Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224

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DOMENICA 26 APRILE 2015
ORE 21,00
Genova e la Guerra
Villa De Mari
Genova Pra' Palmaro



DOMENICA 26 APRILE 2015
GARA PROMOZIONALE GIOVANILE DI 
TRIATHLON E AQUATHLON
DELLA LIBERAZIONE


L'Anpi, la casa dell'antifascismo

31 marzo 2015
Quasi un mese fa, ho letto un articolo di Saverio Ferrari su “il manifesto”, intitolato: “Appello all’ANPI: guardi ai nuovi antifascisti”. Un articolo molto ampio, in cui si fornisce un quadro non proprio esatto dell’ANPI di oggi e del suo antifascismo, contrapponendogli un quadro di “nuovi” movimenti antifascisti, a cui si dovrebbe, praticamente - secondo l’A. - l’unica vera ed efficace iniziativa di contrasto del riemergente neofascismo e neonazismo. Non occorrono molte parole per confutare un simile assunto.
Anzitutto, ragioniamo sull’immagine dell’ANPI, che avrebbe cercato – senza riuscirci – di innovarsi, mantenendo tuttavia uno spiccato carattere “istituzionale” e “collaborativo”.
Strano che Ferrari, che pure è stato – fino a poco tempo fa – componente anche di un organismo dirigente periferico (dell’ANPI), ci conosca così poco. Teniamo viva la memoria, è vero, ma è nostro dovere (altrimenti, chi lo farebbe?), e comunque ci sforziamo di renderla attiva, per aiutare soprattutto a conoscere i fatti della storia, anche perché servano di esempio e di monito per il futuro e favoriscano la riflessione storica.

Ma facciamo anche tante altre attività; ci occupiamo della scuola e della “cittadinanza attiva” (vedi il protocollo di intesa sottoscritto col MIUR il 24 luglio 2014 e in corso di attuazione), ci occupiamo delle stragi nazifasciste degli anni ‘43-‘45, non solo partecipando alle iniziative di ricordo, ma anche promuovendo seminari e convegni per irrobustire, con gli storici, la conoscenza di tutto quanto è accaduto; mettendo in cantiere un “Atlante delle Stragi”, che sarà d’importanza storica e per il quale siamo riusciti ad ottenere un finanziamento da parte della Germania; ci occupiamo delle riforme costituzionali, contrastando con forza ed energia quelle che ci appaiono non come modifiche, ma come stravolgimenti della Carta costituzionale; ci occupiamo di diritti, di pace, di lavoro, esercitando quella “coscienza critica” che ci è stata indicata come un dovere primario da parte del Congresso nazionale del 2011; ci occupiamo di donne, di emancipazione, di libertà e uguaglianza; e tantissimo, di formazione non solo dei giovani ma anche dei nostri dirigenti. E tutto questo non è né statico né tanto meno “istituzionale” (ma cosa vuol dire, alla fine, questa espressione?).
Ci occupiamo, e molto, piaccia o no a chi chiede che l’ANPI “batta un colpo”, di antifascismo, non solo perché siamo sempre attivi nel richiamare gli organi istituzionali ed elettivi al ruolo che loro è assegnato da una Costituzione profondamente e nettamente antifascista, in tutte le sue norme, i suoi princìpi ed i valori che esprime, ma anche perché cerchiamo, in tutte le forme possibili, di contrastare i movimenti neofascisti e neonazisti, che si stanno sempre più espandendo, nonostante le nostre iniziative e nonostante gli sforzi di quello che Ferrari definisce come “l’altro movimento”.
Non a caso, abbiamo tenuto un seminario, su questi temi, con l’Istituto Cervi e nella sua sede; non a caso abbiamo tenuto un convegno, a Roma, nell’aprile 2014 proprio sul modo di contrastare questi fenomeni. A quel Convegno avevamo invitato tutte le istituzioni (dico tutte) e sono venuti solo due parlamentari! Poi abbiamo pubblicato e diffuso un opuscolo che riassume i contenuti di que convegno e in cui sono collocate, in appendice, due sentenze della Corte di Cassazione che considerano reato il saluto romano in luogo pubblico, fornendo così indicazioni precise ai nostri organismi periferici perché si attivino sempre, contattino Sindaci, Prefetti, Questori, facciano denunce all’Autorità giudiziaria, insomma scuotano il silenzio e l’indifferenza con cui il nostro Paese affronta (o meglio, non affronta) un problema che è grave, storicamente e politicamente, e denso di incognite per il futuro.
Certo, noi preferiamo i presìdi agli scontri frontali, evitiamo le occasioni di contrasto violento, cerchiamo di coinvolgere i cittadini e non di allontanarli, ma non manchiamo di adottare, in ogni occasione, le iniziative che riteniamo utili, o anche solo opportune. Bisogna riconoscere che gli esiti di questo impegno sono, a tutt’oggi, ancora limitati. Ma ottiene qualcosa di più “l’altro movimento”? Un corteo, uno scontro, sono più efficaci di un presidio? La realtà ci dice di no e ci insegna che ciò che conta è non rassegnarsi mai e contestare sempre le iniziative neofasciste, assumendo per primi le iniziative necessarie per controbatterle, per ottenere che vengano impedite, per suscitare le reazioni che dovrebbero provenire proprio dagli organi dello Stato e dagli Enti locali.
Tutto questo è un “calcolo politico”, come sembra sostenere l’articolo? Non è così, anche se è ovvio che bisogna dotarsi, contro un fenomeno grave e pericoloso, di una qualche strategia. Non la intravvedo, questa strategia, nell’articolo, anche se presentata con una certa enfasi, ma in realtà limitata ai cortei, che talora sono utili, se richiamano l’attenzione e coinvolgono i distratti, ma sono semplicemente rischiosi se conducono ad uno scontro, quanto meno privo di effetti positivi. Che sia meglio unire le forze, non è dubitabile, ma bisogna farlo con un minimo di umiltà e di vera disponibilità, senza essere convinti di essere gli unici detentori della verità. Ci si chiede di “battere un colpo”; ma su che cosa, se siamo già in campo da sempre e continuiamo, doverosamente e quotidianamente, ad interrogarci se quanto facciamo è sufficiente o possiamo e dobbiamo fare qualcosa di più efficace e come?
Io sono convinto che il problema principale stia in questo Stato, che non riesce a diventare antifascista, che non sente la memoria come un valore da coltivare, che non si pronuncia neppure di fronte ai fenomeni più gravi e appariscenti. Sono convinto che se il Ministero degli Interni desse direttive precise e conformi alle linee ed ai valori della Costituzione, se i rappresentanti periferici dello Stato si adeguassero, se tutti i Sindaci facessero capire con chiarezza che nel territorio che amministrano, i fascisti e i nazisti, comunque si chiamino, non sono graditi, qualcosa comincerebbe a cambiare. E sono convinto che bisogna superare quel muro di indifferenza e disimpegno che caratterizza tanta parte degli italiani. Se su questo si è disposti a svolgere un’azione comune, noi siamo già in campo e non abbiamo alcun bisogno di inventare nuovi organismi, mentre sentiamo forte l’esigenza di un antifascismo diffuso.

Non a caso in molte città esistono da tempo “Comitati antifascisti”, nei quali c’è sempre l’ANPI, che cercano di realizzare il coordinamento di azioni e unità di intenti; soprattutto c’è l’ANPI, che ha aperto dal 2006 agli “antifascisti” e ne ha tratto enorme vantaggio, non per i numeri ma per la crescita delle idee, dei confronti, delle proposte, delle iniziative. Se abbiamo ancora bisogno di “crescere”, come sostiene l’articolo, ci si dia un contributo di idee e di proposte, ma non si pretenda di risolvere il problema contrastando proprio la forza più determinata e forte che è impegnata, su questo terreno, praticamente dalla Liberazione.
Non c’è da inventare nulla di nuovo; abbiamo suggerito di prendere sempre le iniziative più “tempestive”, di organizzare presìdi quando occorre e di fare manifestazioni quando sono idonee non solo a richiamare l’attenzione, ma anche ad allargare il fronte antifascista, anziché rinchiuderlo in un recinto. Abbiamo anche fornito gli strumenti per investire l’Autorità giudiziaria dell’esigenza di far applicare le leggi che ci sono, checché se ne pensi; stiamo organizzando un incontro di riflessione per capire meglio che cosa attrae i giovani e che cosa può suscitare in loro positivi ed efficaci entusiasmi, nel solco della Costituzione. Possiamo sbagliare, possiamo avere incertezze e dubbi sulle iniziative da intraprendere, ma cerchiamo di fare sempre meglio e di più, senza avventure. Se esiste un problema dei giovani (che dobbiamo cercare di capire noi, prima di ogni altra cosa), bisogna affrontarlo con serietà e approfondimento, nello sforzo di individuare una strada, suscitare interessi, proporre precise scelte di campo, rendendoci conto che anche fra loro ci sono differenze, modi di vedere ed agire diversi; e soprattutto che nessuno ne può rivendicare il monopolio. Nelle loro mani sta il futuro del Paese: sono loro che dovranno combattere le battaglie necessarie per preservare la democrazia da ogni pericolo; anche loro, però, dovranno fare le loro riflessioni e mettere in campo ricerche di identità e di prospettive.

Noi possiamo confrontarci, anche richiamandoci alle nostre esperienze, per quel che valgono e fornire qualche spunto di riflessione, però con l’umiltà di chi ha sperimentato in concreto il valore e il significato delle “scelte” e non pretende che vengano adottate come modello, ma al più siano oggetto di conoscenza e di riflessione. Siamo di fronte a fenomeni che sembravano inimmaginabili, in una Europa che ha vissuto gli orrori della dittatura, della persecuzione dei “diversi”, della barbarie più disumana. Tutto questo non è bastato a vaccinarci, tutti, contro il pericolo di ritorni al passato, anche se in forme diverse.
Dobbiamo, dunque, fare di più e meglio, dobbiamo capire come e perché nascono certi movimenti e perché suscitano attenzione anche da parte dei giovani; e dobbiamo cercare di combatterli in forme unitarie, ma capaci di ampliare il consenso. Lo facciamo, tutto questo, senza iattanza, ma con convinzione e fermezza e con la ricerca continua di andare oltre gli schemi che già conosciamo, soprattutto per creare, nel Paese, un vero “clima “ antifascista. Siamo pronti, come indica il documento politico del convegno di Torino, ad essere la “casa degli antifascisti” se sono disponibili anche al confronto e se considerano con attenzione tutto ciò che, talora faticosamente e magari qualche volta sbagliando, cerchiamo di fare. Non c’è bisogno, dunque, di case “nuove”, perché una l’abbiamo già e da molto tempo ed è una casa aperta per tutti coloro che vogliono, sinceramente e lealmente, perseguire l’obiettivo di un Paese più intimamente e profondamente antifascista e caratterizzato da una più solida democrazia.
Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

Sospendere la legge che assegna medaglie a chi non le merita

2 aprile 2015

Avviare un'indagine a quelle assegnate al fascista Mori e ad altri 300

Sospendere l'applicazione della legge 92/2004 (quella che ha istituito la Giornata del ricordo) e naturalmente revocare la medaglia concessa all'ufficiale fascista Paride Mori. E' quanto chiede la segreteria nazionale dell'Anpi in un documento approvato oggi 2 aprile.
Il documento della Segreteria nazionale dell'Anpi.
La Segreteria Nazionale dell’ANPI, richiamandosi alle recenti dichiarazioni del presidente nazionale, Carlo Smuraglia (Newsletter ANPI n. 155 e 156), ritiene che rispetto al caso della medaglia al repubblichino Paride Mori – oltre che delle altre 300, a quanto si legge sulla stampa,  concesse nel corso degli ultimi anni – ci si trovi di fronte ad una applicazione della legge 92/2004 in netto contrasto con valori, princìpi e norme della Costituzione. 
Stante la gravità e inammissibilità di quanto accaduto, si chiede con forza alla presidenza del Consiglio di sospendere temporaneamente l’applicazione della legge suddetta e di dar luogo ad una indagine accurata, non solo sulla medaglia concessa di recente a Paride Mori (per la quale esistono già, comunque, elementi più che sufficienti per imporne la revoca), ma anche a quelle concesse negli anni precedenti a persone ritenute meritevoli del riconoscimento previsto dalla legge citata e che, invece, risulterebbero assolutamente in contrasto con le norme  e lo spirito della legge e della Costituzione. In ogni caso, nessun riconoscimento – né per questa legge né per altre – può essere attribuito a chi militò per la Repubblica Sociale Italiana, in nome di una  presunta pacificazione. Non c’è nulla da “pacificare”; c’è solo da rispettare la storia e la Costituzione, nata dalla Resistenza.
L’ANPI svolgerà ogni azione necessaria per ottenere i risultati più sopra indicati, in nome della verità e della giustizia; considerandosi fin d’ora mobilitata, in tutti i suoi organismi, per la difesa di princìpi e valori assolutamente imprescindibili. 

FONTE: A.N.P.I. NAZIONALE
ECCIDIO DI MASONE
71° ANNIVERSARIO 
SABATO 11 APRILE 2015

9,30 - Raduno dei partecipanti presso Villa Bagnara

10,00 - Corteo e deposizione corone presso il cippo dei 13 Martiri

10,30 - Deposizione corone al Sacrario del Romitorio
Santa Messa officiata da Don M. Benzi nell'Abbazia del Romitorio

11,15 - Breve allocuzione di Enrico Piccardo Sindaco di Masone
e orazione ufficiale di Massimo Bisca Presidente provinciale A.N.P.I.

Sulla “Coalizione sociale” di Landini piena attenzione dell'Anpi ma non adesione

25 marzo 2015
Il Comitato nazionale ANPI che si è riunito il 24 marzo a Roma ha discusso anche della “Coalizione sociale” e della manifestazione FIOM del 28 marzo.
L'esame è stato ampio e approfondito ed è terminato con l’approvazione, all’unanimità, delle conclusioni del presidente nazionale Smuraglia.
Da quelle conclusioni sarà estratto un documento, già definito nelle sue linee generali.
Eccone una sommaria sintesi.
Si ribadisce l’impegno e l’attenzione dell’ANPI su alcuni temi di fondo: la necessità di una rigenerazione della politica; l’esigenza di attuare la Costituzione, nei suoi princìpi, nei suoi valori e nelle sue norme specifiche, in tema di lavoro (sottolineando che il problema non è quello di mutare le regole, ma quello di creare occupazione “dignitosa” e di venire incontro alle necessità di tante famiglie ridotte sull’orlo della povertà); l’esigenza di collocare fra le priorità non solo il diritto allo studio, ma anche la scuola, come preparazione alla cittadinanza attiva; il sostegno e l’appoggio all’effettività di tutti i diritti, da quelli tradizionali, civili e politici, a quelli sociali ed a quelli universali e umani; l’affermazione della legalità, non solo come rispetto della Costituzione e delle leggi (art. 54 della Costituzione), ma anche come rispetto delle regole della civiltà, della convivenza civile, della solidarietà; l’attuazione piena dell’art.53 della Costituzione, che prevede il concorso di tutti alla spesa pubblica, proporzionalmente al proprio reddito; il rafforzamento della rappresentanza, in modo da consentire il pieno esercizio della sovranità popolare.
Tutto questo sta nel DNA dell’ANPI e ne costituisce, con la memoria attiva, l’impegno e l’obiettivo fondamentale.
Essenziale, però, è anche l’autonomia, intesa come condizione fondamentale e imprescindibile per esercitare quella “coscienza critica” che è indicata dal documento politico del Congresso come una delle funzioni principali dell’Associazione. Un’autonomia che non significa isolamento, ma anzi implica confronto e interlocuzione con tutti i protagonisti della vita politica e sociale; nonché attenzione e rispetto nei confronti di quanti, singoli o associazioni, si ispirano a valori condivisibili e presi dall’ANPI a base della propria azione.
In questo contesto, è chiaro che l’ANPI non può aderire a progetti politici e/o sindacali, che investano anche organizzativamente l’insieme dei problemi che affliggono la società contemporanea, soprattutto in un Paese tormentato come il nostro. Piena attenzione, dunque, rispetto a chi cerca di smuovere la morta gora della politica del nostro Paese, di restituire ai cittadini la volontà di partecipare alla vita consociata, nonché a chi si propone obiettivi in buona parte condivisibili in quanto affini a quelli tipici, come si è detto, del DNA dell’ANPI.
Dall’iniziativa in corso, l’ANPI deve trarre spunto non per integrarsi in un complesso di associazioni o di persone, ma per innovarsi, per ampliare ed irrobustire le proprie azioni in tutti i campi, per affrontare meglio il presente ed il futuro. Questo vale, in modo particolare, per il tema dell’antifascismo sul quale c’è ancora molto da approfondire e da agire, contro il diffondersi di pratiche ed iniziative che si richiamano, comunque, ad un passato che non può e non deve tornare mai più.
Bisogna, soprattutto, agire nei confronti dello Stato e delle istituzioni, perché adempiano al loro dovere di rappresentare, sostenere e diffondere i princìpi e i valori dell’antifascismo e della democrazia, come rappresentati nella Carta costituzionale. Su questo piano, non c’è bisogno di altre formazioni o di inventare nulla di nuovo: l’ANPI è già in campo, da sempre, al vertice e in periferia. Si può cogliere l’auspicio di irrobustire ancora questa azione e di non farlo da soli; ma restando nel solco di ciò che ci indicano il nostro passato, la nostra tradizione ed il nostro Statuto. Quanto alla manifestazione del 28 marzo, che sembra avere un carattere sindacale, ma inteso in senso espansivo, l’ANPI condivide molti degli obiettivi e li sostiene, ma - come ha sempre fatto nel passato - conserva, ancora una volta, la propria autonomia, pur esprimendo la massima solidarietà ed augurando successo alla manifestazione.
Il Comitato nazionale ha condiviso questa impostazione ed ha convenuto sul fatto che essa costituisce la linea e l’orientamento dell’Associazione; va, peraltro, ricordato che il documento politico del congresso ha spiegato che “le questioni cosiddette di orientamento” sono decisive per un lineare svolgimento della vita associativa, per salvaguardare l’identità dell’ANPI e delle sue politiche e perché ci sia, sempre e ovunque, dell’Associazione la giusta percezione da parte dell’opinione pubblica.
Questi princìpi ed il “senso di appartenenza” devono contraddistinguere un’Associazione come la nostra, indicando facilmente le regole di comportamento, suggerendo di non discostarsi dalla “linea”, non per il timore di ipotetici provvedimenti, ma per coerenza con la volontà espressa al momento dell’adesione ad una Associazione che ha tradizioni forti e valori importanti, ma anche uno Statuto ed un Regolamento, dai quali non è possibile prescindere.
FONTE: A.N.P.I. NAZIONALE
71° ANNIVERSARIO 
DELL'ECCIDIO DELLA BENEDICTA

29 MARZO 2015

ORE 9,30 CONCENTRAMENTO PRESSO IL SACRARIO
DEPOSIZIONE CORONE
E CORTEO DAL SACRARIO AL CORTILE DELLA BENEDICTA
S.MESSA CELEBRATA DAL SAC. GIAMPIERO ARMANO

saluti:



ANDREA FOCO - Pres. dell' Ass. Memoria della Benedicta
PASQUALE CINEFRA - A.N.P.I. Provinciali di Alessandria  e Genova
STEFANO PERSANO - Sindaco di Bosio
MARIA RITA ROSSA - Sindaco di Alessandria

orazione ufficiale
PIERO FOSSATI
gia' Commissario straordinario della Provincia di Genova


Chi ha deciso di dare una medaglia a un ufficiale fascista?

16 marzo 2015
Nel 70° della liberazione, a Montecitorio, viene consegnata una medaglia a ricordo di un ufficiale fascista della Repubblica di Salò? Sembra incredibile ma è proprio così. Chi ha deciso di concedere il riconoscimento alla memoria di Paride Mori, del battaglione "Benito Mussolini" che combattè a finco delle SS naziste?
E con quali criteri? Domande inquietanti che pretendono risposte certe e rapide. Esigenza di cui si fa interprete Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell'Anpi:

"Ho appreso dalla stampa la notizia della consegna di una medaglia, in una sala della Camera dei deputati, dove si trovavano anche il Presidente della Repubblica e la Presidente della Camera, ad un fascista della Repubblica di Salò. La notizia appariva così incredibile (e grave) che sono stato lieto di apprendere, da una dichiarazione emanata dalla Presidenza della Camera, che la Presidente Boldrini non aveva dato alcun premio, né aveva in alcun modo concorso ad individuare il nome del “premiato” tra quelli meritevoli di onorificenza (sono parole pressoché testuali del comunicato della Presidenza della Camera). Altrettanto credo sia accaduto per il Presidente Mattarella, ma non è possibile anticipare nulla al riguardo, finché non ci sarà qualche comunicazione da parte del Quirinale".
"Di certo - commenta Smuraglia - un’onorificenza è stata consegnata dal Sottosegretario Delrio e dunque a nome della Presidenza del Consiglio. Anche il Sottosegretario ignorava tutto? Sembrerebbe impossibile; comunque, chi ha proposto e deciso quella onorificenza proprio nell’anno del 70° anniversario della Resistenza? A quali criteri ha obbedito la speciale Commissione che valuta per la Presidenza del Consiglio le onorificenze? È veramente difficile accontentarsi della prospettazione di un “errore”, a fronte di situazioni che imporrebbero una vera sensibilità democratica. Pensiamo che su questo debba essere fatta chiarezza assoluta ed al più presto. Altrimenti dovremmo pensare che la Presidenza del Consiglio, che si propone di celebrare il 25 aprile e il 70° è disponibile, al tempo stesso, a riconoscere “i meriti” di chi militò dalla parte della dittatura, del fascismo, della persecuzione degli ebrei, degli antifascisti e dei “diversi”. Davvero, tutto questo appare inconcepibile; l’ANPI attende, comunque, chiarimenti precisi e definitivi e, soprattutto, che ognuno si assuma le responsabilità che gli competono. Dopo di che, prenderemo – a ragion veduta – le nostre posizioni di antifascisti e di combattenti per la libertà, che non conoscono né tentennamenti né ambiguità, ma si riconoscono nella vera storia del nostro Paese e nella Costituzione che lo regola e pretendono che altrettanto facciano le istituzioni.
FONTE: A.N.P.I. NAZIONALE

Commemorazione 

ECCIDIO DI CRAVASCO (Ge) 





Domenica 22 Marzo 2015
Ore 9,15 - raduno dei partecipanti presso 
la piazza della Chiesa
Ore 9,30 - S. Messa in suffragio
Ore 10,15 - Deposizione corone e orazione ufficiale di
PAOLA GUIDI
Sindaco di Campomorone


“Le donne nella Resistenza”

Savona / 7 marzo 2015
Nel 70° anniversario della Liberazione e in occasione dell’8 marzo, giornata internazionale della donna
L'ANPI provinciale e il Comitato territoriale ARCI di Savona invitano
SABATO 7 MARZO 2015
S.M.S. “F.Leginese” (Milleluci)
“Le donne nella Resistenza”
Programma:
Ore 17,15 - presentazione del libro:
“Ci chiamavano libertà. Partigiane e resistenti in Liguria 1943-1945”
Autrice, la giornalista di “Repubblica” Donatella ALFONSO, che sarà presente all’evento
La Resistenza attraversa le vite di migliaia e migliaia di donne, ragazze e bambine, nell’Italia occupata, tra l’8 settembre del ’43 e la Liberazione.
Fra le altre, sono raccontate le storie delle partigiane: Mariuccia FAVA “Asta” e Rosalda PANIGO “Pina”
Ore 18,30 - spettacolo teatrale
"Diario di una donna"
dal diario di Nonna Giuseppina e tratto dal monologo teatrale “Calafrica”
di e con Manuela VALENTI
Diario di una donna è la narrazione di una donna realmente vissuta negli anni dell’occupazione fascista in Italia. Nonna Peppina lascia traccia di sé e della sua numerosa famiglia in un diario che ne racconta le gesta e le avversità in tutta la semplicità di una donna del Sud migrata a Genova.
Ore 20,00 - cena (per info e prenotazioni 019/862191)
FONTE: A.N.P.I. NAZIONALE

Ricordando Onorina Brambilla

Milano / 6 marzo 2015
“Le donne nella Resistenza sono ovunque. Ricoprono tutti i ruoli. Sono staffette, portaordini, infermiere, medichesse, vivandiere, sarte. Diffondono la stampa clandestina. Trasportano cartucce ed esplosivi nella borsa della spesa. Sono le animatrici degli scioperi nelle fabbriche. Hanno cura dei morti. Compongono i loro poveri corpi e li preparano alla sepoltura. Un certo numero di donne imbraccia le armi. […] Tuttavia le donne non hanno ottenuto quei riconoscimenti che meritavano”.
La Sezione ANPI di Inveruno "Martino Barni" in collaborazione con il Comune di Inveruno
in occasione della Festa della Donna
invita a ricordare la figura di
Onorina Brambilla Pesce
Venerdì 6 marzo 2015 - ore 21,00
Sala Virga - Biblioteca di Inveruno
ROBERTO FARINA, con il contributo del Prof. PIETRO PITTINI
racconterà la vita di Onorina Brambilla, compagna dell'indimenticato Comandante Partigiano Giovanni Pesce "Visone", e rievocherà le memorie di una donna e di una partigiana: dall'arresto a Milano, alle torture nel campo si Bolzano.
Il cantautore ANDREA SIGONA regalerà vibranti suggestioni alla serara.