi dei compagni: a Roma l’artificiere Giorgio Labò fu tenuto 18 giorni con le mani legate dietro la schiena ma rifiutò di parlare e finì fucilato a Forte Bravetta; Gianfranco Mattei, altro artificiere dei GAP, s’impiccò nella sua cella in Via Tasso per paura di cedere alle torture del tristemente noto tenente Priebke e tradire i compagni. Una scelta imbracciata con ardore e portata fino alle estreme conseguenze era quella dei GAP. Non mancarono casi di puro eroismo, come quello del 17enne operaio torinese Dante di Nanni che, il 17 marzo 1944, rimasto gravemente ferito in seguito ad un attacco ad un reparto fascista, riuscì a raggiungere la base in Borgo S. Paolo e, assediato dai tedeschi che aprirono il fuoco perfino con un cannoncino anticarro, dopo aver lanciato otto bombe a mano ed esaurito le munizioni, evitò di consegnarsi al nemico gettandosi dalla finestra col pugno alzato, gridando viva l’Italia. I GAP pagarono un prezzo altissimo in vite umane (circa il 50% dei componenti); in gran parte finirono fucilati dopo orribili sevizie e torture. A Roma l’organizzazione subì un tracollo in seguito all’arresto di Guglielmo Blasi, uno dei presenti in Via Rasella, uomo di dubbia moralità che, arrestato in seguito ad una rapina commessa per proprio conto, passò agli ordini del famigerato Pietro Koch, comandante di una speciale polizia fascista, facendo arrestare quasi tutti i suoi ex-compagni.

FONTE: Instoria rivista on line di storia e informazione


Il Fronte della Gioventù

ll "Fronte della Gioventù", la più nota ed estesa organizzazione dei giovani impegnati nella lotta di liberazione in Italia, venne costituito a Milano nel gennaio 1944, in forma unitaria, dai rappresentanti dei giovani comunisti, socialisti, democratici cristiani, al quali si uniscono subito i giovani: liberali, azionisti, repubblicani, cattolici comunisti, le ragazze dei Gruppi di Difesa della Donna (dai quali in seguito sorgerà l'UDI) e dei giovani del Comitato contadini.
La base ideale e programmatica fu elaborata da Eugenio Curiel (1912-1945), giovane scienziato triestino, già confinato dal Fascismo a Ventotene, ucciso a Milano il 24 febbraio 1945. Per il suo eccezionale contributo recato alla mobilitazione dei giovani nella lotta partigiana Curiel è stato insignito di medaglia d'oro alla memoria.
La storica riunione di costituzione del Fronte della Gioventù, si svolse - auspici due religiosi (padre Davide Turoldo e padre Camillo De Piaz) - nel convento dei Servi di Maria adiacente alla Chiesa di San Carlo al Corso. 
Eugenio Curiel
Un embrione di organizzazione, non ancora su basi così larghe ed unitarie politicamente, era esistente a Milano fin dall'ottobre 1943, promossa da Gian Carlo Pajetta (1911-1990) e da Luigi Longo (1900-1980), attorniati da un gruppo di studenti universitari, intellettuali e giovani operai.

Il Fronte della Gioventù (sigla FDG) ha recato un contributo assai rilevante alla Lotta di Liberazione. Centinaia e centinaia di giovani aderenti al Fronte sono caduti tra i partigiani, parecchi di essi sono stati decorati di medaglia d'oro e d'argento, hanno avuto funzioni di comando nelle varie formazioni combattenti. Molti sono gli aderenti al Fronte caduti con le armi in mano, o torturati nelle carceri, che hanno stupito gli stessi tedeschi e i fascisti. Tra essi, per tutti, ricorderemo Gianni Masi (deceduto in Germania, in campo di prigionia), Renato Quartini (fucilato a Genova), Dolfino Ortolan (caduto vicino a Treviso), Sandro Cabassi, Francesco Biancotto, Engels Profili, i giovani del Fronte impiccati dai tedeschi a Premariacco, i ragazzi fucilati al campo Giuriati di Milano, Giordano Cavestro, Giacomo Ulivi, Elio Boizacco, i 4 ragazzi fucilati a Milano in via Botticelli, Sergio Murdaca orribilmente seviziato e accecato a Cremona, Renzo Gasparini, Vincenzo Terenziani, Vittorio Tognoli, Vasco Scaltriti, gli 8 giovani fucilati sul Senio (Ravenna), Vinicio Culedda, Vittorio Di Dario, Renzo Cattanea, Giorgio Latis, Bruno Riberti, Stefano Peluffo, Domenico Mosti, Luciano Righi, Francesco Fochesato, Paolo Galizia, Sergio Posi. Alcuni di questi caduti hanno 14 anni (come Fochesato), 16 anni (come Ortolan); tutti sono giovanissimi, molti studenti, diversi operai e contadini.
Il Fronte della Gioventù fu riconosciuto dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. L'enorme contributo portato dal Fronte alla fase insurrezionale del 25 aprile nell'Italia del nord (e in precedenza a Firenze e Bologna) è testimoniato da diverse relazioni del Comando del Corpo Volontari della Libertà, dalla direzione del Comitato di Liberazione, dalle testimonianze di parecchi comandanti e commissari di formazioni partigiane.

LA BRIGATA VOLANTE BALILLA

La storia della Brigata Balilla ha inizio subito dopo l’8 settembre 1943, quando un gruppo di giovani di Bolzaneto costituì un GAP (Gruppo di Azione Patriottica) che per molti mesi fu una vera e propria spina del fianco degli occupanti tedeschi e dei repubblichini, con azioni di propaganda, sabotaggio della linea ferroviaria Genova/Milano e delle linee di alta tensione, liberazione di patrioti da caserme ed ospedali dove erano feriti.
Angelo Scala "Battista" con Don Berto
Nel luglio del 1944 la permanenza in Val Polcevera divenne troppo pericolosa, per cui decisero di prendere la via dei monti, sotto la guida di “Battista” (Angelo Scala), per unirsi alle formazioni partigiane della Divisone Cichero, comandata da “Bisagno” (Aldo Gastaldi).
Il loro arrivo in montagna, come distaccamento “Balilla Grillotti” (dal nome di un patriota caduto) coincise col rastrellamento dell’agosto 1944, dove combatterono alla Cappella di Cardenosa, Barbagelata, Casoni di Vallescura, Cabanne di Rezzoaglio, dove ottennero persino il passaggio nei partigiani di alcune decine di alpini della Monterosa, Clavarezza, San Clemente, Crocefieschi.
Dimostrato così il loro valore, nel dicembre 1944, Bisagno diede loro il compito di operare nei monti fra la Val Bisagno e la Val Polcevera, con principale punto di raccolta a Sella di Montoggio (essendo un distaccamento d’assalto non aveva una sede fissa).
Con la base nei monti, il distaccamento “Balilla” operava con quotidiane azioni nel fondovalle e nei comuni della cintura, grazie alla collaborazione dei contadini dei monti, di cui aveva saputo conquistare stima e fiducia, e l’appoggio degli abitanti della città, che vedevano in loro il riscatto della Patria dalla dittatura e dallo straniero; in tal modo contribuiva alla disorganizzazione delle forze di occupazione, mantenendole costantemente nel timore di improvvise azioni partigiane; in seguito a queste prove di valore, il 25 febbraio “Bisagno” promosse “Battista” al grado di Comandante di Brigata con questa motivazione: “Comandante di una formazione speciale, spinta come punta avanzata della “Cichero” nei sobborghi stessi di Genova, con ponderata audacia riusciva ad infliggere sensibili colpi al nemico, suscitando nella popolazione simpatia ed entusiasmo per la causa Garibaldina. Chiaro esempio di valore e, soprattutto, di ciò che può anche una piccola formazione quando è disciplinata ed audacemente diretta”. In tal modo il distaccamento divenne la Brigata d’assalto Balilla, quotidianamente protagonista di innumerevoli azioni, ora volte anche a tutelare impianti e stabilimenti dalla distruzione tedesca.
Il 14 aprile una colonna di circa 100 tedeschi attaccò Case Sella, fu respinta con gravissime perdite, ma nel combattimento caddero il vice comandante “Luci” (Luciano Zamperini) e “Lino” (Ezio Faggioni).
Partigiani della Balilla al centro Angelo Scala "Battista"
La Brigata Balilla fu la prima formazione partigiana di montagna ad entrare in Genova durante l’insurrezione del 23/25 aprile, contribuendo alla liberazione della Val Polcevera e di Sampierdarena.
I vari distaccamenti scesero convergendo da varie località: il N. 3 entrò in Bolzaneto all’alba del 24, il n. 1 da Sella, attraverso Busalletta, Sant’Olcese e Manesseno, arrivò a Morigallo nel pomeriggio, attaccando il comando piazza tedesco, il numero 2 da Sella per la costa di Creto, Torrazza e Costa di Pino, dove mise in fuga un presidio repubblichino, arrivò in serata a Morigallo, dove contemporaneamente arrivava anche il n. 4 da Crocetta d’Orero e Pedemonte e poco dopo il n. 5 da Molini di Voltaggio, Passo della Bocchetta, Ceranesi, Livellato e san Biagio: in questo modo il comando piazza tedesco si arrese, con 130 prigionieri, compreso il comandante; il 26 aprile viene costretto alla resa anche una forte colonna tedesca, asserragliata nella camionale.
Battista fu insignito della Bronze Star inglese con la seguente motivazione: “for heroic achievement in connection with military operation against the enemy from 1 March to 2 may 1945. As Commander of the Brigade Balilla of the Italian Partisan movement, Angelo Scala, despite the lack of arms and equipment, continually harassed the enemy by constant acts of sabotage and attacks on convoys and troops. Demonstrating amazing ingenuity and skill, combined with unswerving loyalty and heroism in effecting the plans of Allied Commanders, he utilised the facilities at his disposal to the maximum advantage of the Allied Forces.  The praiseworthy contribution of Angelo Scala and his organization, to his country and the allied cause are in keeping with the highest tradition of freedom loving people”.   Sulla sua tomba nel cimitero di Bolzaneto è scritto: “se vuoi sapere cosa significò Partigiano, per coraggio e coscienza contro il terrore nazifascista, questo è un Partigiano. Più delle sue imprese gappiste, più del suo grado di Comandante della Brigata Balilla, che operò su questi monti e vie familiari come forza popolare di libertà, più della Bronze Star, della Medaglia d’argento al Valor Militare, della promozione sul campo, vale il semplice nome “Battista”, la fermezza delle poche parole, l’esempio non sminuito dal passare di non facili anni, finché si ricongiunse qui ai suoi compagni. Angelo Scala 1908-1974 “Battista” 

FONTE http://www.pierostagno.it
ECCIDIO DI CRAVASCO
Quale rappresaglia per l'uccisione di nove tedeschi - caduti il 22 Marzo a Cravasco in uno scontro coi partigiani della Brigata "Balilla" al comando di "Battista" (Angelo Scala) - la notte del 23 Marzo i nazifascisti prelevarono da Marassi 20 detenuti politici e, caricatili ammanettati su di un autocarro, li trasportarono a Isoverde. Lungo il tragitto due prigionieri riuscirono a fuggire. Gli altri diciotto vennero avviati a piedi sino a Cravasco dove, nelle vicinanze del cimitero, furono fucilati. Il partigiano Arrigo Franco Diodati "Franco", colpito con gli altri compagni, riuscì miracolosamente a salvarsi.
I Martiri di Cravasco

La documentazione su questo tragico evento conservata presso l'Istituto per la Storia della Resistenza di Genova, risulta particolarmente abbondante e di grande valore, perché arricchita, caso eccezionale, dalla testimonianza di un sopravvissuto, che ha ricostruito l'accaduto sia allora, sia in commemorazioni successive nel corso degli anni, sia in un'intervista del 1995 il cui testo si trova presso l'archivio dell'Istituto.Come detto in precedenza, uno scontro a fuoco avvenuto il 22 marzo 1945 tra una decina di partigiani della brigata volante "Balilla", esperti in tattiche di guerriglia, e nove tedeschi, caduti nell'imboscata, si concluse con la sconfitta e la morte di questi ultimi. Nonostante questo fosse un episodio di guerra, e nonostante la direttiva dell'Obergruppenfuehrer Karl Wolf, emanata dieci giorni prima, in cui si ordinava, essendo ormai evidente l'approssimarsi della fine del conflitto, di astenersi dal compiere stragi, venne ordinata la rappresaglia. Furono così prelevati dal carcere di Marassi quindici detenuti politici, cui si aggiunsero altri cinque fatti uscire dall'infermeria dove erano stati ricoverati per gravi ferite in seguito allo sfortunato tentativo di liberare un compagno gappista, Masnata, dall'ospedale di San Martino . I venti prigionieri avevano capito cosa li attendeva per il fatto che erano stati svegliati in piena notte e che non gli avevano fatto portare nulla con sé, anzi all'ultimo gli avevano fatto togliere cappotti e persino giacche. In catene, vennero fatti salire su un camion coperto con un telo militare, come testimoniarono alcune suore della Val d'Aveto che si trovavano davanti al carcere, mandate dal fratello di Diodati (che era in prigione da tre mesi), Wladimiro, per proporre uno scambio di prigionieri. 

Cippo in ricordo dei Martiri

Il camion andò in direzione di Rivarolo e poi verso Pontedecimo. I prigionieri, individuarono il percorso e abbandonarono le ultime speranze di essere portati a Milano, per uno scambio di prigionieri o per l'avvio a un campo di concentramento. Discutendo con grande forza d'animo del destino ormai inevitabile, decisero di provare a salvare almeno qualcuno di loro, che potesse testimoniare l'accaduto, e infatti riuscirono a farne fuggire due che, all'altezza di Certosa, in una curva si buttarono da uno squarcio nel telone mentre gli altri li coprivano. Arrivati a Isoverde, vennero fatti scendere e avviati su un lungo e faticoso cammino. Ad uno dei feriti, "Tino" Quartini, era stata amputata una gamba, e le SS avevano gettato via le sue stampelle, perciò i compagni dovettero portarlo su per il sentiero, anche se con grande fatica e dolore, per poter morire insieme. Diodati ha testimoniato di uno stato d'animo, da parte di tutti, sereno, coraggioso e a momenti quasi esaltato dall'amicizia e dalla comunanza della stessa sorte, che li sostenne fino all'ultimo, quando furono fucilati dietro il muro del cimitero di Cravasco, a cinquanta passi da dove erano caduti i nove tedeschi, e nello stesso punto in cui, in un crescendo di violenza e di vendetta cui solo la Liberazione metterà fine, furono fucilati trentasei nazi-fascisti nella controrappresaglia del 4 Aprile.


Chi erano i fucilati
Oscar Antibo, 36 anni, nato a Savona, operaio della "Ferrania", appartenente alla 5^ Brigata della Divisione Garibaldina "Bevilacqua". Fu catturato il 26 novembre 1944.

Giovanni Bellegrandi (Annibale), 26 anni, ingegnere di Brescia, Sottotenente della Divisione "Centauro" dopo l'8 settembre entrò nell'organizzazione "OTTO". A Gennaio del 1944 giunse in Liguria, dal mare, su un mezzo alleato con il compito di addestrare i partigiani all'uso di armi e materiale lanciato dagli aerei angloamericani. Rischiando più volte l'arresto, Bellegrandi riuscì con molte difficoltà a mantenere i contatti e a organizzare diverse azioni. Venne arresato il 19 gennaio 1945 dalle SS, condotto alla Casa dello Studente e torturato.

Pietro Bernardi, 35 anni, nato a Duermens (Germania), appartenente alla Brigata SAP "Jori".

Orlando Bianchi (Orlandini), 45 anni, era nato a Genova. Membro del CLN di Uscio e del CMRL (comando militare regione Liguria). Fu arrestato dalle SS a Genova nel dicembre 1944 .

Virginio Bignotti (Franchi), biellese di 57 anni,  ex maggiore dell'esercito, esperto militare del comando SAP. Arrestato insieme ad Arrigo Diodati nella sede clandestina del comando  SAP il 27/12/1944

Cesare Bo (Emilio), 
 21 anni, originario di  Genova Sampierdarena. Impiegato allo stabilimento elettrotecnico di Campi apparteneva  alla brigata SAP "Buranello". Fu arrestato il 15/12/1944 .

Pietro Boldo (Pierin) 31 anni di Nizza Monferrato. Appartenente alla brigata SAP "Alpron" venne arrestato dalle Brigate Nere l'8/1/1945 nella sua abitazione a Sestri Ponente e tradotto alla "Casa dello studente" dove fu torturato.

Giulio Campi (Cesare) 54 anni, di La Spezia. Capo reparto dello stabilimento Vittoria-Ansaldo e codirettore dell'ufficio aviolanci del CMRL. Arrestato dalle SS nel dicembre 1944.

Gustavo Capito' (Fermo), 48 anni, di La Spezia, Ten. Col. di Stato Maggiore, dopo l'8 settembre consulente del comando militare del CLN di Savona, quindi capo del servizio informazioni del CMRL. AFu arestato a Genova il 16/12/1944, poi tradotto alla "Casa dello studente" e torturato.

Giovanni Caru', 33 anni nato a Farno (Varese) il 22/12/1912. Operava nelle brigate SAP del centro.

Cesare Dattilo (Oscar) 24 anni, di Cogoleto. Meccanico aggiustatore alla "San Giorgio". Sfuggito al rastrellamento del 16 Giugno, salì in montagna e divenne comandante della brigata d'assalto "Buranello" della divisione garibaldina "Mingo". Catturato a Sassello il 9/12/1944, fu tradotto alla "Casa dello studente" e torturato.

Giacomo Goso, 50 anni, di Bardineto, laureato in legge; Operante nel savonese fu arrestato a Savona il 13/12/1944, poi tradotto con Capitò e Nicola Panevino alla "Casa dello studente".

Giuseppe Maliverni 20 anni, di Rivarolo. Disegnatore; membro dei GAP di Sampierdarena, raggiunse le formazioni della III brigata Liguria che subì pesantemente il rastrellamento della Benedicta. Riuscito a sfuggire all'accerchiamento Maliverni tornò in città e divenne vice comandante della brigata SAP "Buranello". Arrestato dalle Brigate Nere nel gennaio 1945, venne tradotto alla "Casa dello studente" e torturato.

Nicola Panevino 35 anni, di Carbone (Potenza), giudice presso il tribunale di Savona. Membro del CLN di Savona e appartenente alla brigata GL "Savona", che prenderà poi il nome di brigata "N. Panevino". Arrestato a Savona il 14/12/1944, fu incarcerato a Marassi e torturato per diversi giorni alla "Casa dello studente".

Renato Quartini (Tino) 21 anni, originario di Ronco Scrivia, disegnatore all'Ansaldo. Militante dei GAP, comandante delle Squadre d'azione del Fronte della Gioventù, guidò l'azione per liberare il gapista G. Masnata, ferito e piantonato all'ospedale di San Martino. L'azione fallì e in uno scontro con i "Risoluti" della X Mas di San Fruttuoso, Quartini venne ferito ad una gamba. Arrestato e trasportato all'ospedale, subì l'amputazione dell'arto e in seguito tradotto nelle carceri di Marassi. Insignito di Medagia d'oro al valor militare.

Bruno Riberti 18 anni, di Migliarino (Ferrara). Appartenente alla brigata SAP "Jori", partecipò con Quartini all'azione per liberare Masnata e nello scontro fu ferito gravemente allo stomaco. Arrestato, venne condotto all'ospedale di San Martino e in seguito al carcere di Marassi.

Ernesto Salvestrini (Amilcare) 22 anni, di Marina di Massa. Studente Fu arrestato durante una missione a Nervi.

Arrigo Diodati (Franco) Nato a La Spezia il 25/5/1926 da genitori antifascisti. Nel 1937 la famiglia andò in esilio in Francia dove entrò in contatto con gli ambienti antifascisti e, dopo l'invasione del paese da parte della Germania, col movimento clandestino. Nel 1943 Diodati rientrò in Italia, prima a La Spezia e poi a Genova, per partecipare direttamente alla lotta contro i nazi-fascisti nel Fronte della Gioventù. Diventò vice commissario politico delle brigate SAP di Genova. Arrestato verso la fine del 1944, torturato alla "Casa dello studente" e imprigionato a Marassi, fu prelevato il 23 Marzo 1945 per esser fucilato insieme ad altri diciannove patrioti. Scampato all'eccidio, raggiunge le formazioni partigiane nella zona di Voltaggio (brigata "Pio", divisione "Mingo") e partecipò alla liberazione di Genova.

Dalla sua testimonianza:

...Arriviamo, e, mentre un primo gruppo di compagni viene schierato contro un monticello, noi, che siamo rimasti indietro, assistiamo al loro massacro. Come sono tutti calmi e sereni i nostri compagni! Li guardiamo per l'ultima volta mentre con forza risuonano le loro ultime parole: "Viva l'Italia libe-ra!". Dei colpi secchi ed essi cadono. Subito dopo i due marescialli delle S.S. che ci hanno accompagnati, si avvicinano a loro, e con rabbia li finiscono uno per uno con dei colpi nella faccia. Siamo fieri di come sono caduti, mentre pensiamo a ciò ci apprestiamo ad imitarli. Veniamo allineati un po' più lontano. È strano come a due minuti dalla morte, tutto sembri normale e nulla ci impressioni.
Son così meravigliato di me stesso che non mi riconosco più. Ed in fondo sono contento d'esser giunto fino a questo punto, perché posso constatare con gioia, che non una esitazione, non una debolezza hanno tradito la mia fede. E l'indifferenza con la quale adesso mi trovo davanti al plotone di esecuzione ne sono una prova. E ciò non vale solo per me, ma bensì per tutti noi, per tutti i Compagni. Lì guardo con incoraggiamento e li esamino uno per uno: alla mia destra verso il Cimitero rivedo Bernardi: un bravo ragazzo che ha lasciato la moglie in prigione, poi vicino a me c'è Campi, un compagno di Certosa, che è uno dei più anziani fra noi, e che lungo il tragitto abbiamo adottato come il nostro papà. Alla mia sinistra vengono poi Quartini (Tino), Riberti, Antibo, Oscar e due altri giovanetti che completano il nostro gruppo. Intanto Riso, il capo posto della "IV" a Marassi, ch'è l'unico italiano venuto ad accompagnarci, ci toglie le manette; non ha nemmeno il coraggio di guardarci in faccia, lui che per mesi e mesi è stato il nostro guardia-ciurma, e se ci toglie le manette prima di massacrarci è soltanto perché ha paura di macchiarsi del nostro sangue, come è avvenuto per l'altro gruppo. E - l'unica cosa che tutti indistintamente gli chiediamo - è che, dopo averci sparato, venga subito a finirci per non farci soffrire.
Adesso è finita; ci baciamo uno per uno stringendoci forte, mentre con tutte le nostre forze gridiamo come i nostri Compagni: "Viva l'Italia libera!". Poi, una sparatoria, tutti cadono. Cadono perché solo io sono rimasto in piedi; non sono colpito e quindi attendo; attendo che i nostri carnefici, dopo essersi guardati come per chiedersi chi deve spararmi, si decidano, mi mirino una seconda volta e tirino. Questa volta, colpito al collo, mi accascio infine per terra. Sono immobile tra i compagni che gemono, mentre, la faccia contro terra, mi domando che cosa avviene.
Sono sbalordito, non riesco a capire perché ho ancora i sensi, perché non ancora morto, perché ragiono ancora. Ma ecco che i tedeschi si avvicinano per finircii, allora, temendo di non morire subito, chiamo Riso affinché mi dia il colpo di grazia. Lo chiamo due o tre volte ma non sente, forse perché i lamenti dei compagni morenti soffocano la mia voce. Ed allora attendo che mi si colpisca; ed attendendo odo delle vociferazioni tedesche, poi un tedesco che parla italiano gridare accanendosi contro di noi: "Farabutti, adesso non griderete più viva l'Italia ed abbasso il fascismo!" - ed odo dei colpi a destra ed a sinistra, proprio vicino a me, credendo sempre che siano per me, mentre invece niente, sempre niente.
Io non vedo niente di ciò che accade poiché sono colla faccia contro terra, ma ad ogni minuto che passa riesco sempre meno a capire perché sono ancora in vita. Penso che fra poco saremo gettati in una fossa comune, mi dico che forse allora, avvedendosi che non sono ancora morto, mi finiranno. Ed attendo quindi, ma nulla avviene. Sento voci e passi che si allontanano, poi un colpo di fischietto. Faccio il conto di quando siamo partiti da Marassi ed allora penso che può essere mezzogiorno, e che quindi i tedeschi saranno partiti per mangiare allo scopo di sotterrarci dopo, nel pomeriggio. Comunque, temendo che a poca distanza vi sia una sorveglianza pronta a reagire al minimo movimento, non mi muovo. Passano le ore e uno dopo l'altro sento tutti i compagni morire; Campi, che è vicino a me, è stato l'ultimo.
Sono in un lago di sangue e non mi posso muovere. Devo aver perso molto sangue, e, constatando che non articolo più la gamba destra, sto convincendomi che sto morendo dissanguato, quando mi accorgo che la gamba è semplicemente addormentata essendo da ore ed ore nella stessa posizione. Ma ad un tratto, notando che getto sangue dalla bocca, sto per riprendere speranza nella prossima fine, quando ancora una volta devo constatare che è assurdo e che il sangue non proviene che dalla ferita che ho al collo. Mentre rifletto, d'un tratto odo dei passi e delle voci di tedeschi che si avvicinano. In fretta allora cerco di nascondermi un po' meglio dissimulandomi sotto i corpi dei compagni. Sono minuti terribili ed interminabili: li odo avvicinarsi ancora, poi, proprio alla mia altezza, fermarsi. Sono in due e penso che forse cominceranno a gettarci nella fossa. Ma invece no, si chinano, ma solo per toglier gli scarponi ad un compagno, e poi ripartono.
Allora mi dico che ormai non ci interreranno che a sera, quando, improvvisamente riflettendo a ciò, per la prima volta mi balena nel cervello la speranza di una possibile salvezza. Infatti, tremando dall'emozione, penso che, se riuscissi ad attendere la notte, forse sarei salvo. Sempre immobile quindi continuo ad attendere; saranno già tre o quattro ore che sono così. Dopo un po' di tempo però, non udendo più nulla, mi azzardo per la prima volta, a guardarmi intorno per rendermi conto della situazione. E ciò che constato è che non vi sono più tedeschi, ma solo dei compagni selvaggiamente trucidati.
Vedo pure lì vicino il cimitero e quattro grandi cipressi che ne adornano l'entrata. Ad un tratto, pensando che forse i tedeschi potrebbero ritornare, decido di nascondermi. Trascinandomi per terra mi porto verso uno dei cipressi e, con uno sforzo di volontà, riesco ad arrampicarmici sopra. Lì forse potrò attendere la notte e forse, cosa incredibile, sarò salvo....
FONTE ILSREC