Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224

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Per le medaglie alla vittime delle foibe 20 anni di proroga: perché?

1 Marzo 2016

VENERDI' 4 MARZO  2016
ORE 21,00

presso la sezione ANPI di Genova Pra' (Piazza Bignami 3) è convocata la prima riunione per costituire il "Comitato per il NO" alla riforma costituzionale e alla legge elettorale (Italiacum). L'assemblea è aperta a tutti quelli che vorranno, con noi, combattere questa battaglia.

AVVISO 

Viste le possibili condizioni meteo proibitive e la possibilità che sia diramata l'allerta per la pioggia, la prevista GIORNATA DEL TESSERAMENTO di SABATO 27 FEBBRAIO, è stata RIMANDATA a DATA DA DESTINARSI. Appena possibile vi comunicheremo la nuova data.
ell'evento.
SABATO 27 FEBBRAIO 2016
GIORNATA DEL TESSERAMENTO
per rinnovare la tessera o per iscriversi per la prima volta....
dalle 17,30 presso lo spazio del
COLLETTIVO BURRASCA Via Branega 10q 
video, dibattito, apericena e musica per ribadire che
L'ANTIFASCISMO NON E'UN DETTAGLIO


CasaPound, le Istituzioni e la realtà

9 Febbraio 2016

Alla Scala di Milano nasce la sezione Anpi

5 Febbraio 2016

Il commento / L'inciviltà della confisca dei beni dei migranti

2 Febbraio 2016

L'ANPI per il referendum popolare: “no” alla riforma del Senato ed alla legge elettorale

22 Gennaio 2016
Questi sono i connotati fondamentali e le “condizioni” dell'adesione dell'ANPI ai Comitati referendari.
Sotto il profilo interno, è evidente che questo ci impegna a dare il nostro contributo, in sede nazionale e in periferia, allo sviluppo della campagna referendaria, con iniziative, con la costituzione dei Comitati, con tutti i mezzi e gli strumenti di informazione e di convincimento.
Naturalmente, ci sono due condizioni “interne”, perché tutto questo si possa svolgere regolarmente: la prima dipende strettamente dalla concomitanza con la campagna congressuale, che culminerà nel Congresso nazionale a metà maggio. Bisogna riuscire a far bene l'una e l'altra cosa, considerando l'importanza che assume per la nostra Associazione, il Congresso, che è occasione di confronto, ma anche e soprattutto di definizione della linea che si adotterà per il futuro.
La seconda è che in una associazione pluralista come la nostra ci saranno certamente opinioni anche diverse da quella prevalsa nel Comitato nazionale; e del resto, alcune perplessità e preoccupazioni sono emerse anche in quella sede. Ebbene, la parola chiave è: “rispetto” di tutte le opinioni, pur nel contesto dell'attuazione delle decisioni assunte. Ognuno sarà libero di votare come crede, quando verrà il momento; ma oggi sono da evitare azioni ed iniziative che contrastino con la linea assunta dal massimo organo dirigente, così come devono essere - da parte di chi è convinto della bontà e della giustezza della decisione adottata – evitati toni e comportamenti che in qualche modo possano apparire prevaricatori. L'ANPI è perfettamente in grado di mantenere la sua preziosa unità se tutti rispettano le regole, le decisioni adottate e – al tempo stesso – le opinioni diverse.
C'è troppo da fare per continuare a discutere all'infinito: c'è il congresso e ci sarà la campagna referendaria. Dunque, c'è lavoro in abbondanza e c'è, soprattutto, la convinzione e la certezza che ciò che facciamo, in piena autonomia e con assoluta attenzione all'identità ed ai valori dell'ANPI, è funzionale al bene del Paese e della collettività e soprattutto all'intransigente (e non conservatrice) salvaguardia della Costituzione.
Non escludiamo la possibilità di iniziative anche autonome, per illustrare e chiarire la nostra posizione e per indicare positivamente (lo ripeto per l'ennesima volta, non siamo per la conservazione dell'esistente a tutti i costi) ciò che si potrebbe (e si dovrebbe) fare, semmai, per superare alcuni difetti del bicameralismo “perfetto”, senza stravolgere la Costituzione, prendendo esempio anche da esperienze già realizzate in altri Paesi.
Pertanto, è opportuno “attrezzarsi”, conoscere bene la legge di riforma del Senato, conoscere bene la legge elettorale, per poterne indicare e spiegare i difetti, i limiti e le ragioni per cui ne chiediamo la cancellazione.
È un momento delicato e complesso; ancora una volta, questo costituirà motivo e stimolo per un impegno solido e convinto.
Venerdì 5 febbraio ore 21,00
presso Spazio Sociale Burrasca
via Branega 10q di fronte alla scuola Montanella
Genova Pra'

XVI° CONGRESSO NAZIONALE A.N.P.I.
Sezione Genova Pra'

Sabato 30 gennaio 2016 ore 10,00
Salone Ex-Circoscrizione Palazzo Municipale
Piazza Bignami 4 - Genova Pra'



Partecipazione e cittadinanza attiva

Abbiamo realizzato, sabato 9 gennaio, nella sede dell'Istituto Cervi, a Gattatico, il seminario cui lavoravamo da tempo, dal titolo “Per uno Stato pienamente antifascista” e sottotitolato “Come rafforzare il ruolo delle istituzioni per il contrasto ai movimenti ed alle iniziative neofasciste”.
L'iniziativa, adottata ed attuata di piena intesa tra ANPI nazionale e Istituto Cervi, mirava ad una discussione approfondita, tra esperti, sul tema indicato nel titolo e nel sottotitolo, partendo da una premessa comune: se non entreranno in campo le istituzioni, ad ogni livello e se l'antifascismo non diventerà un elemento fondamentale della coscienza culturale, politica e civile, i nostri sforzi e quelli di tutti gli antifascisti militanti resteranno al livello della protesta e del contenimento della diffusione di tali iniziative, ma non riusciremo a produrre risultati determinanti. Questo non significa che non dobbiamo continuare ad impegnarci contro neofascismi e neonazismi e contro qualsiasi movimento che si richiami all'autoritarismo ed alla violenza, comunque denominato; ché anzi il nostro impegno deve ancora aumentare, senza mai cedere di un millimetro e senza mai concedere nulla ad un “nemico” che, oltretutto, è anche dotato di un intrinseca pericolosità. Semmai, ci è stato ricordato da un autorevole relatore (il prof. Piero Ignazi) nel corso del seminario, che bisogna allargare l'ambito della nostra attenzione e del nostro impegno a tutte le “novità” negative che questo mondo complicato ci propone ad ogni istante, anche se non si richiamano direttamente ed esplicitatamene al fascismo: le nuove forme di conservazione più retrograda, l'intolleranza diffusa, la xenofobia, il razzismo dilagante in forme diverse, più o meno esplicite e scoperte; a cui si potrebbero aggiungere, penso, le manifestazioni, altrettanto diffuse, di un liberismo sfrenato e privo di scrupoli.

Tutti questi pericoli (ché tali sono per il futuro di un Paese) vanno affrontati con decisione e con forza. Ma di essi bisogna rendere edotte e attenzionate le autorità, le istituzioni, la società.

Il movimento “antifascista”, inteso nel senso più ampio, deve comprendere il contrasto a tutte le forme di spregio non solo – come si è detto nel seminario – della famosa triade della Rivoluzione Francese (Liberté, Fraternité, Égalité), ma anche e soprattutto dei valori costituzionali che quella triade hanno arricchito, col disposto dell'art. 3, secondo comma, della Costituzione, con l'affermazione della indissolubilità di libertà ed uguaglianza, con la proclamazione aperta e, spesso, implicita, del valore immenso della dignità della persona.

Il seminario si è chiesto se le Istituzioni (quelle statuali e quelle del sistema delle autonomie) siano attrezzate pienamente per far fronte a questi pericoli, vecchi e nuovi. La risposta è stata negativa, sia da parte dei relatori, sia da parte dei numerosi interventi nella discussione. Il cui andamento è chiaramente espresso dalla stessa organizzazione del seminario, che risulterà chiara dalla locandina che riteniamo opportuno ripubblicare al termine di queste note. Si rileverà che il seminario era organizzato in due sessioni, di cui una dedicata alle strutture statuali (lo Stato come tale, la scuola, la giustizia, etc.) e l'altra alle Autonomie, con una pregevole tavola rotonda in cui hanno parlato Sindaci di importanti città (Torino, Udine, Reggio Emilia), Presidenti di Regione (Emilia-Romagna), Presidenti di “Province” (Reggio Emilia), oltre al Presidente dell'Associazione nazionale dei Comuni d'Italia. Le tre relazioni iniziali della prima sessione (tutte davvero ottime e stimolanti) hanno impostato la problematica, sotto vari profili; la tavola rotonda pomeridiana ha discusso i temi di ciò che possono e devono fare i Comuni e le Regioni in questo campo, portando esempi importanti, tra cui segnalo la legge appena approvata dalla regione Emilia-Romagna, importante non solo perché dedicata al rafforzamento della memoria, ma anche perché dotata (finalmente) di uno stanziamento adeguato (un milione, contro i cinquantamila euro stanziati dalla Regione Lombardia, cinque anni dopo l'approvazione della legge regionale e contro l'assenza, sul tema, di molte regioni).

Non entro nell'analisi dei singoli temi trattati perché sarebbe troppo lungo il discorso da fare e perché abbiamo registrato tutto e cercheremo di pubblicare gli atti, ma anche perché basta riassumere sinteticamente: della seconda sessione ho già detto; nella prima, si è parlato dello Stato come tale, delle sue “assenze”, delle sue incertezze e contraddizioni di fronte a questi fenomeni; si è dedicata particolare attenzione alla scuola, soprattutto su ciò che potrebbe e dovrebbe fare per far conoscere davvero la storia, anche la più recente del nostro Paese e per non limitarsi ad impartire nozioni, ma per costruire le basi – per quanto possibile – per la realizzazione di una “cittadinanza attiva” e partecipe, insomma per creare dei cittadini. Si è parlato anche della giustizia, sull'opportunità o meno di pensare a leggi più penetranti, senza violare alcuni fondamentali princìpi costituzionali, sulla necessità di far crescere la “cultura giuridico-politica” della Magistratura, anche attraverso gli insegnamenti della Scuola Superiore della Magistratura, di rafforzare e rendere più coerente la giurisprudenza e così via.

Si è molto parlato, nelle due sessioni, anche della necessità di un diffuso rispetto della Costituzione e dei suoi valori, compreso quello della doverosa osservanza delle regole e quello della eticità dei comportamenti istituzionali e pubblici.

Un relatore (Ignazi) si è richiamato alla necessità della realizzazione di un forte “patriottismo costituzionale” e su questa via altri relatori (ed es. Berlinguer) e molti interventi lo hanno seguito.

Importante anche la netta e decisa affermazione del Sindaco di Udine, secondo il quale chi è investito di una pubblica funzione, in un Paese dotato di una Costituzione “antifascista” come la nostra, non può restare neutrale e deve prendere posizione, quando occorra, assumendo le responsabilità che gli competono.

Sarebbe troppo lungo riprodurre ciò che si è detto e sostenuto anche negli interventi programmati e in quelli “estemporanei”, soprattutto perché si è entrati anche nel dettaglio, si sono esaminate le leggi vigenti e la giurisprudenza che le applica, non sempre in modo congruo; così come si è parlato di progetti di legge, giacenti in Parlamento, della necessità di un'azione legislativa specifica per le manifestazioni di fascismo e razzismo, fortemente diffuse via Internet, della necessità di intervenire con uno specifico provvedimento nazionale, sulla inammissibilità di liste elettorali che si richiamino espressamente a ideologie e movimenti di tipo fascista, nonché di possibili interventi sulla vendita ed esposizione di prodotti, beni, merci espressamente rievocativi del regime fascista.

Voglio solo rilevare che tutto questo si è svolto in una giornata densissima, in cui la partecipazione (sempre al massimo della capienza della sala dell'Istituto Cervi, tutt'altro che piccola) è stata assolutamente costante, dalle 9.30 alle 17.15, con un brevissimo intervallo per la consumazione di un altrettanto rapido snack su posto.

Ritengo opportuno completare questo resoconto troppo rapido con un rilievo: costante e diffuso è stato il richiamo alla pericolosità dei fenomeni denunciati, che non vanno mai sottovalutati ed anzi, vanno sempre considerati con estrema attenzione, per quello che sono: un pericolo per la collettività e per la democraticità di un Paese.

Chi pensa che si tratti (le “vecchie” iniziative proiettate sul passato, e i fenomeni più nuovi e recenti) di qualcosa di poco rilevante, da non ingigantire ed a cui è meglio non attribuire un peso eccessivo, sbaglia di gran lunga. Non è vero che siamo esorcizzati dal passato e che la tragica esperienza del fascismo e del nazismo è sufficiente a scongiurare ogni pericolo. La storia – ammonisce un importante storico francese – non si ripete necessariamente nelle stesse forme, ma bisogna conoscerla per riconoscere, anche nelle “novità”, i sintomi del pericolo di sempre. L'autoritarismo, il populismo, la xenofobia, il razzismo, talora si fondano su sentimenti, sui pregiudizi, sulle preoccupazioni di tanti cittadini, specialmente in periodi di crisi. Ma questo li rende ancora più pericolosi, in quanto striscianti e soprattutto per la ragione che non si rivolgono alla mente ma alla “pancia” dei cittadini. Poi ci sono spesso in agguato, interessi più grandi e più forti di quanto possiamo immaginare. Non hanno bisogno di dar vita a iniziative e movimenti di tipo fascista, ma spesso li guardano con benevolenza e cercano quanto meno di utilizzarli ai propri fini.

Tutto il materiale raccolto ci servirà come guida per il lavoro quotidiano, che ne trarrà giovamento ed impulso.

D'altronde, non abbiamo inteso rivolgerci agli iscritti all'ANPI oppure ai soci dell'Istituto Cervi, ma abbiamo voluto estendere il nostro ragionamento alle cittadine ed ai cittadini, alla società civile, alle stesse istituzioni.

A queste ultime, ci rivolgeremo, poi, in modo molto concreto. Elaboreremo, con la Presidenza dell'Istituto Cervi, un documento riassuntivo di quanto emerso dal Seminario e soprattutto delle proposte concrete che intendiamo sottoporre all'attenzione delle massime cariche dello Stato. Qualcuno ci accuserà, come spesso accade, di operare su un terreno solo “culturale” e di aspettarci dalle istituzioni ciò che esse non intendono o non possono dare. Sono atteggiamenti che non solo respingiamo, ma stentiamo perfino a comprendere.

La “cittadinanza attiva” non si risolve in qualche atto propagandistico o pubblicitario, ma implica una partecipazione effettiva e concreta, fatta di ragionamenti, di confronti e di proposte concrete e tali da potere (dovere) essere accolte.

Inoltre, come ho già detto, noi continuiamo a fare la nostra parte, anche sul piano locale, per contrastare le iniziative di tipo fascista, per pretendere interventi da parte di chi ha il potere di adottarli, per informare l'opinione pubblica sulle vicende passate e presenti del Paese e sui pericoli che può correre, sempre, una democrazia.

L'ANPI si muove così, con la forza della sua tradizione e con l'autorevolezza dei suoi valori; e solo così noi pensiamo che si potrà incidere anche sulla natura e sui comportamenti di uno Stato, che non può, eticamente e giuridicamente, collocarsi se non sulle posizioni ed ai livelli indicati dalla Carta costituzionale.

Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi