Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224

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Vittime dell'agguato partigiano? Macchè, erano morti da mille anni

San Giovanni Persiceto

Nessun eccidio di fascisti: l’analisi al carbonio fa luce sul giallo

di Alessandro Belardetti

I resti sottoposti all’analisi del radiocarbonio (foto Belardetti)
 
I resti sottoposti all’analisi del radiocarbonio (foto Belardetti)

San Giovanni Persiceto (Bologna), 7 settembre 2012 - LA SECONDA guerra mondiale ha lasciato molti strascichi, ma il tempo, e soprattutto la scienza, possono gettare una luce su misteri che coinvolgono ancor oggi intere popolazioni. Come il caso mai risolto dei 34 scheletri trovati nel 1962, sotterrati nel campo della famiglia Maestrello a San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna.
QUELLI erano anni ancora tesi per le ferite del conflitto. Il ritrovamento delle ossa, fra cui resti di bambini, donne e adulti, divenne subito un caso. E non solo in ambito locale, ma anche a livello istituzionale, politico ed ecclesiastico. Mentre partivano le indagini degli inquirenti contro ignoti e prendeva piede l’ipotesi di un agguato partigiano a persone legate ad ambienti fascisti, il parroco del paese, monsignor Guido Franzoni, celebrò i funerali in forma solenne davanti a una bara vuota per i ‘34 sconosciuti’.
LE OSSA vennero sepolte in una cripta nel cimitero del paese, dove ancora oggi un’anziana signora si reca ogni giorno per deporre fiori sulla tomba in cui, dice, si trova suo suocero. In molti cominciarono a prendere in considerazione l’idea che gli scheletri potessero appartenere alle vittime della strage, per mano dei partigiani, della ‘corriera fantasma’, un pulmino con a bordo militari della Rsi partito nel 1945 da Brescia e ritrovato anni dopo nelle campagne modenesi. Le indagini sui ‘34 scheletri’ vennero archiviate nel 1965 «per essere rimasti ignoti gli autori dei reati».
A DISTANZA di mezzo secolo, Carlo D’Adamo e William Pedrini dell’Anpi di Persiceto, assieme al Comune, hanno ottenuto il permesso di riesumare le ossa per farle analizzare con il metodo del radiocarbonio. I primi esiti degli esami scientifici (l’ufficialità verrà dall’amministrazione comunale nei prossimi giorni) hanno determinato che le ossa risalgono all’Alto Medioevo, a un periodo che va dalla fine dell’800 all’inizio del 1100 dopo Cristo. «Fin da quando inziammo a occuparci della vicenda — racconta D’Adamo — riscontrammo una grave anomalia nell’inchiesta. L’ordinata disposizione degli scheletri in due file parallele, con la testa verso est, la distanza di circa un metro e mezzo tra ogni corpo e altri indizi portavano a concludere che poteva trattarsi di un vecchio cimitero. Siamo di fronte a fatti di rilevanza archeologica, non a un crimine».
 
FONTE IL RESTO DEL CARLINO
 

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