Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224

Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224
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XVI° CONGRESSO NAZIONALE A.N.P.I.
Sezione Genova Pra'

Sabato 30 gennaio 2016 ore 10,00
Salone Ex-Circoscrizione Palazzo Municipale
Piazza Bignami 4 - Genova Pra'



Partecipazione e cittadinanza attiva

Abbiamo realizzato, sabato 9 gennaio, nella sede dell'Istituto Cervi, a Gattatico, il seminario cui lavoravamo da tempo, dal titolo “Per uno Stato pienamente antifascista” e sottotitolato “Come rafforzare il ruolo delle istituzioni per il contrasto ai movimenti ed alle iniziative neofasciste”.
L'iniziativa, adottata ed attuata di piena intesa tra ANPI nazionale e Istituto Cervi, mirava ad una discussione approfondita, tra esperti, sul tema indicato nel titolo e nel sottotitolo, partendo da una premessa comune: se non entreranno in campo le istituzioni, ad ogni livello e se l'antifascismo non diventerà un elemento fondamentale della coscienza culturale, politica e civile, i nostri sforzi e quelli di tutti gli antifascisti militanti resteranno al livello della protesta e del contenimento della diffusione di tali iniziative, ma non riusciremo a produrre risultati determinanti. Questo non significa che non dobbiamo continuare ad impegnarci contro neofascismi e neonazismi e contro qualsiasi movimento che si richiami all'autoritarismo ed alla violenza, comunque denominato; ché anzi il nostro impegno deve ancora aumentare, senza mai cedere di un millimetro e senza mai concedere nulla ad un “nemico” che, oltretutto, è anche dotato di un intrinseca pericolosità. Semmai, ci è stato ricordato da un autorevole relatore (il prof. Piero Ignazi) nel corso del seminario, che bisogna allargare l'ambito della nostra attenzione e del nostro impegno a tutte le “novità” negative che questo mondo complicato ci propone ad ogni istante, anche se non si richiamano direttamente ed esplicitatamene al fascismo: le nuove forme di conservazione più retrograda, l'intolleranza diffusa, la xenofobia, il razzismo dilagante in forme diverse, più o meno esplicite e scoperte; a cui si potrebbero aggiungere, penso, le manifestazioni, altrettanto diffuse, di un liberismo sfrenato e privo di scrupoli.

Tutti questi pericoli (ché tali sono per il futuro di un Paese) vanno affrontati con decisione e con forza. Ma di essi bisogna rendere edotte e attenzionate le autorità, le istituzioni, la società.

Il movimento “antifascista”, inteso nel senso più ampio, deve comprendere il contrasto a tutte le forme di spregio non solo – come si è detto nel seminario – della famosa triade della Rivoluzione Francese (Liberté, Fraternité, Égalité), ma anche e soprattutto dei valori costituzionali che quella triade hanno arricchito, col disposto dell'art. 3, secondo comma, della Costituzione, con l'affermazione della indissolubilità di libertà ed uguaglianza, con la proclamazione aperta e, spesso, implicita, del valore immenso della dignità della persona.

Il seminario si è chiesto se le Istituzioni (quelle statuali e quelle del sistema delle autonomie) siano attrezzate pienamente per far fronte a questi pericoli, vecchi e nuovi. La risposta è stata negativa, sia da parte dei relatori, sia da parte dei numerosi interventi nella discussione. Il cui andamento è chiaramente espresso dalla stessa organizzazione del seminario, che risulterà chiara dalla locandina che riteniamo opportuno ripubblicare al termine di queste note. Si rileverà che il seminario era organizzato in due sessioni, di cui una dedicata alle strutture statuali (lo Stato come tale, la scuola, la giustizia, etc.) e l'altra alle Autonomie, con una pregevole tavola rotonda in cui hanno parlato Sindaci di importanti città (Torino, Udine, Reggio Emilia), Presidenti di Regione (Emilia-Romagna), Presidenti di “Province” (Reggio Emilia), oltre al Presidente dell'Associazione nazionale dei Comuni d'Italia. Le tre relazioni iniziali della prima sessione (tutte davvero ottime e stimolanti) hanno impostato la problematica, sotto vari profili; la tavola rotonda pomeridiana ha discusso i temi di ciò che possono e devono fare i Comuni e le Regioni in questo campo, portando esempi importanti, tra cui segnalo la legge appena approvata dalla regione Emilia-Romagna, importante non solo perché dedicata al rafforzamento della memoria, ma anche perché dotata (finalmente) di uno stanziamento adeguato (un milione, contro i cinquantamila euro stanziati dalla Regione Lombardia, cinque anni dopo l'approvazione della legge regionale e contro l'assenza, sul tema, di molte regioni).

Non entro nell'analisi dei singoli temi trattati perché sarebbe troppo lungo il discorso da fare e perché abbiamo registrato tutto e cercheremo di pubblicare gli atti, ma anche perché basta riassumere sinteticamente: della seconda sessione ho già detto; nella prima, si è parlato dello Stato come tale, delle sue “assenze”, delle sue incertezze e contraddizioni di fronte a questi fenomeni; si è dedicata particolare attenzione alla scuola, soprattutto su ciò che potrebbe e dovrebbe fare per far conoscere davvero la storia, anche la più recente del nostro Paese e per non limitarsi ad impartire nozioni, ma per costruire le basi – per quanto possibile – per la realizzazione di una “cittadinanza attiva” e partecipe, insomma per creare dei cittadini. Si è parlato anche della giustizia, sull'opportunità o meno di pensare a leggi più penetranti, senza violare alcuni fondamentali princìpi costituzionali, sulla necessità di far crescere la “cultura giuridico-politica” della Magistratura, anche attraverso gli insegnamenti della Scuola Superiore della Magistratura, di rafforzare e rendere più coerente la giurisprudenza e così via.

Si è molto parlato, nelle due sessioni, anche della necessità di un diffuso rispetto della Costituzione e dei suoi valori, compreso quello della doverosa osservanza delle regole e quello della eticità dei comportamenti istituzionali e pubblici.

Un relatore (Ignazi) si è richiamato alla necessità della realizzazione di un forte “patriottismo costituzionale” e su questa via altri relatori (ed es. Berlinguer) e molti interventi lo hanno seguito.

Importante anche la netta e decisa affermazione del Sindaco di Udine, secondo il quale chi è investito di una pubblica funzione, in un Paese dotato di una Costituzione “antifascista” come la nostra, non può restare neutrale e deve prendere posizione, quando occorra, assumendo le responsabilità che gli competono.

Sarebbe troppo lungo riprodurre ciò che si è detto e sostenuto anche negli interventi programmati e in quelli “estemporanei”, soprattutto perché si è entrati anche nel dettaglio, si sono esaminate le leggi vigenti e la giurisprudenza che le applica, non sempre in modo congruo; così come si è parlato di progetti di legge, giacenti in Parlamento, della necessità di un'azione legislativa specifica per le manifestazioni di fascismo e razzismo, fortemente diffuse via Internet, della necessità di intervenire con uno specifico provvedimento nazionale, sulla inammissibilità di liste elettorali che si richiamino espressamente a ideologie e movimenti di tipo fascista, nonché di possibili interventi sulla vendita ed esposizione di prodotti, beni, merci espressamente rievocativi del regime fascista.

Voglio solo rilevare che tutto questo si è svolto in una giornata densissima, in cui la partecipazione (sempre al massimo della capienza della sala dell'Istituto Cervi, tutt'altro che piccola) è stata assolutamente costante, dalle 9.30 alle 17.15, con un brevissimo intervallo per la consumazione di un altrettanto rapido snack su posto.

Ritengo opportuno completare questo resoconto troppo rapido con un rilievo: costante e diffuso è stato il richiamo alla pericolosità dei fenomeni denunciati, che non vanno mai sottovalutati ed anzi, vanno sempre considerati con estrema attenzione, per quello che sono: un pericolo per la collettività e per la democraticità di un Paese.

Chi pensa che si tratti (le “vecchie” iniziative proiettate sul passato, e i fenomeni più nuovi e recenti) di qualcosa di poco rilevante, da non ingigantire ed a cui è meglio non attribuire un peso eccessivo, sbaglia di gran lunga. Non è vero che siamo esorcizzati dal passato e che la tragica esperienza del fascismo e del nazismo è sufficiente a scongiurare ogni pericolo. La storia – ammonisce un importante storico francese – non si ripete necessariamente nelle stesse forme, ma bisogna conoscerla per riconoscere, anche nelle “novità”, i sintomi del pericolo di sempre. L'autoritarismo, il populismo, la xenofobia, il razzismo, talora si fondano su sentimenti, sui pregiudizi, sulle preoccupazioni di tanti cittadini, specialmente in periodi di crisi. Ma questo li rende ancora più pericolosi, in quanto striscianti e soprattutto per la ragione che non si rivolgono alla mente ma alla “pancia” dei cittadini. Poi ci sono spesso in agguato, interessi più grandi e più forti di quanto possiamo immaginare. Non hanno bisogno di dar vita a iniziative e movimenti di tipo fascista, ma spesso li guardano con benevolenza e cercano quanto meno di utilizzarli ai propri fini.

Tutto il materiale raccolto ci servirà come guida per il lavoro quotidiano, che ne trarrà giovamento ed impulso.

D'altronde, non abbiamo inteso rivolgerci agli iscritti all'ANPI oppure ai soci dell'Istituto Cervi, ma abbiamo voluto estendere il nostro ragionamento alle cittadine ed ai cittadini, alla società civile, alle stesse istituzioni.

A queste ultime, ci rivolgeremo, poi, in modo molto concreto. Elaboreremo, con la Presidenza dell'Istituto Cervi, un documento riassuntivo di quanto emerso dal Seminario e soprattutto delle proposte concrete che intendiamo sottoporre all'attenzione delle massime cariche dello Stato. Qualcuno ci accuserà, come spesso accade, di operare su un terreno solo “culturale” e di aspettarci dalle istituzioni ciò che esse non intendono o non possono dare. Sono atteggiamenti che non solo respingiamo, ma stentiamo perfino a comprendere.

La “cittadinanza attiva” non si risolve in qualche atto propagandistico o pubblicitario, ma implica una partecipazione effettiva e concreta, fatta di ragionamenti, di confronti e di proposte concrete e tali da potere (dovere) essere accolte.

Inoltre, come ho già detto, noi continuiamo a fare la nostra parte, anche sul piano locale, per contrastare le iniziative di tipo fascista, per pretendere interventi da parte di chi ha il potere di adottarli, per informare l'opinione pubblica sulle vicende passate e presenti del Paese e sui pericoli che può correre, sempre, una democrazia.

L'ANPI si muove così, con la forza della sua tradizione e con l'autorevolezza dei suoi valori; e solo così noi pensiamo che si potrà incidere anche sulla natura e sui comportamenti di uno Stato, che non può, eticamente e giuridicamente, collocarsi se non sulle posizioni ed ai livelli indicati dalla Carta costituzionale.

Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

Intesa Anpi-Arci per diffondere gli ideali della Resistenza

Un patto per diffondere attivamente gli ideali della Resistenza attraverso la promozione di iniziative teatrali, musicali, artistiche, convegnistiche e attività nelle scuole passando dai Viaggi della Memoria, in Italia e all'estero, fino ad arrivare alle tante manifestazioni che ogni anno si organizzano durante la Giornata della Memoria (27 Gennaio), la Giornata del Ricordo (10 Febbraio) e - naturalmente – la Festa della Liberazione.
Questo il fondamento dell'accordo nazionale stipulato da ANPI e ARCI per rafforzare quello che è già un legame solido tra le due organizzazioni.

46° Anniversario della strage di piazza Fontana 12 Dicembre 2015 / Milano

Milano, 46° Anniversario della strage di piazza Fontana

Il Comitato Permanente Antifascista di Milano ha deciso di organizzare la manifestazione per l'anniversario della strage di Piazza Fontana con le seguenti modalità:

SABATO 12 DICEMBRE - PIAZZA DELLA SCALA

Ore 15,30. Concentramento del corteo con alla testa i Gonfaloni dei Comuni, della Regione Lombardia e della Città Metropolitana in piazza della Scala.
Il corteo avrà il seguente percorso: Piazza della Scala, via Santa Margherita, via Mengoni, piazza Duomo (lato destro), via dell'Arcivescovado, piazza Fontana.

SABATO 12 DICEMBRE - PIAZZA FONTANA - CERIMONIA UFFICIALE

Ore 16,30: arrivo delle staffette podistiche da Villasanta e Seregno.

Ore 16,37: posa delle corone in piazza Fontana, alla presenza delle autorità.

Ore 17,00: interventi conclusivi in piazza Fontana:
Carlo Arnoldi, Presidente Associazione Familiari Vittime di Piazza Fontana;
Giuliano Pisapia Sindaco di Milano;
Danilo Margaritella Segretario Generale UIL Milano e Lombardia;
Carlo Smuraglia, Presidente ANPI Nazionale.

Introduce e coordina Roberto Cenati Presidente Comitato Permanente Antifascista contro il terrorismo per la difesa dell'ordine repubblicano.
VENERDI' 4 DICEMBRE 2015
ORE 21,30
PALAMARE DI PRA' - GENOVA PRA'
PRESENTAZIONE DEL DISCO E READING
MEMORIE RITROVATE - Prologo
di ANDREA SIGONA


Domenica 6 dicembre 2015
Commemorazione dell'eccidio 
dell'Olivetta a Portofino

SABATO 5 DICEMBRE 2015
ORE 10,30

Intitolazione del piazzale di fronte alla piscina "I Delfini" Genova Pra'
alla staffetta partigiana

VINCENZINA BOZZO "CLAUDIA"



VENERDI' 4 DICEMBRE
ORE 21,30
PALAMARE DI PRA' - FASCIA DI RISPETTO GENOVA PRA'

INGRESSO LIBERO

ANDREA SIGONA - cantautore e narratore indipendente

presenta

MEMORIE RITROVATE - prologo


Il sacrario di Affile: Anpi ammessa tra le parti civili. La medaglia al fascista sarà ritirata

Due notizie positive sul fronte dell'antifascismo.

La prima: nel procedimento penale relativo alla vicenda del sacrario dedicato a Rodolfo Graziani, ad Affile, in corso davanti al Tribunale di Tivoli, l'ANPI ha chiesto di costituirsi parte civile. Ed ora, con un'ordinanza del Tribunale, la partecipazione dell'ANPI al processo come parte civile, è stata ammessa (l'unica Associazione o Ente ammesso) con una motivazione che parla da sola: “L'ANPI è un'Associazione il cui scopo, fissato dall'allegato Atto costitutivo e Statuto, è rappresentato dal riunire tutti coloro che hanno partecipato alla guerra partigiana contro il fascismo e dalla tutela dell'onore partigiano, contro ogni forma di vilipendio e di speculazione. Dunque l'ANPI è un'Associazione portatrice di un interesse giuridicamente rilevante, coincidente con lo scopo specifico ed esclusivo dell'ente la cui identità è stata lesa dal reato per cui è processo e pertanto legittimata a costituirsi parte civile”. 
Non occorrono commenti; questa ordinanza coincide pienamente con quelle emesse da diversi Tribunali militari che si occupavano delle stragi nazifasciste e nei quali l'ANPI si era costituita parte civile ed era stata ammessa, col pieno riconoscimento della sua legittimazione.

La seconda: si è avuta notizia che il procedimento relativo al conferimento (illegittimo) della medaglia ad un fascista repubblichino, si sta avviando alla conclusione, nel senso dell'annullamento del provvedimento originario per l'accertata inesistenza dei presupposti necessari per il riconoscimento di quella benemerenza; e ciò su parere sostanzialmente conforme della Procura militare di Roma.
Anche questa è una buona notizia, anche se mi sembra che stia passando troppo tempo per arrivare a concludere ciò che per noi è stato pacifico fin dall'inizio: quel riconoscimento, previsto dalla legge sulla “Giornata del ricordo” non poteva e non può essere concesso ad un soggetto che ha militato, operato e combattuto nella sedicente Repubblica di Salò.

Confidiamo che veda finalmente la luce, ed a breve, un provvedimento definitivo e prosegua anche la verifica su altri riconoscimenti del genere, dall'ANPI messi in discussione con un documento, ormai datato, indirizzato alla stessa Presidenza del Consiglio.
FONTE. A.N.P.I. NAZIONALE
TESSERAMENTO 2016


La solidarietà dell'Anpi alla Francia

14 Novembre 2015

In apertura del Convegno sui "Gruppi di Difesa della Donna", in svolgimento oggi 14 novembre a Torino, il presidente nazionale dell'ANPI, Carlo Smuraglia, ha espresso la solidarietà di tutta l'Associazione alla Francia, ai parenti delle vittime dell'ignobile attacco terroristico e ai feriti.
"Oggi più che mai - ha sottolineato - occorre una forte unità europea e mondiale per rispondere a questo ennesimo massacro. Non bastano interventi militari, occorre una profonda e comune riflessione. Una stagione di grande responsabilità collettiva, di ognuno. Una rinnovata resistenza contro l'orrore."

Il caso Servello: la ferita resta aperta

3 Novembre 2015

Il caso Servello è una ferita che resta aperta.
Questa la risposta che ANPI e ANED hanno dato al presidente del Consiglio Comunale di Milano, Basilio Rizzo, in merito al suo intervento pronunciato durante la cerimonia di iscrizione al Famedio di Franco Servello che - ricordiamo - è stato dirigente del Msi e dichiarato ammiratore del regime fascista .
Questa la lettera inviata a Basilio Rizzo e per conoscenza al sindaco Giuliano Pisapia, da Roberto Cenati, presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano e da Leonardo Visco Gilardi, presidente ANED Milano.
"Abbiamo letto con attenzione l'intervento di Basilio Rizzo nel corso della cerimonia di iscrizione al Famedio dei cittadini che hanno dato lustro a Milano. Nel suo intervento il Presidente del Consiglio Comunale ha sostenuto che “nessun revisionismo è possibile, nessuna equiparazione tra chi è stato dalla parte giusta e chi è stato dalla parte sbagliata, quella della dittatura nazifascista. È la storia che non lo consente, una storia chiusa in modo definitivo settant'anni fa, il 25 aprile.”
Dopo questa premessa il Presidente del Consiglio Comunale ha concluso affermando che “Milano ha le radici ben piantate in quella storia”...“in una logica sempre di inclusione”.
La risposta non ci soddisfa perché elude il nodo del nostro dissenso: il fatto che Franco Servello non ha mai disconosciuto il fascismo. Pur con tutto il rispetto per chi non c'è più, non vediamo coerenza fra il richiamo alla storia e l'iscrizione al Famedio: la “equiparazione” è purtroppo ormai un dato di fatto.
Infatti, cinicamente, c'é chi afferma che le parole passano ma l'iscrizione di Servello al Famedio resta. La spiegazione del perché e in virtù di quali meriti sia stato iscritto il nome di Franco Servello tra i cittadini che hanno dato lustro a Milano è mancata. Risulta più la conseguenza di una negoziazione consociativa che diventa devastante quando si abbandonano i principi fondativi della nostra democrazia, sanciti dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza.
Principi disattesi anche in occasione della manifestazione neofascista del 12 aprile 1973, promossa tra gli altri da Franco Servello e vietata dalla Questura di Milano che provocò l'uccisione della guardia di pubblica sicurezza Antonio Marino.
Ribadiamo quindi la nostra contrarietà a questo atto offensivo nei confronti di Milano, Città Medaglia d'Oro della Resistenza, e in contraddizione con la dichiarata sensibilità espressa dall'Amministrazione Comunale che ha posto, tra le priorità inserite nel suo programma, il valore dell'antifascismo.

FONTE: A.N.P.I. NAZIONALE