Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224

Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224
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BOETTO PIETRO
Vigone (Torino) 19/5/1871

Cardinale Pietro Boetto
Vescovo di Genova, il 25 aprile 1945 ospita nella sua residenza privata di Villa Migone, nel quartiere di San Fruttuoso, la delegazione tedesca e quella partiginana, ivi convenute per la firme dell'atto di resa da parte del generale Günter Meinhold. Boetto nel marzo 1938 viene viene chiamato a reggere la diocesi di Genova, vacante per la morte del cardinale Carlo Dalmazio Minoretti. Formalmente deferente nei confronti del regime fascista, non esita a ribadire la propria incompatibilità a livello dirigenziale tra iscrizione all'Azione cattolica e militanza nel Pnf e ad intervenire a difesa dell'autonomia delle Società operaie cattoliche. Accolta con un significativo silenzio l'entrata in guerra dell'Italia il 10 giugno 1940, durante il conflitto la chiesa genovese non si limita all'assistenza umanitaria a favore della popolazione colpita, e adoperandosi invece nell'aiuto concreto agli ebrei e agli oppositori del fascismo: note sono la collaborazione con la Delasem per favorire l'espatrio in Svizzera degli ebrei perseguitati e il loro luogo di ricovero in luoghi sicuri (il seminario e altri istituti religiosi), i passi, compiuti dallo stesso Boetto, per la liberazione del rabbino di Riccardo pacifici, la presenza di cappellani militari nelle formazioni partigiane e la partecipazione del vescovo ausiliare Giuseppe Siri a riunioni clandestine. Postasi come istituzione super partes volta esclusivamente al bene comune e alla salvaguardia della vita umana, la Chiesa di Boetto si propone quale intermediario tra le due parti in lotta, spingendo per una soluzione negoziata che potesse risparmiare ulteriore lutti e distruzioni alla comunità genovese e, al tempo stesso, scongiurare la temuta egemonia delle sinistre sulla realtà politica cittadina. Documentati sono vari incontri intercorsi, nella fase finale del conflitto, tra Boetto e il comandante delle SS Sigfried Engel, il viceconsole tedesco Alfred Schmid, il federale di Genova Luigi Sangermano. La sua testimonianza sugli eventi che portarono alla Liberazione di Genova è contenuta in Ne pereant , uscito sulla Rivista diocesana nei mesi successivi alla fine della guerra, articolo foriero di polemiche per lo scerso rilievo attribuito al ruolo della Resistenza, citata quasi di sfuggita. L'8 dicembre 1945, a pochi mesi dalla morte Boetto ha ricevuto dal consiglio comunale di Genova il titolo di defensor civitatis.

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